10.12.14

Neurorazzi Compilation: Trasloco a Houston

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IMBARCONE
Un espresso tutto per me, senza ditine dentro!
Volo Parigi  - Varsavia. Il mio contributo alla Patrie.
(in francese) Scusi ho visto il gelato nel menu, me ne potrebbe portare uno alla fragola per entrambe le bimbe?
(in francese) Certo Madame, ma il papa' ha detto che per la grande voleva il gusto marron glace'
(in francese) No, glielo porti alla fragola a entrambe 
Amoreeee (voce che idealmente si arrampica oltre il carrello del servizio e rimbalza una fila dietro a lato), Bea doesnt like castagna!
Castagna e' una di quelle che io chiamo le colapastawords, ovvero quei termini che anche se avro' letto mille volte come si traducono in inglese (nel caso specifico chestnut), mi salgono alle labbra sempre in italiano.
Piu' tardi le stesse assistenti di volo offrono il gelato agli altri passeggeri adulti  proponendo: Monsieur, would you like some ice cream among strawberry, litchi or castagna?
Istintivamente sorrido e una mi sussurra in francese con aria complice: Madame,abbiamo scoperto che mentre gli stranieri  marron glace' non sanno cosa sia, castagna lo capiscono tutti, merci!

Casa Nuova, prime impressioni 

Mamma, guarda che forno grande, ci vuole di fare una pizza enorme!

 Mamma, guarda che bagno grande, ci vuole di fare una cacca enorme!

Mobilio ecosostenibile
Ancora non abbiamo trovato alcuni mobili e altri non li abbiamo ancora montati, ma soprattutto ancora non e' arrivato il container che portera' quadri, giocattoli e libri.
Compresi i libri di Barbapapa', e potete capire quale sia il livello di emergenza di questa mancanza
Per fortuna ci sono gli scatoloni portati da Amazon.
Cena al premiato ristorante  per nane Michelin   Au carton dessus dessous


Ikea - il giorno della marmotta
Questa e' la sesta volta che costruisco casa col Senator (in principio fu il suo monolocalino a Varsavia, poi due appartamenti a Bruxelles, uno al paesello francosvizzero ed infine casa nostra a Varsavia). Entriamo all'Ikea e i mobili ormai li conosciamo tutti per nome: quelli che non ci piacciono, quelli che non abbiamo mai preso perche' costavano tropp , quelli che abbiamo preso e abbiamo ancora, quelli che ci hanno abbandonato lungo i traslochi perche' non  hanno retto il multiplo smontaggio (Adieu mon Pax). Il nostro panorama domestico attuale si avvarra' di 4 malm, 4 billy, 1 trofast, 2 lack, la cucina della centrifuga bianca e del solito tris di forbici colorate. Non ho preso i sottopentola di sughero perche' il Senator mi ha confessato di odiarli da sempre. E naturalmente, tovagliolini in abbondanza!


Ikea - circo
Dopo accurata ponderazione coniugale (costa di piu imbarcare la vecchia nel bagaglio o comprala nuova a destinazione?)  e' stato deciso di sfruttare la globalizzazione svedese per fare riapparire il Circo da salotto piu' noto del mondo da questo lato dell'oceano.
LA'


QUI

PRETTY TIRED WALKING MOM
Cosi' lontano, cosi' lontano
Il  concetto di e' vicino a dove abiti o cinque minuti e arrivo, mi sfuggono ancora, specie perche' in auto 5 minuti possono essere mezzo km o tre, a seconda dell'ora di guida.
L'altro giorno ho deciso di tornare a piedi dal mio primo incontro con altre italiane, per esplorare un po' la zona. Nel dubbio di quale direzione prendere al bivio, ho fermato uno studente, che mi ha detto di andare di la' anziche' di qua.
Venti minuti dopo ho avuto la certezza che s'era sbagliato e sono tornata indietro.
Un'ora dopo aprivo la porta di  casa, dopo aver incontrato una dozzina di joggers, alcune signore latine e un paio di turisti giapponesi. Tutti si sono fermati a far le ciance alle bambine, come se fosse un evento eccezionale incontrare una ultratrentenne sudata e arrancante lungo 5 km di marciapiedi dissestati bordati di fango, mentre spinge una bambina di 20 kg dormiente nel passeggino e scarrozza una bambina di 15 kg dormiente nella schiena. Ero po' stanchina (grazie dottoressa Torretta per lo spunto Forrest)

