31.10.11

ITA Essere o non essere (Italiani all'estero)

Il giro di valzer lo ha cominciato Zia Atena, a seguire PiperpennyMariantonietta e dai loro commenti sono risalita a Andima, Suibnhe e chissa' quanti altri post ci sono su questa eterna battaglia interna al cuore di chi e' stato, e', vorrebbe andare o andra' all'estero. Chi di loro ha ragione? Secondo me, tutti. Ognuno incarna una delle tante fasi attraverso le quali anche io sono passata o passero' riguardo al mio rapporto con la terra natia.
Le ultime ore, quelle di viaggio per tornare dall'Italia a casa, sono quelle che mi rendono triste: tutte le storie di ingiustizia, inefficienza, inettitudine raccolte nei giorni ascoltando i miei, le mie amiche, i conoscenti, gli estranei, iniziano a rotolare velocissime nel mio cervello mentre guardo fuori dal finestrino. E' cosi' che mi assale l'angoscia.
Ok, io non ci abito piu', ma le persone a cui tengo si.

Ok, a me non manca nulla, ma per costruire questa famiglia in modo che non ci mancasse nulla, ci siamo
spostati dove il lavoro del Senator provvede per piu' del doppio di quello che avremmo messo insieme io e lui lavorando come muli a Milano. Quante ore di vita mia a studiare e lavorare, quanti soldi dei miei per mantenermi, finiti in un bellissimo cv grazie al quale ho potuto scegliere se vivere piu' che modestamente a Milano oppure fare la casalinga espatriata alle porte dell'unico  paese che non fa parte dell'Unione Europea, il diritto su cui ero piu' preparata.
Quando ho fatto questa scelta, per un po' il dente avvelenato  ce l'ho avuto verso il mio paese, perche' se ci fosse stata un pochino, non tanta, meritocrazia , nel mio settore ed in quello del Senator, avremmo avuto la voglia di di provarci a restare. Ora, questa fase per me e' finita: sono contenta di dove sono e non contenta di dove non sono,  ho accettato che i miei studi  mi siano comunque serviti per sviluppare il cervello, indipendentemente dalla carriera non fatt. Qauando avro' finito di fare la mamma full time, mi inventero' una nuova professione, che probabilmente nulla avra' a che fare coi miei studi, ma andra' bene per me.
Tuttavia non riesco ad essere indifferente, anche se non ci abito piu'.
Mi fa rabbia sentire un'amica che deve mendicare un pap test in ambulatorio.
Mi fa rabbia sapere che qualcuno ha gia' vinto  il concorso senza averlo provato.
Mi fa rabbia essere stata testimone di decine di anni di lavoro di mio padre, per vedere la sua pensione mangiata da ogni manovra ogni anno da decine di anni.
E migliaia di altre cose.
Poi ci sono i momenti di catarsi, quelli per cui capisco di non riuscire ad essere indifferente perche' amo la mia eredita' italiana.
Il dilemma si presenta quando gli stranieri mi chiedono  perche' non abitiamo e  non abbiamo in programma di andare a vivere in Italia. Se mi metto a raccontargli che l'Italia e' una Repubblica fondata su un Ponzi Scheme faccio un torto ai miei genitori, agli amici e a tutte le persone oneste che ci vivono. Se gli dico che e' un posto meraviglioso per vivere, faccio un torto a me stessa, che ho messo tutte le mie fatiche in un cassetto per andare all'estero a far la moglie, la mamma e la casalinga in tre lingue.
E dopo aver scritto un po' di corsa queste cose, sono andata a rileggermi il testo dell"Inscription al Rockefeller Center.

13 comments:

  1. Capisco perfettamente il tuo punto di vista. Anch'io mi sono ritrovata a mio tempo a fare la stessa scelta e anch'io ho dovuto sacrificare tanto in termini di future prospettive lavorative. Purtroppo per tanti di noi la scelta è fra vivere in patria una vita di rancori e rimpianti (ad esempio per la famiglia che vorresti ma non riesci a farti) o essere eterni stranieri in un paese che non sentiremo mai nostro fino in fondo. Mi piace però illudermi che anche noi che siamo all'estero possiamo fare nel nostro piccolo qualcosa per il nostro paese, se non altro offrendo un'immagine pulita e non stereotipata di quello che sono gli italiani!

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  2. l'emozione più strana che ho vissuto leggendo il tuo post è stata di straordinaria vicinanza e concordanza delle esperienze... eppure io non ho lasciato l'Italia, anzi, vivo al sud che più al sud quasi non potrei, eppure la rabbia, il rancore, la sensazione che mi sia stato rubato qualcosa è simile, se non la stessa... ogni volta che si allunga la lista di chi ha vinto il concorso e ha un decimo del mio cervello ma, magari la "fortuna" di non avere una figlia a 300km di distanza dall'università e la voglia di crescerla in presenza e non a distanza...
    ... ho scelto, come voi, e ogni scelta ha in se delle motivazioni che gli altri, ma anche noi stessi, siamo a volte pronti a giudicare coraggiose ed in altri momenti ci sembrano invece vigliacche...
    ... ho iniziato a stare più in pace con me stessa quando ho iniziato ad accettare le mie scelte senza giudicarmi...

