31.5.13

A tra poco

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L'ultima volta che hai preso un aereo era nel 1989
Avevi 37 : tutti ti scambiavano per la mia zia giovane o, se maligni, per la seconda moglie di Babbo.
Tornavi dal Giappone e io ti aspettavo con un cartello con scritto BENTORNATA MAMMA, agli arrivi dell'aereoporto  insieme a Babbo.
Ricordo ancora il viaggio da Torino a Milano, il pranzo fuori con lui al Brek, che era un self service e quindi mi pareva una cosa super speciale, non un ristorante qualsiasi.
E l'attesa.
La mia eccitazione, la commozione tua e di tutti quelli che leggevano il mio cartello, che io tenevo saldamente  in prima fila davanti alla transenna degli arrivi.
Nel 1989 sugli aerei si poteva fumare, ai controlli di sicurezza passavano damigiane di vino, coltellini svizzeri, pistole d'ordinanza e pressoche' qualsiasi altra cosa. Probabilmente non c'era nemmeno una misura di bagaglio a mano, si chiamava a mano perche' te lo portavi con la mano sull'aereo, a differenza del bagaglio di stiva che te lo caricavano sull'aereo gli altri.
Ieri sera mentre su skype mi chiedevi se le salviettine umide vanno nella bustina dei liquidi insieme al rossetto, che effettivamente ci va messo ma liquido non e'. Li per li' volevo ridere, ma invece hai ragione, tutte queste regole che per me sono ovvie, solo una manciata di anni fa non c'erano, ricordo ancora quando andavo in Polonia a trovare il Senator e tu mi aiutavi la sera prima a impacchettare vino e olio dentro lo zainone. E preparavi la borsina termica in frigo col gorgonzola da mettere dentro giusto prima di partire.
Oggi saro' agli arrivi senza cartello: con me ci saranno la Viatrix, che da stamani corre cantando nonni nonni per casa, stringendo il suo aeropolanino, e Meraviglia, che ha capito che ' un giorno speciale.

E sommando insieme le  nostre eta', oggi siamo  noi  di 37 anni.
A tra poco

30.5.13

Playground around the corner_guest post

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Ho accolto con piacere l'invito di Mary a partecipare alla sua bella iniziativa di Playgroundaroundthecorner:
a questo link trovate il mio guest post con le indicazioni per trovare i principali playgrounds nel centro di Varsavia, in prossimita' dei principali luoghi di visita turistica!
I playgrounds varsaviesi sono tanti, belli, puliti: da quando siamo arrivati qui la Capitale polacca, passata la settimana Pasquale di neve, il tempo e' stato bello che neanche a Roma, percio'  ne stiamo approfittando giornalmente.

Ieri Meraviglia ha avuto il suo primo battesimo della sabbia, accolto con grande entusiasmo e naturalmente

29.5.13

Cv

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Cv dell'ennesima Mamma* expat cum  blog 

Nome: Valentina Vaselli
Eta' anagrafica: 33 anni
Eta' percepita: dipende dalle notti delle mie figlie, x compreso tra 20 e 80 anni.
Professione principale:
Ministro domestico plenipotenziario con delega agli Interni, agli Esteri, alla Famiglia, al Tesoro, all'Istruzione, alla Ricerca, ai Beni Culturali, alla Sanita', alle Pari Opportunita', al Turismo (non ho voluto quello allo Sport perche' cosi' lascio qualcosa da fare al Senator quando non lavora)

Altre qualifiche: Catering and Accomodation Manager, Friends Networker, Blogger wannabe writer

Lingue conosciute:

Riciclattoli _ guest post

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La Vale di Riciclattoli, che cento ne pensa e cento ne fa, ha lanciato un  contest  con tre premi per invitare chi ha la fortuna di passare le proprie ore di vacanze, treno, aereo, tenda, ristorante etc con i bimbi.
Ora, siccome c'e una deadline al concorso e io volevo produrre qualcosa da testare sul campo, ho approfittato dell'ultimo volo aereo fatto con la prole, tirando fuori questa ideuzza.
Assolutamente migliorabile, ma l'importante e' partecipare :-)
Se avete voglia di cimentarvi con la piccola impresa e la grande soddisfazione di creare qualcosa di giocoso  per un bambino (vostro, del vicino o il primo che incontrate per strada) il contest della Vale e' la buona occasione!