Acqua - dotta

L'acqua qui e' strana, non sa di nulla o sa di qualcosa di strano, in ogni caso, non toglie la sete.
Percio' siamo diventati dei consumatori seriali di acque diverse, sommeliers isterici che sorseggiano ed esalano: mmmh no si sente il cloro, mmmh no si sente il retrogusto del rubinetto, mmmh no e' dolce tipo shampoo.
Miglior risultato raggiunto, l'acqua corrente passata nella Brita e raffreddata nel nostro silenziosissimo frigorifero (mamma il frigorifero sta decollado, senti? Shhhhh frigo, stai zitto, Alice dorme!)
Richieste di aiuto lanciate a tutte le bloggers e simpatizzanti in terra americana hanno portato a segnalazioni di acqua buona dai rubinetti di Columbus, Ohio e  consigli per gli acquisti quali  acquafina e crystal.
Sguardo bramoso sul pacco da 6 di Evian a 9 dollari, manco fosse Pinot Grigio.
La segnalazione vincente arriva da Milwakee, Vale, prova l'acqua di Trader's Joe.
Ampiamente superata la prova delle prove: le bimbe se ne sono scolate un litro immediatamente, dopo una settimana che convincerle a bere l'acqua e' stata un'impresa.
3 dollari al gallone per un'acqua che arriva non dai monti ma dal sottoterra neozelandese. Insomma, voi che leggete e potete versarvi un pintone di Evian, Zywiec Zrdroj o di Sant'Anna, brindate anche alla mia salute.

Retrocessione
Premesso che prima di pensare alle decorazioni di Natale, necessitiamo di tavolo, sedie e varie altre pratiche cosucce, il mio corpo si rifiuta di credere che sia dicembre, con questo tempo da settembre.
Mentre tutti aspettano Santa,  io aspetto il Novello.

Limiti.
Ognuno ha i suoi. Per me e' piu' facile ricordare i sette casi di declinazione maschile, femminile, neutro, plurale e singolare in polacco che avventurarmi a calcolare quanto e' grande un comodino da comprare on line. Niente, non ricordo mai nemmeno un secondo dopo che l'ho letto, quanto fa un miglio, una libbra, un  piede, un pollice e soprattutto uanauns

Native v. Non native english speakers
Oh, where are you from?
Im from Italy
Oh, I heard a little accent, i was sure!

Oh were are you from?
Im from France (Sorry, ma dopo dieci volte che te lo chiedono, inizi ad andare di fantasia per non annoiarti)
Oh, I heard a little accent, I was sure!

Oh were are you from?
Im from South Africa ( Idem come sopra)
Oh, I heard a little accent, I was sure!

Oh were are you from?
Im from Oslo (finita la pazienza)
Oh, is it in Mexico?

Venerdi' vado a vedere 4 asili, pregate che almeno uno sia gestito da gente normale: diciassette ore al giorno di guardia, cura, intrattenimento, educazione, cucina e pulizia delle Ice combinate insieme, mi stanno prosciugando

(sorry for my foreign friends who are willing to read this, ill make the translation in a couple of days :-)

2.12.14

L' Expat che verra'

