7.4.11

ITA I Murazzi di Pechino

I palazzi pieni di banchi da mercato rappresentano il nuovo modo di commerciare cinese, in passato negozi e botteghe, ristoranti e case del te' erano disposti non in verticale ma lungo gli hutong, ovvero le stradine tra le file di siheyuan, le abitazioni – una volta – tipiche di Pechino: moduli infiniti di quattro casette a un piano disposte a quadrato, con un cortile nel mezzo. Le diverse stanze erano destinate ai vari membri della famiglia (nonni, genitori, bambini etc) o destinate alla cucina o salotto secondo i dettami di Confucio e l'esposizione al sole. L'attitudine della Repubblica Popolare verso cio' che rappresentava la cultura antica prima e i problemi di spazio dopo (come infilare 22 milioni di persone in una citta',) hanno fatto si che molti siheyuan sparissero sotto le ruspe a favore di palazzi di almeno dieci piani. Per fortuna, prima che tutti gli hutong fossero cancellati, e' cominciato il turismo internazionale e la rivalutazione delle tradizioni antiche: gli hutong rimasti sono diventati beni culturali protetti e ricordano a chi vi capita dentro che questa metropoli di grattacieli e' in Cina, non nel Dubai o negli Stati Uniti.


Sono uscita con la Dea nel Passeggino alla ricerca dei laghetti di Qianhai e Houhai, incastonati tra hutong e templi. Uscita dalla metropolitana, mi sono ritrovata in una strada trafficatissima e assai poco invitante: palazzoni residenziali e qualche negozio di paccottiglia qua e la'.

Pero' ho' imparato che Pechino nasconde le sue bellezze nel mezzo del brutto: dietro un portone di cemento armato che casca a pezzi si puo' nascondere un tempio. Cammino per un po' tra venditori ambulanti di pannocchie bollite e riparatori di biciclette e di colpo la stradona diventa una stradina su cui si affacciano negozi di cd, vinili, strumenti musicali, abbigliamento da rockettari o punk. Intorno a me ci sono solo piu' passanti sotto i vent'anni: si fotografano con la Dea, raggiante nei suoi miniocchiali da sole, mettendosi in posa con il gesto dei surfers, dicendomi your baby so cool, Idali so cool, In beijing with your baby so cool. Quando vedo dall'altra parte della strada un baretto che si chiama Cat's eyes con il disegnino annesso, spontaneamente sorrido e penso: Il Bar delle Occhi di gatto, so cool!

Nella mia cavalcata tra quindicenni so cool (la visione di Mtv China tutti i giorni a colazione merita un racconto a parte, ma posso anticipare che qua Avril Lavigne e' presa molto sul serio) arrivo finalmente all'ingresso degli Hutong che circondano il laghetto di Qianhai Mentre: investita da un'onda di fumo da cibo, mi dirigo barcollante alla sponda del laghetto, mentre uno sciame di riscio' mi circonda: guadagno rapidissima il marciapiedi ma una guardia mi dice a gesti che avendo il passeggino non posso starci: devo scendere sulla strada dove vanno i riscio', perche' ho le ruote. Va bene, tanto il lago ancorche' piacevole alla vista perche' dorato dal sole e pieno di piccole imbarcazioni e pedalo', puzza. Meglio stare sulla strada vicino al lato degli hutong e osservare l'arredamento delle case del te' (sommariamente distinte in tre tipi: arredamento tradizionale e musica cinese, arredamento stile buddha bar e musica delle compilations del buddha bar, arredamento occidentale e la discografia completa di richard clayderman) le merci colorate e a volte assurde delle botteghe (chi non ha bisogno di una pallina a pile che cambia colore mentre rimbalza con tre marce diverse di frequenze ritmiche sulla tua schiena, facendoti cosi un bel massaggio?), guardare le ragazze che portano sui capelli delle coroncine di fiori di pesco in plastica oppure delle miniorecchie da pecora tenute su da molllette, guardare le bambine che giocano con degli ombrelli di plastica fatti uguali a quelli che da piccola mi mettevano sulla coppa gelato, sorridere a tutti i passanti che scendono dal marciapiede e mi chiedono di fotografare la Dea con i miniocchiali da sole..

...finche' una guardia arriva e mi dice a gesti che sulla strada non posso starci perche' troppe persone si fermano a fotografare mia figlia e ostruiscono il traffico, quindi devo stare sul marciapiede. Nel frattempo la Dea inizia a piangere e dopo aver parcheggiato il passeggino tra un bidone della spazzatura e una magnolia in fiore, la tiro fuori per calmarla. Si, si e' calmata immediatamente, anzi si e' pure messa a ridere: al muro di gente armata di macchine fotografiche, macchine digitali e telefonini che si e' formato di fronte a noi. All'inizio e' stato divertente, dopo 5 minuti imbarazzante, dopo 10 non sapevo piu' come fare. A grande richiesta ho sollevato i mini occhiali e lo scroscio di flash si e' ripetuto. Tra tutti, due tizi, armati di canon cannoni mi hanno chiesto l'indirizzo mail per inviarmi le foto:guardandole si vede tutto il mio imbarazzo e l'allegra disinvoltura della Dea che ride gettando la testa all'indietro come una vera diva.

L'ultima serie di hutong e' tutta convertita in ristoranti e bar con affaccio sul lago: e' l'inizio ufficiale della stagione e mentre i ristoranti servono gia' i clienti seduti ai tavolini fuori, il personale dei bar sta pulendo e sistemando divanetti e lanterne all'esterno, da dentro provengono le note e le voci di musicisti che stanno provando...continuo a camminare in un fiume di gente, a girarmi a destra dove vedo tavolini affacciati sull'acqua un poco zozza e un poco fetusa, a sinistra dove intravedo i banconi dei bar all'interno..hey, ma e' come ai Murazzi del Po!

1 comment:

  1. Vale, come una degna globetrotter nostrana ti leggo in connessione internet dal treno Arenaways che mi porta a TO in placida comodità verso casa. E per sublimare la vicinanza con voi che siete nella bella Terra di Mezzo...ascolto il mio cantautore cinese preferito...scelto a caso in un negozio di musica proprio di fianco al Tempio del Paradiso Celeste. :) La Cina ti lascia un segno, una sensazione sulla pelle e una luminosità speciale negli occhi, non trovi? Conosco bene i negozietti punk e il cat's eye! che forte... un abbraccione!!!!

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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