28.5.13

Punti di vista aerei

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personaggi

MCL (MADRE CONVOGLIO LOW COST)
SENATOR (come sintetizza il suo soprannome, e' viaggiatore iperfrequente con le carte di accesso a tre diverse alleanze aeree, ovvero l homo volans, che al check in fa la fila allo sportello superelitario dove non c'e' mai coda,puo' portare due bagagli a mano e il triplo del suo peso in bagaglio di stiva, ai controlli di sicurezza passa attraverso gli imbarchi prioritari, accede a tutte le business lounges dove ci sono cibo e bevande aggratis in quantita' (tranne che a Heatrow), divani comodi, giornali e pure docce, per dire.
Tutto cio' anche quando gli capita di volare economy.
La MCL quando vola col Senator e' assai contenta di approfittare di tutte le menzionate agevolazioni e sentirsi un po' la pretty woman della situazione, hey baby non stare a contare quanti centimetri e' lunga la trunky o soppesare se portare due o tre libri di Peppa Pig.

Fase bagaglio
MCL: ho preparato tutto. Vestiti, giocattoli, la borsina con i cosmetics, pannolini  per tutti e 4 i giorni, latte in polvere di scorta e una busta di pappina istantanea, cosi' non dobbiamo andare a cercare un supermercato appena arriviamo (Normalmente MCL viaggia con il numero di pannolini contato per il viaggio e le prime ore dopo l'arrivo)
SENATOR: noooo, ma dai, vuoi andare con due valigie? ma se abbiamo gia' passeggino e due bagagli a mano, finisce che sembriamo due cammelli
MCL; ma se andiamo in taxi, lasciamo le due valigie al check in, il nostro amico ci viene a prendere in auto all'aeroporto e portiamo subito i bagagli a casa sua, dov'e' il problema? Tanto tu puoi portare sei valigie in stiva (risentimento verso colui che non si rende piu' conto che fortuna sia non dover pesare i grammi dei body della prole nel fare una valigia), se ne abbiamo 2  in 4 non mi pare un esagerazione (e soprattutto per una volta che posso viaggiare comoda portando dietro tutto quello che mi puo' servire e non dover sperare che nessuno vomiti, nessuno abbia la diarrea e nessuno si sporchi di pennarelli e

23.5.13

La stazione di Katowice

12 comments:

Per gli italiani che sono passati dalla stazione di Katowice, l'esperienza architettonica e ambientale e' rimasta impressa come pietra di paragone del combino tra architettura sovietica, sporco ,brutto,  buio e vagamente pericoloso.
Brutto come la stazione di Katowice
Non cosi' brutto come la stazione di Katowice
Non ricordo piu' per quale motivo, ma una volta nella solitudine della mia stanza a Pavia feci compagnia sul messanger al mio amico Giovanni che stava nella sfiga di dover passare diverse ore alla stazione di Katowice in attesa di un treno o di andare all'aeroporto (che ai tempi non era figo come ora, era ancora una casetta di 1 piano e quattro stanzoni con una pista di atterraggio): tesa e consapevole dell'importanza del mio ruolo come quelli che stanno al telefono ore con il tizio che vuole lanciarsi giu' dal cornicione dell'Empire State Building :-)

Vi ho gia' cercato di raccontare come l'architettura rifletta l'anima di questo paese, in molte sfaccettature.
Gli edifici radicalmente moderni che stanno trasformano Varsavia nella Capitale a meta' strada tra New York e Pechino riflettono anche cambiamenti umani.

