26.7.12

(Replica) Ordinari paradossi e momenti di crisi nella vita da moglie expat

15.08.2011
(Ordinary paradoxes and critical moments in the life of the expat wife 
- english version below the italian one)


Si, ce lo ricordiamo tutte. Ma la mamma che ha preparato la valigia prima che il papa' partisse, che lavera' le cose al suo ritorno, e che nel frattempo mentre lo aspetta, si occupa dei figlioli e cola fusilli tutti  i giorni, non meritava anche lei uno spot?

Il 15 agosto nel cantone svizzero di Ginevra e' un giorno feriale lavorativo qualunque. Come il 26 dicembre.
Quindi oggi  il Senator e' in ufficio otto km dopo la frontiera,mentre io sono sola con la Viatrix nel chiusoperferie francese 200 metri dopo la frontiera. Considerato il deserto sociale e commerciale, andro' a far un giro con il passeggino in Svizzera, con la scusa di approvigionarmi di latte e yogurt, che di la' sono piu' buoni e meno cari che di qua, un po' come la benzina.
Prima di uscire pero', questa giornata pirandelliana mi offre l'umore per scrivere una di quelle elaborazioni mentali che lungo questi tre anni mi hanno portato a raggiungere il mio, vagamente stabile ma certamente felice, equilibrio interiore.
Nei paradossi della vita da expat si ripete sempre
una situazione di privilegio e restrizione: viaggiare mentre gli altri lavorano, essere a casa mentre gli altri viaggiano.
Fare vacanza mentre gli altri sono a casa, essere a casa mentre gli altri sono in vacanza.
Aver la possibilita' di conoscere tante persone di ogni parte del mondo, non aver la possibilita' di decidere al volo di prendere il caffe' con un'amica.
Imparare benissimo lingue diverse, non riuscire a tradurre certi giochi di parole.
Scoprire piatti nuovi e buonissimi,  dover aspettare di tornare a casa prima di poter assaggiare un po' di stracchino (prosciutto crudo, gorgonzola, tomini, dolcetto, favorita, arneis, montenegro, san simone e tutto quello che vi viene in mente di buono e lontanamente accessibile).

Questi sono i motivi per cui quando si torna a casa si fanno piani della giornata che stroncherebbero il Presidente degli Stati Uniti: appuntamenti per 4 cappuccini, 2 pranzi, 3 gelati e 4 spritz prima di cena e  almeno un dopocena, per riuscire a vedere mamma, babbo, eventuali fratelli e parenti  e quanti piu' amici  possibili.

Valigie di ritorno dove i buchi lasciati dai regali portati all'andata sono riempiti grazie a uno dei Santi Minori protettori degli expat: colui (o colei) che ha inventato il sottovuoto per alimenti. Perche' sbarrare la casella NO alla fatidica domanda: nel suo bagaglio vi sono generi alimentari?  nella sezione RESTRIZIONI ALLE IMPORTAZIONI della propria landing card, sapendo che nascosti tra calzini e magliette ci sono un salame di varzi, un pezzo di parmigiano reggiano, gorgonzola piccante e pecorino siciliano, non ha prezzo.

Sono  sempre stata costantemente consapevole dei motivi della mia scelta e se tornassi indietro rifarei altrettanto. Cio' non toglie che certi giorni mi sono sentita disperatamente sola,
sconnessa dal mio mondo di persone e luoghi e non radicata da nessun'altra parte.
Il problema e' che se ci si lamenta ad alta voce della solitudine di certi giorni da expat, sembra per forza di dover mettere in discussione la scelta di essere andate via: ci ho messo un po' a rendermi conto prima e a credere fermamente poi che il crollo da solitudine quotidiana capita a tutte le compagne, mogli e neomamme senza un'attivita' sociale fissa o professionale,  a chi sta all'estero come a chi sta nella citta' dove ha sempre abitato, le amiche vicino ma impegnate con il loro lavoro, la mamma o la suocera disponibile ad aiutare, persino la baby sitter.

Capita a tutte.
Non e' colpa dell'aver scelto di essere expat.
Non e' colpa dell'aver scelto di essere mogli.
Non e' colpa dell'aver scelto di essere madri.
Non e' colpa del non aver un lavoro.

Il mondo e' come un treno, non sempre si ferma dove lo si aspetta o all'ora in cui lo si aspetta, l'unica e' aver pazienza, pensare ai giorni belli per farsi compagnia nei giorni brutti, aver fiducia in quel Big Picture che non si riesce a vedere per intero dalla propria prospettiva.
Ricordandosi che non si e' l'unica tapina al mondo in attesa.