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  3. E' vero, il viaggio di ritorno è sempre un incubo... Perché lasciare gli affetti anche se per poco tempo fa sempre male, e poi in quelle ore si ha il tempo per fare un bilancio dell'esperienza appena trascorsa, che per noi è vacanza, ma per chi è rimasto in Italia è sempre la solita vita.

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  4. Mi e' piaciuta tanto la fine del tuo post. Sul "fare torti" a qualcuno parlandone male. Ad altri, parlandone bene. I dilemmi dell'espatriato.

    L'Italia vissuta da turista e' splendida. Il tempo si dilata, le inefficienze divengono avventure, ricordi "divertenti", parte integrante di un viaggio di scoperta.
    Non tornerei mai indietro pero'. Ho iniziato a lavorare all'universita' a 27 anni qui a Tokyo. Chissa' quando ce l'avrei fatta in Italia. Quanto tempo sprecato nel ricorrere persone, occasioni. E invece e' bellissimo non esser debitori a nessuno per il proprio successo. E' l'impegno, la fatica che porta risultati.
    Non tornerei mai a vivere in Italia. Anche perche' la mia vita ormai e' qui. Sono felice. Felice d'essere italiana ... a distanza.

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  5. Grazie per i vostri commenti, donzelle.
    Anche io sono felice della mia italianita' da espatriata, mi sono portata dietro quello che per me e' il meglio della nostra eredita' culturale, emotiva e creativa per costruire in un ambiente meno instabile

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  6. Ti capisco perfettamente, questi sentimenti ambivalenti credo siano normali e comuni a tantissimi expat. Io però malsopporto di esser finita in un paese in cui per le donne ci son ben poche opportunità, pochi servizi per la famiglia, tanto benessere, ma una qualità della vita che secondo me non è ottimale. SPesso mi sembra che la gente spenga il cervello in nome di una serenitÀ che è solo economica. MA questo è un altro discorso, molto legato alla Svizzera, e poco all'italia, o all'espatrio in generale.. Io passo dei periodi in cui soffro tantissimo, soffro perchè ci credo nel cambiamento e mi fa rabbia veder l'italia e le sue potenzialità ridotte così, mi fa rabbia la disillusione, le ingiustizie, le fuberie e tanto altro, ma onestamente una intera vita qui, così non la vedo. Ripeto, forse sarebbe diverso se fossi in Francia, in Germania, in un paese qualunque dell'unione europea...Non so son stata molto confusa...

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  7. Vale, ti capisco, perche' la Svizzera e' un microcosmo stranissimo, sintetizzato da te benissimo con il concetto di "serenita' economica in assenza di pensiero critico". Per quanto la dimensione del micropaesello francese alle porte di Ginevra in cui abito offra poco, quel che di piacevole c'e' nella mia vita quotidiana l'ho trovato qua, non a Ginevra.

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  9. Finalmente riesco a commentare.
    Da quello che scrivi mi sembra di capire che tu non provi il mio disagio nell'essere all'estero.
    Io in Germania ho provato per la prima volta la gioia immensa di fare il lavoro che ho sognato da quando avevo dieci, per il quale ho lottato e ho combattuto e non ho assolutamente finito di farlo.
    In Germania ho capito che un sogno realizzato in solitudine è meno di un sogno non realizzato.
    Mi sento solo ed emarginata, discriminata.
    E piuttosto che passare la vita a lamentarmi del posto in cui vivo e nel quale neanche ci sono nata, preferisco passare la vita a lamentarmi di un posto in cui son nata, in cui ho voglia di lottare per me e per le persone a cui voglio bene.


    Felice di aver trovato il tuo blog..

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  10. Cara Atena, grazie per aver avuto il tempo di scrivere.
    Capisco benissimo il tuo punto di vista, avere qualcuno all'estero, sia un amore o un amicizia importante, fa sicuramente la differenza.

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  11. anche quando si parla di cose così contraddittorie per alcuni e dolorose per altri, dai tuoi post traspare sempre una dose di ottimismo da prendere a modello. complimenti!
    ps: leggerò il tuo poveri ma belli, non l'ho dimenticato! come vedi sto recuperando tutto ciò che mi sono persa, post by post ;)

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  12. Buongiorno, da oggi un servizio efficiente per gli Italiani all'estero: su www.epharmacy.it compri online i rimedi per il tuo benessere, e li ricevi in (quasi) tutto il mondo!

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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