20.4.11

ITA La Citta' Proibita

In un assolatissimo venerdi', ho messo la Dea nel Mei Tai e siamo andate alla Citta' Proibita, i cui muri si affacciano su Piazza Tienamen. Provando ad aprire le pagine di wikipedia relative alla storia della Piazza, sono tutte bloccate dal Great Firewall della censura, evidentemente per schermare i riferimenti alle proteste svoltesi in questa piazza e consegnate all'immaginario collettivo mondiale dalla foto del ragazzo di fronte al carro armato nel 1989. La piazza e' cosi' enorme e piatta, lineare, da incutere un certo timore. Sembra quasi di sentire le parate militari che si sono svolte sul suo pavimento.


Di fronte, il primo muro di cinta della Citta' Proibita, su cui e' posizionato il ritratto di Mao. Sotto il ritratto di Mao un cinese vestito da sampdoriano invita i turisti a scorrere all'interno. La Citta' Proibita mi appare come un sistema di scatole cinesi: un muro enorme rosso con in cima un padiglione, passi dal portone riccamente decorato, e davanti hai uno spiazzo enorme che ti conduce ad un altro muro enorme rosso con in cima un padiglione, passi dal portone riccamente decorato, tra il leone maschio e il leone femmina e się in nuovo spiazzo. Mano a mano si aggiungono padiglioni anche ai lati e ponticelli e gradini di pietra bianca, sembra di proseguire in una realta' architettonica ripetuta e concentrica, fino a perdere l'orientamento: la sensazione di astrazione dalla realta' che ne ricavo non e' allegra: i comuni cinesi non vi accedevano, ma gli aristocratici che ci vivevano non ne uscivano. Una sorta di labirinto prigione dorata in cui si potrebbe sparire, inghiottiti dalla ripetizione di tetti e muri e portoni tutti finemente istoriati quanto uguali o quasi. Il fatto che la maggioranza dei padiglioni sia vuota, poiche' moltissimi mobili sono andati distrutti durante la Rivoluzione Culturale, contribuisce alla sensazione di astrazione. Dopo aver visitato il Palazzo D'Estate, il Tempio del Paradiso, i padiglioni del parco Beihai, la Citta' Probita non mi stupisce se non per grandezza: forse anche i cinesi, quando visitano i nostri castelli, pensano: belli, si, ma tutti un po' uguali. Qualcuno che pero' di arte ne są piu' di me mi spiega che la ripetizione nell'arte cinese e' un canone di bellezza, allora forse non e' per mia insensibilita' estetica che tutto mi parę uguale, e' davvero tutto abbastanza uguale! Uscita dal lato opposto, mi sono inoltrata nel parco Jingshan. Salendo un bel po' di gradini si arriva ad un tempio di Buddha dal quale si ha una vista unica. Dall'alto il labirinto della Citta' Probitia appare immenso e completamente fuori luogo, circondato da grattacieli a perdita d'occhio, come se fosse stata messa li' ieri notte da degli extraterrestri. Cammino nella quiete del parco, tra i bulbi che sbocceranno tra qualche settimana e i pensionati che fanno stretching (nei parchi,dove ci sono i giochi di metallo per bambini, ci sono sempre delle macchine di metallo per fare esercizi fisici, delle vere e proprie palestre all'aperto a libero servizio dei nonni che badano i nipotini). L'atmosfera e' cosi' pacifica che mi fermo per servire il suo "pranzo al sacco" alla Dea. Poi la porta di un autobus turistico si apre e decine di cinesi scendono correndo verso di me armati di macchina fotografica e si mettono in posa vicino alla Dea nel Mei Tai, sorridente nonostante lo sporco di Tacchino, Mela e Crema di Mais.

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