E se leggere queste parole sara' come una pacca sulla spalla virtuale anche solo ad una donna che nelle ultime 24 ore non ha parlato con anima viva se non via skype o per regolare il conto della spesa, allora ho fatto bene a scriverle e a non tenerle per me.

ENG Ordinary paradoxes and critical moments in the life of the expat wife 
(the video is about a very famous commercial of the 80s in Italy. The mom who packed the suitcase before the dad took his flight and that will clean all the clothes when he'll be back, that in the meantime will be waiting and missing him while taking care of the kids and cooking fusilli every single day, didnt made it to earn a commercial for herlsef.

Unlike in the rest of Europe, the 15 August in the Swiss canton of Geneva is a normal working weekday. It happens the same on December 26.So today, the Senator is in the office eight kilometers after the border, while I am alone with the Viatrix in the french closedforholidays land, 200 meters after the border. Given the social and commercial desert surrounding us, I'll go strolling the Viatrix in Switzerland, with the excuse of making a supply of milk and yogurt, as " they have it more good and cheaper than here", a bit like with the gasoline .Before leaving, however,  the wierdness of this day puts me in the mood to write down one of those mental processing that along these three years led me to reach an, almost stable but happy, inner balance.In the paradoxes of the expat life there is always a repeated situation of privilege and restriction: traveling while the others work, being at home while others travel.Making vacation while others are at home, being home while the others are on vacation.Having the chance to know so many people from all over the world, not having the chance to decide in a minute to share a coffee with a friend.Becoming fluent in foreign languages, still not being able to translate some word jokes.Discover new and delicious dishes, having to wait to get back home before you can taste a bit  of stracchino (prosciutto, gorgonzola, tomini, candy, favorite, Arneis, Montenegro, St. Simon and all that comes to mind is good and remotely accessible)
These are the reasons why, when you come back home for some days, you make plans that would undermine the U.S. President: appointments for 4 cappuccinos, 2 lunches, 3 ice creams, 4 spritzbefore dinner and at least one after dinner, so you could see Mom , dad, brothers and any relatives and as many friends as possible.



The holes in the suitcase left by the space of the gifts carried coming home, will be filled thanks to one of the minor saints protectors of  the expats: he (or she) who invented the vacuum bag for food.  Because to tick the NO box to the fateful question: do you carry any food in your  luggage? in the RESTRICTIONS ON IMPORTS section of your landing card, knowing that hidden  between socks and shirts there are one salami of Varzi, a big piece of Parmesan and some Gorgonzola cheese and spicy Sicilian Pecorino, is priceless.
I am always constantly aware of the reasons behind my choice of being an expat, and if I would could go back I would do the same. This consciousness does not prevent that some days in these years I felt desperately alone, disconnected from my world of people and places and not rooted anywhere else.The problem is that if  you complain loudly of the loneliness of some expat days, it seems necessarily  to question the choice  of being an expat: it took me a while to realize first and then firmly believe that a collapse into loneliness happens daily to all women that are partners, wives and mothers without an regular social or professional activity, to those who are abroad as well as to those who are in the town where they always lived, with their friends close but engaged with their work, mother or mother-in-law eager to help, even the babysitter.
It happens to all the women. 

It isn't to blame the choice of being expat.
 It isn't to blame the choice of being wives. 
It isn't to blame the choice of being mothers. 
It isn't to blame not having a job.
The world is like a train, it does not always stop where it is expected or the time at which you expect, and the only thing to do is to have patience, thinking about the good days while through bad days, keeping some trust in that Big picture that you can not see entirely from your perspective.Remembering that you are not the only wretched on hold
in the world

And if  reading these words will be like a virtual pat on the back even to just one woman who has not spoken to a soul unless through skype
  or  at the supermarket cashdesk in the last 24 hours, then I have done well to write them donw and not keep them for myself.

7 comments:

  1. e qui ti batto: shinji lavora a natale. tipo che solo in giappone.

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  2. This comment has been removed by a blog administrator.

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  3. I don't know why, but it's so sad to me... U are to far away, Vale....

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  4. There isn't to be sad, that's the way some days are, I am doing very fine in this period so I see with clearer eyes what happens during the bad days :-)

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  5. "E se leggere queste parole sara' come una pacca sulla spalla virtuale anche solo ad una donna che nelle ultime 24 ore non ha parlato con anima viva se non via skype o per regolare il conto della spesa"

    presente!

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  6. @tiziana, giorni cosi' ce ne sono. per fortuna poi ci sono anche tutti gli altri. Un abbraccio

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  7. Vale, these are brave words!!!
    http://www.youtube.com/watch?v=Vg1jyL3cr60

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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