10.11.11

ITA Emo - expats (Italiani all'estero)

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Spesso leggere i blog degli altri expat mi offre il conforto di condividere gli stessi bicchieri mezzi pieni e gli stessi bicchieri mezzi vuoti,  se non addirittura di  ricevere una sorta di mentorship: se la signora australiana con quattro figli ed un cane, che da undici anni segue il marito in giro per il mondo energetico, riesce a salire e scendere dagli aerei con una simile truppa, ce la posso fare anche io.
E' cosi' che mi sono resa conto di come tutto il fermento emotivo che scuote ricorrente gli animi degli italiani all'estero rispetto alla madrepatria, quei sentimenti di frustrazione scaturiti dal " me ne sono andato perche' da noi non ci sono le stesse opportunita' per me o per la persona che amo ", di amoreodio verso "il Paese piu' bello del mondo che mi ha tarpato le ali" , di nostalgia per il nostro modo di vivere quanto di allergia per tutto quello che non funziona,  nei blog degli expat anglosassoni non si trova.
Anche a loro dispiace non poter esserci al matrimonio di un amico di infanzia.
Anche a loro dispiace non poter farsi un panino con l'ingrediente natio (anche se fatico a mettere un barattolo di Marmite sullo stesso livello proustiano di un panetto di Stracchino).
Ma non trovo  parole di dispiacere collegabili ad espatrii  decisi per la necessita' di sopravvivenza professionale. Di miglioramento,  di sviluppo professionale, ma non di sopravvivenza.
Gli inglesi in Spagna non si sentono traditi da sua Maesta',  tantomeno suoi traditori.
Forse e' anche una questione di mentalita'. Gli anglosassoni espatriano da tantissimo tempo: fin dai tempi del colonialismo c'era  chi lasciava Londra per emigrare alla ricerca di un avvenire migliore ma anche chi a Londra stava bene e decideva comunque di espatriare per andare a metter su fattorie o commerci in capo al mondo.
Noi tradizionalmente siamo un popolo di emigranti, non sono molte le storie di persone a cui non mancava nulla in Italia e han deciso comunque di andare a fare il loro mestiere da un'altra parte: mi torna  in mente solo quel tipo incredibile che era Filippo Mazzei.
Rispetto agli expat anglosassoni, mi pare che noi expat italiani manteniamo molte emozioni tipiche degli emigranti, coloro che si spostano per necessita' materiale di sopravvivenza.
E sara' per questa  traccia emo nel nostro carattere collettivo che alla fine tutti gli altri expat partecipano volentieri alle nostre festicciole e ci dicono che siamo cosi' warm :-)

15 comments:

  1. vero, vero, sono d'accordo. è quello che dico sempre - trovo l'essere all'estero interessante e di solito sono abbastanza contenta. quello che scoccia è il sentirsi che tornare porterebbe forzatamente ad un abbassamento del tenore oggettivo di vita. ad esempio, cioè, vinco la vicinanza della mamma e della nonna e di alcuni amici, perdo la possibilità di fare mille cose che mi piacciono e di non dover lavorare come una schiava per euri 800 al mese, nonché il plurilinguismo che in italia non ho mai avuto. è un dilemma.

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  2. natalia io ormai mi sono messa l'anima in pace che sto dilemma non lo risolvero' mai e fa parte della mia quotidianita', certi giorni piove e certi altri c'e' il sole. Amen :-)

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  3. sìsì, io mi sento più o meno così. a Istanbul non mi sentivo così perché non avevo mai tentato di viver da sola a Milano, mi ero laureata ed ero partita. ora invece ho dei termini di paragone, nonché un uomo straniero terribilmente razionale, che col cavolo che va a vivere nel Paese Surreale. e come dargli torto?

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  4. mi pare che ce ne siano parecchi in giro di uomini stranieri terribilmente razionali che col cavolo che vanno a vivere in Italia ma invece vanno a vivere con le Italiane :-D

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  5. mi viene a rigirare il coltello nella piaga questo tuo post, stasera...

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  6. dici, degli uoministranieri con le italiane? forse, io di italiani qui ne conosco pochi, solo una, praticamente. per descrivere in a nutshell come sembriamo l'asburgico ed io visti da fuori, pensa a una puntata di Dharma&Greg. solo che lui è matematico IT e non avvocato, e io insegno lingue e non yoga, e vengo redarguita se incolpo la luna piena della notte di insonnia. e in più, lui è asburgico, e io no. basta una montagnola di mezzo e cambia un sacco di roba. è stimolante la diversità!

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  7. io però non mi sento una traditrice, proprio per nulla.
    forse dipende dal motivo per ci uno parte me ne rendo conto.
    ecco forse noi siamo una di quelle eccezioni che siamo partiti perchè era un'opportunità e non per necessità.

    aspetta, domani mi rileggo il tuo post perchè forse non l'ho capito

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  8. al di là degli affetti familiari ed amicali, per il clima, il cibo, il bello che è ovunque a portata di mano...per me rimane ancora il paese più bello del mondo, di sicuro non è il miglior posto dove vivere e lavorare...

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  9. Come hai ragione! Ho notato anch'io più volte questo approccio così differente degli anglosassoni ai trasferimenti all'estero. Un'altra cosa che invidio molto ai ragazzi inglesi è l'eccezionale propensione a prendersi un gap year per viaggiare dopo aver completato gli studi. Una cosa che da noi in Italia è praticamente sconosciuta, vuoi perché il nostro precorso scolastico e universitario è molto più lungo, vuoi perché noi abbiamo il serio problema di trovare un lavoro dopo gli studi (insomma non ci facciamo mancare veramente nulla).

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  10. @Mi, nemmeno io mi sento traditrice, ma alcuni ritengono tali gli italiani che sono andati via perche' non sono rimasti a difendere il fortino

    @Ti, anche per me e' il paese piu' bello del mondo, ma appunto non e' il migliore dove lavorare e vivere, credo sia questa consapevolezza di quanto sia bello che ci rende emo expat

    @CherryB, io ho notato che l'argomento ricorrente dei blog degli expat anglosassoni e' "omg sono 2 anni che sono qui in honduras, nuova caledonia, cina, spagna, germania, libano etc e ancora non ho imparato a dire buongiorno perche' sto solo con altri native speakers e tutti mi parlano in inglese" ma certo non si struggono per il cielo azzurro sopra Londra :-D

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  11. @natalia :-D Il mio e' di diennea' slesia, per cui la nostra situazione e' simile! Quando la precisione diventa pedanteria e dentro di me penso nonnepossopiu' mi ricordo che se non fosse cosi' preciso non sarebbe l'uomo solido, affidabile e realizzatore che e'.

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  12. forse il nocciolo del discorso è che noi siamo sempre espatriati per necessità, mentre gli anglosassoni, ad esempio, per possibilità. a loro il colonialismo è andato bene, in pratica quasi tutto il mondo è casa loro. noi invece abbiamo un paese latino, caldo, culturalmente (almeno fino a 60 anni fa) appassionante e architettonicamente sublime, ma soprattutto del cibo ottimo. ovvio che subentri la malinconia del belpaese negli expat :p
    io, di mio, non riuscirei ad espatriare, credo. ho radici troppo profonde nella famiglia e nelle amicizie. mammona fino all'osso, sì.

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  13. ps: mio fratello è momentaneamente espatriato in australia. non ce ne viene fuori perchè là per fare il cameriere prende quasi il doppio di me.. :/

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  14. http://www.youtube.com/watch?v=O7D9w4C6b88

    l'intervento di Benigni a Bruxelles per me dice tutto!

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  15. This comment has been removed by a blog administrator.

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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