7.8.14

(Replica) E fu così che andammo a vivere ad Ambilly - Cronaca di un trasloco durante gli Europei 2008

5.12.2010
Tanti pensano che quando ti sposi la vita cambia, io ho sempre avuto la sensazione che sarebbe tutto stato
uguale a prima tra me e P.  Credo di avere ragione, la nostra  prima settimana di matrimonio è stata  la degna prosecuzione di tre anni di relazione basata su tanto amore e tanti, tantissimi chilometri.
Domenica 22 Giugno 2008 (ovvero il giorno dopo il matrimonio)
Dopo aver ballato e zompato con l’abito bianco fino a rimanere senza guanti, senza scarpe, senza giarrettiera, senza fiori dell’acconciatura e senza trucco, sono crollata alle 4.30 del mattino. Quattro ore e mezzo dopo sentivo nel sonno i nostri amici e parenti che facevano colazione al piano di sotto, pensavo nel sonno che sarebbe stato carino scendere a salutarli, valutavo nel sonno che anzi sarebbe stata buona educazione scendere a salutarli, ascoltavo nel  sonno il mio sposo che russava con il ritmo di un trattore Ferguson ed infine nel sonno ho deciso di sacrificarmi per la buona reputazione della nostra nuova famiglia: sono scesa a salutare tutti da brava fresca sposina che fa finta di essere fresca come una rosa, pensando che tutto sommato avevo affrontato situazioni di relazioni sociali in stato post etilico peggiori.
Più tardi  mi è toccato il compito di destare il mio sposo che ha reagito all’evento con la grazia di un esercito attaccato alle spalle, dopodiché resosi conto della gravità dell’incombente problema (trasportare 9 familiari + noi due da Montescano a Milano con 1 macchina sola) ha iniziato il suo primo giorno da sposo fintamente fresco come una rosa facendo il tassista tra Montescano e la stazione di Pavia. Il miglior piano di emergenza che ha potuto concepire è stato: li portiamo a Pavia in auto a gruppi di 3, poi da lì in treno a Milano Centrale, da lì a piedi all’albergo e poi noi due torniamo in qua, se nel frattempo non ci siamo disciolti sotto il sole a 40°.
Intanto, io ho cominciato una delle mie attività tipiche: le valigie, off course.  
Dopo aver  pressurizzato tutto l’abito da sposa, velo e connessi nel trolley ovviamente bianco da sposa , ho compattato i vari regali ricevuti (ma perché prima tutti ti chiedono se hai la lista nozze e quando la fai la metà degli invitati ti regala quello che gli pare? Non lo sanno che è un attentato ergonomico alla povera sposa rifilargli il giorno dopo le nozze decine di pacchi da trasportare?) e  ho trafficato tutti i nostri items fino al piano terra, pensando che  tutto sommato avevo affrontato situazioni di sforzo fisico in stato post etilico peggiori.
Al settimo giro ( 180 km dopo quindi), io, P., i suoi genitori e tutto il nostro pacchettame ci siamo pigiati come quattro elefanti in una cinquecento e abbiamo raggiunto la Stazione di Pavia. Ormai erano quasi le tre, la temperatura era intorno ai 40 gradi, i due sposi erano già ormai tutto fuorché freschi.
Al ritorno a Pavia da Milano ci siamo ritrovati a casa dei miei, sudati mezzi e affamati come due scampati al deserto. Dopo cena abbiamo acceso Italia – Spagna, stesi dalla calura e dalla stanchezza. Ritrovarci di nuovo sul mio lettino, nel quale  abbiamo dormito in due negli ultimi 3 anni un sacco di volte può sembrare strano dopo essere sposati, ma a noi è sembrato finalmente il rientro alla normalità dopo questi ultimi giorni febbrili. 
La Spagna ha vinto ai rigori. Donadoni ha fatto tirare Di Natale e non Del Piero. Odio Donadoni.
Totale km 210 P.,  30 Valentina, + 60 km fatti in treno , Ore di Sonno 4.30
Lunedi 23
P. è tornato a   Montescano a ritirare i cartoni di vino avanzati dalla festa. Intanto, io ho cominciato una delle mie attività tipiche: le valigie, off course.  
Mi  inoltro nella vita matrimoniale  con 3 trolley, in ordine di grandezza crescente:  quello bianco pieno di oggetti delicati, quello blu pieno di libri e quello verde pieno di vestiti, considerando tutti i pacchi regalo riusciamo comunque ad entrare in due in auto per partire alla volta della nostra nuova casa in un ridente minuscolo paesello francese al confine con Ginevra.
Il viaggio scorre tra colline, montagne e castellozzi, ogni tanto ci fermiamo, la parola tired è stata ormai utilizzata in talmente tante svariate perifrasi che ci basta un cenno per ribadire il concetto: arriviamo finalmente a casa, circa 350 km dopo. Aveva ragione P., il palazzo è molto carino, in mezzo al verde, si vedono le montagne, le stelle, si sentono gli uccellini cantare e si avverte il profumo dei fiori, l’appartamento è spazioso e luminoso, ma la tappezzeria non si può vedere.  Nello stato di prostrazione fisica in cui siamo ci rassegniamo  già al pensiero che dopo lo sforzo immane che sarà fare il trasloco, dovremo comunque rivestire di nylon tutti i pavimenti, staccare la tappezzeria e  dare il bianco.
Totale km fatti in macchina 410 km P.,  350 Valentina, Ore di  Sonno 8 (Non male ma per recuperare le fatiche degli ultimi giorni ci vuole ben altro)