Ogni giorno prendo il 171: le nonne col cappello di lana a trenta gradi devono continuare a rompermi le scatole perche' le mie figlie stanno scalze nel passeggino e a dirsi "c'e' stato di meglio" quando si chiedono vicendevolmente "come sta?", continuando nello sport tradizionale nazionale della lamentazione>
Le generazioni under 40 sorridono, mi danno una mano col passeggino, mi lasciano il posto in autobus, si offrono di aiutarmi obliterando il biglietto per me cosi' non devo abbandonare il passeggino e sanno tutti un pochino di inglese, se non sono direttamente fluenti.
Un anno e mezzo fa quando andavo in giro col pancione e la Viatrix nel passeggino, non era cosi', per niente. Una mano e un sorriso erano un'evento, non una normalita'.
Moltissimi di loro sono quelli che negli ultimi dieci anni hanno fatto parte del mezzo milione di Polacchi a Dublino, dei due milioni di Polacchi a Londra, dei cinquatamila Polacchi a Bruxelles, dei milioni di Polacchi in Germania e in Francia: idraulici o astrofisici, cameriere o pediatre, professori o studenti universitari.
Sono stati fuori, hanno visto quanti altri mondi sono possibili, sono tornati con risparmi ed esperienza, orgogliosi del loro Paese quanto determinati a migliorarlo, nei mattoni e nei modi.

Domenica abbiamo fatto li' un cambio treno dopo quattro anni dall'ultima volta: anche la stazione di Katowice nel 2010 e' entrata nella sua fase di cambiamento (dal 2012 il corpo centrale e' gia' operativo e ormai manca poco a finire le parti accessorie)

Non si potra' piu' dire brutto come la stazione di Katowice.
progetto finale





22.5.13

Le Jaune - Slesia dal finestrino

8 comments:

Lo scorso weekend, a chiusura di una settimana da paura ( no, non una settimana sola notte e giorno con due pargole,quella era la settimana prima, questa mi sono dovuta gestire il Montezuma africo importato dal Senator e distribuito a tutte noi, oltre a tutta l'ordinaria amministrazione), siamo andati a trovare i Bisnonni delle piccole viaggiatrici, in un paesino quasi al confine con la Repubblica Ceca.
Le blogger serie avrebbero chiesto al marito di fermarsi e parcheggiare ottocento volte, estratto una macchina fotografica seria, regolato qualche programma e scattato.
Siccome io sono una blogger del viaggiare coi nani, e dormivano entrambe grazie alle vibrazioni dell'auto, non volevo fermarmi per nessun motivo, e ho scattato come ho potuto dai finestrini, con la mia macchinetta ammaccata dalle manine feroci.
Percio' dovete fidarvi, era proprio bello.








20.5.13

Obituary

12 comments:
Valentina Vaselli aveva 33 anni.
Gli anni di Cristo, avrebbe detto Mike Buongiorno

Valentina Vaselli era una ragazza di 33 anni
Oddio, a 33 anni sarebbe meglio dire donna.
Giovane donna?
A che eta' si passa da giovane a giovanile?
E poi e' ovvio  dalla foto che ero una donna.

Che altro? Non ero gia' piu' l'avvocato, non ero  ancora una scrittrice, nel frattempo facevo la moglie, la mamma, l'osservatrice, la cuoca, la sarta, la costruttrice di divertimenti, la produttrice di bei momenti, l'archivista di bei ricordi, l'amica, la figlia, l'ascoltatrice, la parlatrice, la scribacchiatrice.

Ma poi a quelli che leggono gli obituaries tutte ste notizie passano di mente, ci vuole qualcosa di vero, che mi caratterizzi sopra tutte ste definizioni.
Mmmh

Valentina Vaseli era una donna felice.
Il che come achievement a 33 anni non e' roba da poco. Spero di avere ancora un po' di tempo avanti per aggiungere altrettanti veri e semplici  aggettivi.