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Quando iniziai la mia vita varsaviese ero ben contenta delle mie amiche polacche gia' acquisite e non mi preoccupavo di cercarne altre: avevo gia' decuplicato il numero di amiche rispetto alla mia vita ginevrina. Con due bambine entrambe non all'asilo e una citta' piena di opportunita', mi pareva che le mie giornate fossero gia' complete e fantastiche cosi'.
Un giorno mi scrisse una mail Silvia, che si sarebbe trasferita a Varsavia per il lavoro del marito.
Le dissi di venirmi a trovare per un caffe'. Evidentemente non prese solo un caffe' con me, in quella sua visita varsaviese, perche' qualche tempo dopo organizzo' una cena con tutte le italiane che aveva contattato, ed e' cosi che oltre a lei conobbi anche Kristina, che sarebbe diventata praticamente la mia compagna di banco per tutto l'anno successivo, Simona e Julia.
Mi sono trovata cosi' bene con loro che non ho cercato oltre, ma la verita' e' che di italiane a Varsavia ce ne sono tantissime.
Alcune, come Federica,  sono partite prima che io arrivassi, e hanno ritrovato nel leggere delle mie avventure, le proprie. Altre come Paola stanno per arrivare, dopo che io saro' partita.
Io auguro a tutte coloro che avranno la possibilita' di vivere in questa citta', di non lasciarsi prendere dallo sconforto  per l'iniziale solitudine, per il clima invernale tosto, per i brutti palazzoni sovietici.
Andate da Empik, cercate una copia del Warsaw Insider, entrate in una caffetteria con le poltrone, sedetevi comode e  iniziate a leggere cosa c'e' da fare questo mese.
Salite sul giardino che si stende sul tetto della Biblioteka Uniwersitecka.
Fatevi portare da un taxi di buio a vedere il centro dall'altro lato del fiume.
Passeggiate lungo Powisle, fino ad entrare  in tutti i cortili dei palazzi che si affacciano su Ulica Bednarska, arrivando cosi' dietro Nowy Swiat.
Scoprite Lazienki e i padiglioni reali, tra scoiattoli e pavoni.

Mentre camminate per nowy swiat, fermatevi  alla Casa della Storia, vicino all'Hotel Bristol.
Andate a sedervi nel mio posto preferito, Piazza Grzybowska e guardate intorno a voi tutta Varsavia concentrata; i kaminica restaurati a nuovo di Prozna, il palazzo rimasto del Ghetto e il Teatro Ebraico, il Palazzo della Cultura, la Chiesa di Ognissanti, il nuovissimo grattacielo Cosmopolitan e sullo sfondo ancora un orrido alverare sovietico. Tutti intorno al verde e all'acqua della fontana che offre scalini sfalsati dove ci si puo' sedere a parlare o a giocare a saltare.
Secondo me basta e avanza per innamorarvi   e prepararvi a scoprire centinaia tra musei, ristoranti, gallerie, eventi, fontane,parchi, scorci e soprattutto storie e persone, che rendono questa citta' diversa da tutte le altre capitali europee, nel passato e nel presente.





30.11.14

Good Riddance - Penultimo Post Varsaviese

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Domani partiamo.
Sono arrivata alla fine di questa maratona di ultimi abbracci, ultimi saluti, ultimi pierogi, ultimi piccoli e grandi piaceri che abitare qui mi ha permesso di vivere.
Siamo nel limbo, ovvero
 vestiti con quel che esce dall'unica valigia apribile senza che si scateni il caos primordiale,
nutriti di take away e ristoranti in prossimita',
alloggiati in un appartamento affittato per questi ultimi giorni, intanto che casa nostra e' stata svuotata delle nostre cose e di noi medesimi.
In pieno centro, turisti nel nostro posto.
Le luci di Natale son gia' montate da due settimane ma le accenderanno dopo che saremo partiti.
Gli addi alle persone a cui si vuole bene sono stati emotivamente durissimi.
Nelle ultime due settimane sono diventata un caso pietoso: ho pianto abbracciando le amiche come e' naturale che sia,  ma anche annunciando la mia partenza all'unica cassiera simpatica del supermercatino sotto casa.
Ho pianto seduta nel mezzo della mia piazza preferita,
ho pianto mentre ordinavo un espresso da asporto alla mia catena di bar preferita,


