16.3.11

ITA - Io e Alice

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Quello che sta succedendo in questi giorni in Giappone ha toccato alcune corde dentro di me che riportano direttamente alla mia infanzia: ho deciso di scriverne qui , perchè tutto quello che posso fare per Alice è dimostrarle la mia stima ed amicizia, sperando che ciò le dia un sorriso in queste ore che richiedono coraggio e nervi saldi.

Io e Alice siamo state compagne alle elementari. Detto così non sembra una gran coincidenza, ma, tanto per cominciare, eravamo nella classe più piccola mai vista:  6 dalla prima alla quinta, più alcuni altri compagni che sono stati con noi qualche mese o giusto un  anno scolastico. 5 bambine e 1 bambino, Federico, che mi domando sempre come ricordi i suoi anni elementareschi, in un contesto di piccole donne tutte con il loro personale e già pronunciato caratterino.

E poi non era una scuola elementare qualsiasi. Quando sono uscita fuori da quella scuola, mi sono resa conto che nessuno dei miei nuovi compagni delle medie aveva avuto un'esperienza del genere: di piu, sono passati anni e non ho incontrato ancora nessuno che abbia frequentato una scuola cosi'. E ho finito per ritenere che  chi è stato allievo della Language School for Children di via Monteccucoli 2, Torino, ha passato 5 anni della sua infanzia dalle 8 del mattino a metà pomeriggio in un mondo alternativo: siamo tutti ex alunni di una scuola segreta e condividiamo per questo dei ricordi che nessun altro può capire. Nella nostra infanzia sono state seminate delle abitudini che ci rendono tutti simili, per quanto diversi tra di noi.

La nostra scuola era speciale fin dal portone: era dentro un palazzo normale, anziche' in un edificio scolastico, ma dalla strada si capiva quali erano le finestre delle nostre classi perchè erano decorate secondo le stagioni e le festività. Sul davanzale di ogni classe crescevano le piantine nate dai semini messi nel cotone e si arrampicavano i rami della patata americana infilata in una bottiglia di plastica. C'era solo una sezione,la A,  in tutto eravamo forse centinaio, nel refettorio stavamo tutti seduti lungo tre lunghe tavolate. A pranzo arrivava l'Antonella col carrellone di metallo e annunciava che di primo c'era Pasta Bianca,  Pasta Rossa e poi una terza pasta che era invece speciale, cambiava ogni giorno e andava dalla Pasta al Pesto ai Cappelletti con la Panna.
(Mi ricordo che una volta ci siamo impegnati ognuno a mangiare tre piatti a rotazione: bianca, rossa e al pesto, per fare più volte la bandiera italiana. Noi si che eravamo piccoli patrioti). Di secondo ciascuno di noi era munito di pietanziera (che io ho sempre chiamato petanziera fino all'età in cui mi sono resa conto dell'etimologia) su cui era inciso il nome e il cognome: prima di andare a scuola la mamma ti metteva del mangiare nella pietanziera e poi Antonella e le sue ancelle della cucina riscaldavano le pietanziere e ce le portavano. Se la mamma non ti dava la pietanziera, pagavi il ticket per avere il philadelphia o i wurstel o i bastoncini findus. Ovviamente tantissimi agognavano i wurstel del ticket ed erano dispostissimi a cedere in cambio spezzatini, polpette, bistecche e quant'altro della loro pietanziera.
Dopo pranzo c'è stato un periodo che ci toccava guardare Quark, e a me gli episodi con gli insetti facevano tornare su qualsiasi Pasta e Pietanziera.Poi pero' prima di metterci a fare i compiti potevamo giocare al calcetto per mezz'ora e allora il sacrificio di sorbirsi Quark sembrava ben compensato.
Tutti i mesi andavamo in gita scolastica col pullman con le strisce verdi della Vigo, avevamo un cartellino appuntato addosso con il nome e cognome e l'indirizzo della scuola: poteva essere una gita fuori Torino oppure andavamo ai musei in città. Tutti gli anni o quasi ci toccava il Museo del Risorgimento. Finchè non sono spuntate le siringhe nei prati, andavamo a far ricreazione nei giardini della Cittadella, sedendoci sul cannone d Pietro Micca e giocando alle Occhi di Gatto. Tutti i mesi  con le maestre si organizzava una festa con recite, canti, balli, scenografie e costumi fatti da noi. A me piaceva tanto recitare. E odiavo tantissimo la maestra Pierina, che sembrava un Alpino, e al primo giorno di scuola, dopo averci fatto intonare Vecchio Scarpone Quanto Tempo è Passato Quanti Ricordi Fai Rivivere Tuuu  aveva decretato che ero irrimediabilmente stonata.Nella nostra scuola le maestre non le chiamavamo maestre ma Miss. Miss Susan era la mia maestra di Inglese preferita, ci metteva le stelline dorate, argentate o bronzo sui disegni degli animali e degli oggetti con il nome in inglese e italiano e poi aggiungeva 10/10 very good. C'era anche un sistema di nastri, che si portavano tipo fascia del sindaco, a seconda della disciplina tenuta in settimana, e chi la portava era il capoclasse. Ricordo che c'erano 3 colori per 3 ranghi e conseguenti responsabilità. La nostra scuola dava un sacco di spazio alla creatività: credo che tornassimo sempre a casa con il fianco delle mani sporche di pennarelli, tempere e pastelli a cera. A noi femmine toccava portare un grembiule blu scuro lungo e abbottonato dietro, ai maschi una giacchetta dello stesso colore: probabilmente era una scelta della Direttrice sia per evitare di sporcarci i vestiti, visto che eravamo perennemente immersi nelle colle e nei colori e nella porporina, sia per evitare di renderci conto di come eravamo vestite e far eventuali paragoni. A pensarci ora, era una cosa geniale, perchè nessuno di noi sapeva se l'altro aveva la felpa della best company o i jeans della 012 o altro. Ma a quei tempi, la prima cosa che domandavamo quando uscivamo ai giardinetti o in gita era se potevamo togliere il grembiule!