Tutto cio' e' passato nella mia testolina venerdi' quando ho affrontato lo shock culturale della mia prima fototessera in posa da caro estinto.
Si, che qui la fototessera non e' frontale come dovunque altro ho abitato nella vita.
Il fotografo mi piazza di lato, storta, con l'orecchio di fuori, il mento in giu', non sorridere, HO DETTO NON SORRIDERE, non guardare me, NON GUARDARE ME, guarda il dito, IL DITO!
Per motivi di fisioniometria, di vassapere che.
Che poi davvero questa e' la mia faccia vista dagli altri e di profilo? 

Sta di fatto che ogni volta che in questi anni guardavo un giornale polacco qualsiasi e su ogni articolo trovavo oltre  il nome dell'autore, l immagine del volto storto come sopra, in bianco e nero e i contorni sfumati, pensavo sempre che fossero obituaries. Ed ero anche un po' stupita che ne pubblicassero a decine ogni giorno.
Ricordo ancora quanto effetto mi fece vedere il Senator stampato a quel modo.
Ora che sono attrezzata con codesta fototessera, non mi resta che riuscire a essere pubblicata e prendermi la soddisfazione di leggermi da estinta.

Colgo l'occasione per ricordare una frase di Brunella Gasperini, che e' l'anteblogger di tutte noialtre e per me un bell'esempio di scrittura su temi contemporanei senza pretesa di filosofia ma con l'orgoglio del buon senso e delle proprie idee. Scoprii i suoi libri scoprii grazie a mia mamma: in uno di questi scrisse che probabilmente il suo epitaffio sarebbe stato
VIAGGIO' TUTTA LA VITA INTORNO A UN TAVOLO
SENZA PERALTRO COMBINARE UN CAVOLO.






13.5.13

Sup - post #2

15 comments:
Ho festeggiato i primi 45 giorni imparando come chiedere

Senza l'aglio

Che qua sono tutti buoni e cari, ma  ti salvi dall'aglio solo se magni a ca' tua, al ristorante thai o se vai di torta o frutta, anche se qualcuno dice che fa molto chic la salsa al lampone e aglio per la bistecca.
Non solo aglio in scagliette sottilissime che a staccarle e' come disfare un mosaico nei musei Vaticani (focacce, quiches, torte salate), non solo aglio in microframmenti che a recuperarli tutti ci vorrebbe un lentino e la pinzetta (verdure cotte, interni di crepes), ma l'aglio liquido, il piu' bastardo perche' indissociabile: spremuto come ingrediente nella panatura di carni e pesci e crocchette di verdure o meglio ancora nel burro con cui qualsiasi cosa e' stata cotta,, macerato nell'olio con cui e' stata violentata l'insalatona fresca che avevi appena ordinato (o la zuppa)

Poi quando piove chissa' perche' tutto l'aglio digerendo nel dotto gastrico resuscita e traspira dal derma, roba che ho preferito inzuppare me, il passeggino, l'ergo e le figlie kwayzzate piuttosto che fare ancora tre fermate.

Vi capitasse di passare di qui: bez czosnku



11.5.13

Varsavia 1935 - 1945 - 1955...2005 & adesso

9 comments:


Questo post per essere completo dovrebbe essere un'enciclopedia.
Il mio intento e' invece quello di raccontarvi alla buona e in breve quanto l'architettura di questa citta' sia lo specchio concreto e quotidianamente vivo della sua storia, reso tale da generazioni di abitanti che l'hanno vista svilupparsi, crollare e risorgere infaticabilmente nel corso dei secoli.
Il cortometraggio Warszawa 1935 propone una ricostruzione di com'era prima dell'invasione dei nazisti nel 1939:  una citta' architettonicamente sorella delle citta' francesi e italiane, pur piazzata a distanza di centinaia di kilometri da esse.
Solo il piccolo centro storico, creato nel '400 e ricostruito fedelmente dopo la distruzione della II gm, ricorda le analoghe piazze del mercato di area asburgica: case tutte colorate e chiuse a quadrato intorno al monumento centrale.
Anche la mentalita' generale polacca e' piu' vicina a quella francese e a quella italiana di quanto molti possono immaginare: la passione per le arti, il piacere di mangiare, la voglia di far festa (i matrimoni polacchi possono competere con quelli siciliani per numero di ospiti, di portate e di ore). Certo, quando uno pensa joie de vivre non gli vengono in mente i polacchi, ma se noi fossimo stati per cinquecento anni la fetta di prosciutto in un panino tra russi e tedeschi, perennemente spazzati via dagli uni o dagli altri, un senso di ansia o di tragedia innato ce l'avremmo pure noi.
Nel 1939 a Varsavia vivevano un milione  e trecentomila abitanti.
Nel 1945, quando i russi si decisero finalmente a entrare a Varsavia per "liberare" i polacchi dai Nazisti, avendo avuto cura di aspettare fuori dalla citta' tutto il tempo necessario ai nazi per deportare l'intera popolazione ancora rimasta dopo la coraggiosa resistenza, costatarono che l'85% per cento della citta' era andata distrutta e in questa enormita' di rovine abitavano ancora mille persone.
1000.
Si, mille.