Martedi 24.
Accadde che, presi dalla febbre dell’organizzazione matrimoniale, del cercare un appartamento dove andare a vivere, dell’aspettare gli esiti dell’esame da avvocato, e in tutto ciò continuare entrambi a lavorare, io a Milano e lui a Bruxelles, non cercammo nessuna ditta per fare il trasloco.
Accadde che P. due settimane prima, mentre lavava a gettoni le sue cose nella città vicina, avesse incontrato tale Juan, studente lavoratore disoccupato spagnolo voglioso di parlare inglese e alla ricerca di lavoro.
Accadde che Juan martedì accettò di lavorare per noi due giorni, per 300 euro più i pasti, per aiutarci nel trasloco.
Accadde che dopo aver girato come cretini per 10 noleggiatori, riuscimmo a noleggiare un ducato e un ford transit da guidare a Bruxelles, dove caricare tutte le nostre cose, e riportarle nella nostra nuova casa.
Totale km fatti in macchina, circa 80 km, ore di Sonno 7 (Non male ma per recuperare le fatiche degli ultimi giorni ci vuole ben altro)
Mercoledi 25.
Ritrovo con Juan alle 7.30, partenza alle 8 dal noleggiatore, io prendo posto da passeggera del Ducato armata di cd, frigorifero portatile carico di acqua e magnum.
Juan fa qualche storia dicendo che aveva capito 400 euro e non 300 e la cosa mi puzza subito, ma ormai non possiamo fare diversamente. Comunque Juan accetta i 300 euro e si infila al suo posto di guida sul Transit. Partiamo.
50 km dopo Juan si ferma in autostrada sulla corsia d’emergenza a 10 km da una curva. Fa pipì. Io già lo odio, ma ormai non possiamo fare diversamente.
50  km dopo Juan fa le luci perché si vuole fermare (sistema ideato da P.per evitare che si fermi di nuovo in un punto a caso dell’autostrada) per fare pipì. Ripete la storia dei 400 euro ma capisce che non sarà il caso di ripeterla una terza volta.
200 km dopo (aver ignorato le luci di Juan 3 volte), ci fermiamo per mangiare, Juan approfitta per andare a far pipì al chiuso anche se ci spiega che la cosa gli è meno confortevole che farla in plein air.
250 km dopo (aver ignorato le luci di Juan 2 volte), ci fermiamo per fare diesel in Lussemburgo, Juan pianta lì il suo furgone alla pompa del distributore per andare a far pipì dietro la cassa del distributore, mentre io e P. tratteniamo la nostra e P. fa il pieno ad entrambi i furgon. Juan torna in tempo almeno per spostare il suo furgone sul piazzale e poi finalmente anche noi ci concediamo l’ingresso in bagno.
Ormai mancano meno di 250 km, l’idea è di tirare fino a casa in modo da cominciare con ancora la luce del pomeriggio  fare i pacchi delle cose della cucina (io) e svitare armadi e letto (i ragazzi)
A 40 km da Bruxelles, Juan ci sorpassa ed entra in un’area di servizio, provvede accanto ad un amico albero e noi non possiamo  far altro che aspettarlo.
Finalmente arriviamo a casa e da questo momento il nostro aiutante spagnolo non fa altro che lamentarsi che la vita è ingiusta, perché lui non ha studiato,perché lui non ha un lavoro, perché lui non ha un appartamento bello, tutto sottintendendo (poi sempre meno sottintendendo) che noi invece abbiamo studiato, abbiamo un lavoro ed un bell’appartamento perché siamo fortunati  e la vita è un’ingiustizia.
Durante la litania ispanica, io facevo  i pacchi della cucina e P. svitava  i vari pezzi ikea.  Juan intanto ci spiegava che lui  ora non riesce a lavorare perché vuole fare l’università di lingue da settembre e sa già che da settembre non potrà studiare se contemporaneamente avrà un lavoro, anche perché lui non vuole fare lavori manuali, lui vuole fare lavori developing, se non è developing che senso ha, e in generale la vita è un’ingiustizia e quelli come noi sono fortunati.
