5.12.10

ITA & ENG "What I am doing here?" "Che ci faccio qui?" (Bruce Chatwin, 1998)

La situazione economica per gli italiani della mia generazione non è rosea.

Siamo cresciuti con l'idea che studiando tanto e disponendoci a lavorare sodo, avremmo meritatamente guadagnato di che vivere. Non solo: convinti che mettendo a frutto i nostri talenti e le nostre capacità avremmo provato soddisfazione personale ed avremmo anche contribuito a migliorare, in piccolo o in grande, la società che ci circonda, il nostro Belpaese. E invece qualcosa di davvero grande dev'essere andato storto: oggi la maggioranza di noi si ritrova a dover scegliere tra il vivere in Italia (con uno stipendio ridicolo a fronte del carico di lavoro, spesso rimandando l'indipendenza economica dai genitori o la costruzione di una famiglia propria) e l'andare all'estero in cerca di fortuna, diventando un expat , un nuovo emigrato, con la laurea e il trolley e sempre connessi su skype, insostituibile mezzo moderno per mantenere virtualmente il contatto con le proprie radici.

Tra gli expat però ci sono anche quelli come me, che partono per permettere alla persona con cui condividono la vita di realizzare la propria carriera, perchè se in Italia lavorerebbero entrambi malpagati in mansioni spesso poco esaltanti, andando all'estero uno dei due ha sicuramente la grande chance di fare un bel lavoro e di guadagnare ben di più di due stipendi italiani per trentenni messi insieme. In questi casi, la matematica rende ovvio il vantaggio di espatriare, l'amore da il coraggio di farlo. Certo, anche quelli come me vogliono realizzarsi lavorativamente in terra straniera, ma il primo motivo per cui  siamo all'estero è, senza falsa modestia, la generosità verso il proprio amore: cosa ci faccio qui non è sempre chiaro, ma perché sono qui, si.


The economic perspective for my generation of Italians isn’t good.We grew up believing that by studying a lot and being ready to work hard, we would have rightly earned our living. Even more: we were believing that exploiting our talents and skill we would have got personal satisfaction and also make a contribution to improve, on a small or big scale, the society around us, our Belpaese. But something very big must have gone wrong: today the majority of us  ends up considering what to choose between living in Italy (with a ridiculous revenue compared to the amount of work, meaning to postpone the economic independence from parents and the creation of one’s own family) and go abroad in search of a chance, becoming an expat, a new emigrant, with the trolley suitcase and always logged on skype, irreplaceable modern tool to keep virtually in touch with one’s own roots.

Among the expats there are also those like me, that leave to allow the person they share their life with to make a career, because in Italy they would both work for little money, often in poorly exciting jobs, while going abroad one of the two has for sure the great chance of a cool job with earnings much higher than the two italian salaries for 30 years old people combined.
In these cases, maths makes obvius the advantage of espatriate, love gives the courage to do so.
Certainly also those like me seek for a professional fulfillment abroad, but the primal reason we are abroad, is, without fake modesty, the unselfishness toward one’s own love: isn’t always clear what I am doing here, but why I am here, yes it is.

2 comments:

  1. Ho visto adesso questo post che si chiama come il mio blog!!! :-)

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  2. benvenuta baby...oltre all'interrogativo, abbiamo anche in comune di essere del luglio 79 :-)

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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