Il Museo della Resistenza di Varsavia ha prodotto un cortometraggio che ricostruisce lo stato della citta' alla fine della guerra. Guardare i due film e' stato piu' evocativo dei mille spiegoni che ho sentito in questi otto anni.
Perche' hai voglia a cercare di immaginare da te, quando sei cresciuta a Torino, dove, come disse un mio amico bulgaro, un qualsiasi operaio della fiat quando al mattino va al lavoro vede piu' bellezza architettonica e artistica in  quella mezzora di quanta un professore bulgaro durante il regime comunista ha potuto vedere nella sua vita.
Dopo la guerra sono iniziati i restauri, le ricostruzioni e le costruzioni. Non sono ancora finite oggi.
Restaurati i pochi gioielli rimasti, come il Palazzo sull'Acqua, sbuchettato e riempito di dinamite dai nazi che pero' si erano ridotti talmente all'ultimo minuto (perche' nel frattempo ci abitavano dentro loro, mica scemi)  che non riuscirono a farlo detonare prima che arrivassero i russi.
Ricostruiti utilizzando dipinti, illustrazioni e foto, il centro storico (patrimonio Unesco dal 1980), chiese e palazzi.
Costruiti nuovi elementi, secondo il gusto architettonico sovietico: nel 1955 e' inaugurato il Palazzo della Cultura. Ancorche' odiato a lungo perche' "donato" da Stalin, oggi e' parte imprescindibile del volto di Varsavia. 
Nello stesso periodo fu costruito il Parco Centrale della Cultura, seguendo il naturale declivio del centro della citta' avvicinandosi alla Vistula, dove gia' vi erano dei giardini creati nel 18esimo secolo. Furono rimosse moltissime rovine (vi sono due colline fuori dalla citta', fatte di detriti delle rovine) e piantati 10mila alberi e 60mila piante.
Un grande scalone, degli stagni, delle fontane,  grandi statue, sentieri, panchine in quantita'.
Una pista da ballo per 600 coppie e 1500 posti a sedere per cenare ai tavoli ed ascoltare la musica dal vivo, cosi' riporta un quotidiano dell'epoca.
La Viatrix balla da sola sulla pista
Oggi, questo e' il mio parco sotto casa.
Come se gia' non bastasse l'aver da gestire le rovine della guerra, si  sono aggiunte negli anni le rovine moderne, quelle strutture volute dal regime e poi cadute in disuso per mancanza di requisiti di sicurezza, incendi, carenza di soldi. Le rovine moderne non ispirano alcun sentimento, si aspetta solo che un costruttore ci metta le mani sopra per tirarne fuori qualcosa di buono, le rovine vecchie fanno soffrire perche' ricordano.
Sono arrivata qui la prima volta nel 2005:  a sentire com'era prima e a guardarmi intorno, mi sembrava che fosse gia' stato fatto tanto, ma questi otto anni mi hanno dimostrato che non era cosi': i miglioramenti sono costanti, le strade si fanno via via sempre piu' lisce, le facciate ritornano chiare,e mentre i vecchi palazzi ritrovano il passato splendore, nuovi sfidano il cielo