Sento il sangue che mi pulsa al cervello mentre io e P. sudiamo in silenzio e lavoriamo, mentre Juan pare essersi totalmente dimenticato che non è lì per farci un favore gratis: per questi due giorni guadagna quello che io guadagnavo un mese fa lavorando una settimana dal lunedi al venerdi svegliandomi alle 6 e tornando a casa 12 ore dopo, due terzi di quello che io guadagnavo  un anno e mezzo fa, lavorando dal lunedi al venerdi e tornando a casa alle 9.30 di sera con  10 minuti di pausa pranzo, il 300% in piu dello zero che guadagnavo due anni fa, lavorando dal lunedi al venerdi come praticante a Pavia. In più lui da disoccupato spagnolo pre-iscritto all’università di Grenoble prende 500 euro netti al mese di sussidio dallo stato francese, detratti dalle tasche di quelli che sono così fortunati da pagare le tasse.
Passiamo velocemente da Edoardo per una pizza al volo, il quale ci regala una bottiglia di  vino e Juan gli dice che lui è spagnolo, che la Spagna ha battuto l’Italia e che gli italiani sono tutti mafiosi, hahahha che ridere. Edoardo gli dice in siciliano che se lo rivede nel suo locale la pizza gliela avvelena, Juan non capisce ma ne se ne va meno baldanzoso.
Torniamo a casa.
A mezzanotte , finiti i pacchi, mi sono gettata sul materasso, cotta di sonno. P. mi ha raggiunto verso le quattro.
Km fatti 800, ore di sonno 5.30 per P., 9.30 per Valentina (ma mi sento uno schifo lo stesso).
Giovedi 26
Alle 9.30 tutti in piedi per la doccia e poi partire. Juan non ha mancato di farmi notare , mentre P.stava  facendo la doccia, che io a mezzanotte mi sono addormentata mentre loro hanno lavorato,  che io non ho fatto niente tutto il tempo. 
So che P. se lo avesse sentito lo avrebbe  ammazzato a mani nude ma poi sarei finita  a portargli le arance in prigione a Bruxelles e non avrei nemmeno più avuto un appartamento ammobiliato in cui stare tra una visita e l’altra al carcere.
Partiamo, decidiamo di fare 3 fermate, non una di più, non c’è pipì che tenga.
Sul ducato, P. mi dice che praticamente da mezzanotte alle quattro ha lavorato da solo con Juan che chiacchierava. Ha le occhiaie peste ma non vede l’ora di arrivare a casa.
Durante la pausa pranzo, intorno a Strasburgo,  Juan ordina  il doppio di noi per mangiare (tanto paghiamo noi), ripete a oltranza che la vita è un’ingiustizia, mugugna  che lo abbiamo pagato troppo poco per tutto il lavoro che ha fatto, si scaglia su P. perché beve redbull perché la redbull  è doping e poi su di me  perché gli italiani sono tutti mafiosi.
Ripartiamo. Quando ci dimentichiamo di Juan,  ci sentiamo stanchi ma felici di essere ancora una volta in viaggio durante una delle nostre imprese.
All’ultima fermata prevista Juan approfitta del momento in cui P. va a pagare per venirmi a dire (io non apro più la porta, calo solo il finestrino) che lui scaricherà solo un furgone perché poi va a vedersi la partita, io gli dico che deve parlare a P. perché i patti non sono questi.
La situazione non è buona.
Alle 9 meno 15 (orario inizio partita Spagna contro qualcun altro), arriviamo sotto casa.