In tutto questo insieme di peculiarità scolastiche, c'eravamo io e Alice. Alice era intonata e io ero stonata, lei voce solista mentre io avevo le istruzioni dalla Pierina di aprire e chiudere la bocca a tempo. Però ad entrambe piaceva scrivere e recitare. Mi ricordo che una volta si dovevano dare le parti per Cenerentola e tutte e due volevamo fare la matrigna perchè avevamo schifo del destinatario del ruolo di principe azzurro. Quella volta la spuntai io perchè siccome Alice era la prima della classe, Miss Susan diede a lei la parte più importante, quella di Cenerentola.

Finita la quinta alla Language, siamo andate a scuole medie diverse, abitavamo all'opposto di Torino e ci siamo riviste solo una volta, ad un'unica cena di classe organizzata al primo anno di università da Silvia, un'altra della nostra classe di 6. Mi ricordo che parlai poco con Alice quella sera, mi raccontò che studiava lingue e rimasi un po' sorpresa, perchè alla fine essendo sempre stata la prima della classe mi aspettavo, un po' stupidamente, che avesse scelto astrofisica. Però, di tutte le lingue, aveva scelto l'equivalente dell'astrofisica: il giapponese.

Un paio di anni fa, mentre navigavo su Facebook, che di colpo era diventato di moda anche in Italia, ho visto il profilo di Alice nell'area in cui si segnalano quelli che potresti conoscere. Non mi ricordo chi delle due ha chiesto l'add all'atra. Mi ricordo invece che andai a curiosare sul suo blog, e scoprii che era sposata anche lei, come me, con uno straniero e che aveva già avuto una bambina, Yui. Iniziammo a scriverci ogni tanto, più che altro commentando su Facebook i nostri stati, le nostre foto..non ci siamo mai raccontate cos'abbiamo fatto negli ultimi 20 anni, la nostra quotidianità spicciola virtualmente condivisa ha dato a ciascuna un quadro più o meno di quello che fa e di che tipo è diventata l'altra. Siamo entrambe madri, sposate con stranieri, espatriate...ce ne sarebbe già abbastanza per dire che abbiamo argomenti in comune, ma il fatto di essere state entrambe allieve della Language è ancora qualcosa in più.


L'altro giorno ero stanchissima, mio marito era via da diversi giorni negli Stati Uniti e mia figlia aveva la sua prima bronchite, ero stanca come solo le mamme espatriate senza aiuto e senza auto possono essere. Ho guardato sul computer se avevo messaggi, che l'unica compagnia in questi mesi è quella che arriva virtuale dalle mie amiche sparse altrove, e ho trovato quello di Meme, che vive in Sudafrica e mi chiedeva se la mia amica in Giappone stava bene. Perché? Cos'è successo in Giappone? Era l'ora di pranzo e ancora non avevo avuto tempo di guardare le notizie...mentre si apriva la pagina del corriere.it contemporaneamente in un'altra finestra del pc avevo già caricato la bacheca di facebook di Alice, che scriveva di star bene, sia lei che il marito e la bimba.

Da quel giorno Alice convive con le emergenze che il terremoto, lo tsunami e l'impianto nucleare hanno generato e spende anche delle energie a rassicurare me e tutti coloro che le chiedono notizie. A riprova che le forze di una madre,ogni volta che sembra impossibile fare di più, aumentano ulteriormente. E, mi piace pensare che, anche lei, come me, tira fuori nuove forze dalla sua creatività interiore, quella creatività che ci hanno insegnato a coltivare nel mondo segreto della Language.

Se volete leggere di lei, questo è il suo blog http://allegroma.blogspot.com/

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