 Andando a zonzo tra grattacieli di vetro, blocks cmunisti di cemento, palazzi preguerra (kaminica), i segnali dei cantieri in orizzontale e le gru in verticale, oggi ho incontrato questo muro, uno dei pochi ancora esistenti del Ghetto, sul lato lungo di un palazzo disabitato da tempo.
Ora, io non sono un'esperta di arte, ma ci ho visto queste cose
Il bianco e il rosso della bandiera
Il male accaduto rappresentato da quel muro enorme, la voglia di leggerezza e di naturalmente salire verso l'alto di quel palloncino.
E ho pensato che era giunta l'ora di concentrarmi e cercare di spiegarvi grossomodo perche' ogni mattone di questa citta' non solo parla ma e' ascoltato, a volte contestato, sempre celebrato.

8.5.13

i suoceri di Erasmus

19 comments:
Camminano tenendosi per mano in mezzo a sciami di gente che cammina da sola.
Sorridono tra loro e si guardano in giro con l'occhio spaesato e avventuroso di chi si trova in un luogo davvero nuovo: per mesi se non per anni hanno sentito parlare di questa citta' o di Cracovia, di Lodz, di Lublin, di Gdansk, di Wroclaw, della terribile (vecchia) stazione di Katowice, e se la sono immaginata con gli occhi del figlio, per cui erano gia' un po' preparati, ma esserci e' diverso.
Il paesaggio urbano che li circonda e' differente, non e' fitto fitto di palazzi d'epoca di ogni altezza forma e dimensione, il pavimento non e' di sanpietrini come nei centri nostri, perfino i negozi sono cosi' diversi: o tutti speciali all'americana oppure con quelle inferriate che da noi manco durante la guerra. Le scritte sono in una lingua piena di z y e k e senza gli occhiali non e' che le leggano piu' bene. Perfino dire grazie suona cosi' strano che e' difficile da ricordare, rispetto a thank you o merci
Io li riconosco subito, non solo per la lingua che parlano ma ancora prima perche' nel vestiario gli over 50 sono assai diversi a seconda della nazione da cui provengono.
E se sono italiani, raccolgo sempre volentieri quel messaggio in bottiglia proclamato ad alta voce: chissa' a quale fermata dobbiamo scendere per andare al Palazzo della Cultura
Tra due signora, non si preoccupi che l'avverto io
Oh, grazie, che bello, e' italiana pure lei?
Io si, le bambine mezze e mezze, mio marito e' polacco
Ah, abita qui? Si trova bene? Noi siamo venuti a trovare nostro figlio Giorgio
- che ha sposato una ragazza di qui e si sono trasferiti perche' da noi c'e' la crisi
- che ha sposato una ragazza di qui e ora e' nata la nostra nipotina
- che ha sposato una ragazza di qui e ora apre una gelateria sul corso nel centro storico
e altre varianti sul genere.
Anche loro sono due delle migliaia di suoceri di Erasmus, come li chiamo io  (genitori di figli e figlie andati all'estero per studio o per lavoro negli ultimi 15 anni  che han trovato l'amore straniero) di cui e' ormai piena l'Unione Europea, prossimi a diventare Nonniskype.
Si sono ritrovati a scoprire lingue, culture, tecnologie nuove quando i loro coetani nazionalmente affamigliati rallentano il ritmo e si adagiano nelle abitudini consolidate.
Diventano una pilastro proactive di un nuovo tipo di famiglia, dove ci si vede meno spesso di persona ma quando succede e' per piu' a lungo e nel frattempo ci si sente sul computer. (qui un mio vecchio post sulla skypizzazione delle nostre mamme)
Vivono fuori dagli schemi dei nonni impiegati alla cura dei nipoti, perche' i nipoti li vedono purtroppo di meno, ma proprio per questo sono meno stanchi e piu' concentrati, non hanno problemi di relazione coi consuoceri perche' li han conosciuti tre giorni prima del matrimonio dei figli, quindi o gli andavan bene o gli andavan bene, ormai non  c'era altro da fare.
Imparano le questioni del bilinguismo e si prodigano per aiutare i nipoti in questo percorso con libri, giochi, favole e pazienza, difendendoli da chiunque osi dire ma come, ancora non parla? Allo stesso modo difendono con le unghie e con i denti le nuore o i generi ogni volta che qualcuno ce l'ha con gli stranieri di quel posto e diventano, consapevolemente o meno, alfieri del miglior umanesimo europeo.
Qua a Varsavia sono principalmente Italiani, Francesi e Inglesi (ma gli inglesi di solito sono i genitori di lei, mentre gli Italiani sono i genitori di lui, io sono la meta' di un raro caso di coppia mista italopolacca al contrario)
E quando li incontro sorrido da un orecchio all'altro, perche' tra tre settimane anche i miei saranno per la prima volta qui.