Juan si accosta e dice a P. che è stanco, che ne ha le palle piene di noi e che scarica un solo furgone e che è lui che comanda. P. gli dice che è stato pagato per un lavoro (peraltro avevamo già deciso di dargli 50 euro in più alla fine come ringraziamento e doveva darci la ricevuta dell’ultimo pedaggio in modo da rimborsarglielo, altri 50 euro, quindi al momento Juan aveva 250 euro dei 300 previsti e se avesse terminato il lavoro se ne sarebbe trovati in tasca 350). Cerco di chiamare la polizia ma evidentemente il classico 113 qua non funziona, mi rispondono i pompieri, che mi dicono che la polizia è il 17.
Anche Juan chiama la polizia e si mette a guidare come un pazzo nel piazzale di fronte a casa, poi si ferma per raccontare ai vicini radunatisi per cotanto chiasso che noi gli avevamo promesso 450 euro, che non gli abbiamo dato un euro e che lo abbiamo fatto dormire solo 4 ore: i vicini subito prendono le difese del povero sfruttato.
Quando i 4 sbirri arrivano Juan ha chiuso il suo furgone lasciano luci e radio accese (la batteria poi non ci ha abbandonato, per fortuna, ma io ero preoccupata) , 2 sbirri lo prendono da parte e lui  comincia a inveire contro di noi inventando la storia del piccolo fiammiferaio spagnolo sfruttato dal polacco capitalista con moglie italo mafiosa.
Gli altri 2 sbirri si avvicinano a noi, P.l con una calma incredibile (fosse così quando mi spiega che non lavo bene le pentole) espone la situazione , noi vogliamo almeno documenti e chiavi del furgone noleggiato visto che è stato pagato e messo in garanzia con la carta di credito di P., tanto abbiamo capito che Juan il suo lavoro non lo finirà.
Juan sbraita che vuole i 50 euro di rimborso del pedaggio, P. rimanda che non glieli da visto che non  ha terminato il lavoro. I poliziotti capiscono che anche se lo spagnolo la canta meglio in francese di noi, la ragione è dalla nostra parte, i vicini si dividono per una risicata maggioranza a nostro favore.
 I 4 sbirri ormai accerchiano lo spagnolo,  chiedendo con pazienza le chiavi e i documenti, lo spagnolo fa resistenza e di colpo si ritrova steso sull’asfalto dal piccolino dei quattro, evidentemente lo sbirro ninja. Ci arrivano le chiavi e i documenti e ancora lo spagnolo, asfaltato, lancia la sua ultima litania: Valentina,tu che sei andata a dormire presto e ti stanchi subito, non vorrai mica passarti la serata a scaricarti i due furgoni, non potete farcela in due, datemi questi 50 euro di rimborso del pedaggio e ve ne scarico uno io.
A quel punto credo che tutta la mia rabbia sia esplosa, sono diventata verde e per le successive 4 ore ho avuto le forze dell’incredibile Hulk.
 Lo spagnolo se ne è andato con 250 euro in tasca, la partita ormai era  finita e lui non l’ha vista, i vicini sono spariti, il nostro proprietario è sceso per rassicurarci che lui ci crede brave persone, e io e P. ci siamo scaricati tutti e due i furgoni. Verso le due di notte gli sbirri sono ripassati per chiederci se Juan fosse tornato ad importunarci e ci hanno detto che era già stato espulso dalla Svizzera 3 volte e anche in Francia era segnalato per aggressione verbale a un paio di persone . P. non andrà mai più in una lavanderia a gettoni probabilmente per il resto dei suoi giorni.
Alle quattro abbiamo finito il nostro demenagement, probabilmente abbiamo tenuto svegli i vicini, ma visto che hanno pensato di mettersi dalla parte di Juan come prima impressione, ben gli sta.
La Spagna ha vinto anche la semifinale.
Km fatti 800, ore di sonno 5.
Venerdi 27
Alle 9  ci siamo alzati per portare i furgoni al noleggiatore, dopodiché la giornata  è passata modello ospizio: letto, frigo, frigo, letto,  come due koala fatti di eucalipto.
Km 45, ore di sonno svariate.
Sabato 28&Domenica 29. Ritorno alla vita.
Cominciamo a riprenderci, decidiamo che abbiamo tempo fino a fine luglio per sistemare la casa, prefissandoci per questo weekend solo 3 obiettivi:  rendere operativa al 100% cucina, far le lavatrici e rendere operativo al 100% il bagno.  Per il resto, possiamo continuare a dormire sul materasso per terra, non ci ha ucciso i primi 2 mesi che eravamo a Bruxelles e non avevamo soldi per comprarci il glorioso ASPELUND IKEA da 129 euro (che poi lo abbiamo comprato cannando di 20 cm la misura del materasso e da allora dormiamo cosi, con 20cm di doga intorno in più sul mio lato)
Mentre la lavatrice rumina in 6 rate una trentina di chili di vestiti zozzi, P. organizza il bagno e io rifinisco il management della cucina.
Con l’idea di dar un posto ai vestiti finalmente puliti, ci lanciamo a mettere gli armadi in camera e scopriamo che dopo averli portati in comodi pezzi da una tonnellata l’uno  prima dall’ikea al secondo piano senza ascensore del primo appartamento a Bruxelles, montanti e poi smontati per portarli dal secondo piano senza ascensore al furgone alla seconda casa a Bruxelles, montati e poi portati senza smontarli con il furgone dalla seconda casa di Bruxelles fino ad Ambilly, caricati per le scale alle due di notte l’altra sera, essi sono maledettissimamente troppo larghi per passare dal corridoio alle camere. Proviamo a smontarne uno ma il povero PAX da 100 euro (ripiani e porte incluse, praticamente l’armadio usa e getta) non regge lo svitatore e collassa.  Requiem per i nostri armadi, li trasportiamo mezzi smontati nelle camere, li rimettiamo insieme con varie viti e graffe in modo che si tengano assieme tra loro e il muro, alla faccia dell’autoportanza, e al prossimo trasloco li lasceremo lì.
Domenica sera nel baretto più vicino a casa ci ritroviamo in una ventina a guardare la finale degli Europei: ci sono francesi, rumeni, arabi e noi, e come sempre succede quando gioca la Germania, siamo tutti uniti e compatti contro.
La Spagna ha vinto gli Europei 2008, chissà se per una volta Juan penserà che la vita non è sempre un’ingiustizia.
Km 0, ore di sonno 10. P, dopo un anno di pranzi di lavoro, pesa di nuovo 80 kg :-D

6 comments:

  1. w i konzelli, abbasso juan, sfigatello scansafatiche!

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  2. ma che maledettissimo questo juan!

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  3. Valentina, non avevo ancora letto questo tuo post: è bellissimo, sembra un film. Ok, non dovrei gioire così tanto delle tue disavventure, ma tu le racconti così bene:)

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  4. Sto leggendo il tuo blog a ritroso. Queato post sembra una telenovela! Che disavventura con quel Juan!
    Anche noi abbiamo cannato le misure del letto e del materasso Ikea proprio in questi giorni... Anzi, ce le ha fatte cannare un impiegato Ikea, ma vaglielo a spiegare in turco... Comunque abbiamo preso un letto da 160 in una camera molto piccola, in cui sarebbe stato meglio, molto meglio quello da 140...

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  5. Riesci a far sorridere anche raccontando avventure rocambolesche, che renderebbero ansioso chiunque! Ciao ciao.

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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