7.5.13

Baby dritte di viaggio: prepararsi ai controlli di sicurezza con nani, bagaglio a mano e passeggino!

6 comments:
Ritorno sull'argomento controlli di sicurezza, visto la mia recente  esperienza dell'averli affrontati per la prima volta da sola con le due bimbe, una nel passeggino e l'altra nell'ergo.
Per far si che il passaggio ai controlli sia il piu' rapido e meno stressante possibile, il trucco e' arrivarci organizzati bene.
A CASA: PREPARAZIONE
Vi suggerisco di dividere prima di arrivare in aeroporto, nel vostro bagaglio a mano, gli elementi che devono essere presentati ai controlli di

Baby dritte di Viaggio: in Treno in Polonia coi pargoli

8 comments:

Si, avete ragione, cosi' e' troppo facile, il genitore non deve passare ore a produrre particelle di pazienza e giochi creativi e se vi dico che nel bagno di questa carrozza c'e' pure il fasciatoio, evitando di dover cambiare la creatura sul pavimento del treno o sulla valigia, c'e' da mettersi a piangere che non sia DOVUNQUE cosi' nel 2013.
Non affliggetevi troppo pero', ho scoperto al ritorno che non su tutti i treni polacchi esiste questa meraviglia di carrozza (sponsorizzata da un canale tv per nani, ecco perche' ci sono anche due schermi per proiettare cartoni animati appesi al soffitto), ma "solo" sull' Express Jantar. Che pero' va da Varsavia a Gdansk, quindi non saprei dirvi com'e' che ci e' capitata la fortuna di usufruire di questo servizio mentre andavamo da Varsavia a Cracovia, venerdi' scorso.
In ogni caso, avercene anche solo una, da noi.

ps, sui treni i bambini fino a quattro anni viaggiano gratuitamente, fino a quattro adulti che li accompagnano beneficiano di uno sconto del 33% (sia sulle linee pkp che tlk, siano treni eurocity, intercity, express, con la sola esenzione dei viaggi in seconda classe sulle linee pkp al venerdi' tra le 14 e le 20)

Altri post su come viaggiare, spostarsi e volare in gravidanza o con bambini piccoli

2.5.13

Noio volevam buvoir

6 comments:

Ieri abbiamo approfittato della giornata festiva per fare un'operazione Kino: il Senator e' andato con le pargole a comprare i biglietti del treno per la nostra gita Cracoviese e io sono andata al cinema (Mon Dieu, al cinema da sola!) per vedere il cortometraggio in 3D Warszawa 1935. Questo doveva essere il tema del post di oggi ma siccome sono indietro con lavatrici, asciugatrici, valigie etc, mi riservo l'argomento dell'architettura Varsaviese pre e post II guerra mondiale per la prossima settimana.
Non posso pero' rimandare di condividere con voi la perplessita' che mi ha detasto questo spot pubblicitario prima della proiezione.

Ma perche' se l'attrice e' la Belluccia, la location e' Portofino, la canzone e' della Vanoni e l'annuncio pubblicitario e' in Italiano, il cameriere parla francese come Toto'?

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