ho pianto quando ho ritirato la maglietta di saluti che avevo portato da fare alla maestra della Viatrix.
Ho pianto in quei venti metri gelidi tra il bar dove si festeggiava il compleanno di un'amica e il taxi per tornare alla base.
Ho pianto quando Natalia si e' allontanata, dopo essersi presentata di colpo prima che partissi, raccontandomi di se' e portandomi in dono tre lacci per le chiavi, uno per me e due per le bimbe, come solo chi si e' affezionato a leggere questo blog poteva pensare di fare. Percio' saluto da qui anche tutti voi, lettrici e lettori, voi che commentate e voi che, come Natalia, invece no. Chissa', un giorno prenderemo un caffe' insieme davvero, come e' successo con lei.
Giuro, sto scrivendo senza piangere adesso: le mie figlie e' un mese che non mollano mai prima di mezzanotte, cosi' in queste ultime sere sono  piu' stanca che triste e i rubinetti dei miei occhi sembrano essersi fermati.
E alla fine ho deciso che non sara' questo il mio ultimo post su Varsavia, perche' non sarebbe rappresentativo di tutta la gioia che ho provato a vivere qui, venti mesi che sono valsi almeno il doppio.


28.11.14

Swinging Warsaw

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Sabato 15 novembre, abbiamo festeggiato il compleanno del Senator e la conclusione di questo nostro primo periodo varsaviese.

Ci tenevo tantissimo che lui fosse felice di questa festa di compleanno, visto che ogni anno gli viene il muso di diventare vecchio Amore, dai, io sono un anno piu' vecchia e non la prendo cosi' male. Amore ma per te e'diverso, sei italiana, vivrai sicuro cent'anni. Ci tenevo tantissimo che tutti i nostri ospiti avessero un bel ricordo di questa serata, da tenersi negli occhi per molto a lungo, quando in futuro penseranno a noi o semplicemente leggeranno il nostro nome nella posta in arrivo.
In questi venti mesi varsaviesi abbiamo fatto cinque feste in casa: quando il dj per il luogo che volevamo affittare ci ha tirato pacco, ho pensato che fosse un segno. Anche la nostra partenza andava festeggiata nella nostra casa, che ora e' davvero nostra, che significa tanto per noi, e che tutti i nostri amici conoscono e nella quale sono stati accolti per cene, caffe', colazioni.
Solo che a sto giro saremmo stati confermati in 55. Oltre tutti i miei precedenti record.

Recentemente abbiamo visto The Great Gatsby e ho pensato che l'introduzione su New York di Nick rispecchia perfettamente questo periodo Varsaviese; ci sono voluti quattro quinti di secolo perche' la citta' tornasse a essere una delle piu' economicamente, culturalmente e socialmente vibranti d'Europa. La citta' scoppia di energia, lavoro e vitalita': questa sara' sempre ricordato come un periodo d'oro nella storia futura e noi ne siamo stati parte ogni giorno da, quando siamo qui. E cosi', per allegria, ho deciso di buttarla in bollicine e palloncini, chiedendo a tutti gli ospiti di ispirarsi allo stile anni 20. E siccome sapevo che qualcuno sarebbe stato troppo timido per farlo davvero,ma poi si sarebbe imbarazzato di trovarsi con gli altri tutti agghindati, ho anche ordinato una dozzina di boa bianchi e gialli, una dozzina di fedora neri di plastica e una mezza dozzina di farfallini bianchi.

Avevo ormai le mani indolenzite tra pompa per i palloncini, sfila e taglia nastri, incolla patafix e soprattutto mi girava la testa per tutto quel sali fino all'ultimo livello piu' alto della scala, su in punta dei piedi, stira il braccio e incolla il palloncino o la stella filante, scendi e ricomincia. Nel giro di un'ora e mezzo sarebbero arrivati quasi tutti i nostri amici qui a Varsavia e c'era ancora da preparare il buffet, buttare la spazzatura, vestirci.
Il Senator e' rientrato con le Ice, dopo aver rispettato la mia richiesta di tenerle fuori casa il piu' possibile in modo da lasciarmi concentrare a far l'allestimento. Per fortuna, perche' arrivata al salotto, ultima stanza da preparare, avevo scoperto che li' il soffitto era piu' alto di cinque cm che nel resto di casa, percio' non ci arrivavo nemmeno sulle punte e stirandomi. Telefonata di un'amica cara che non ce la fa a venire perche' il marito sta male. Lacrime che rotolano giu' senza un grano di razionalita',perche' gia' due sere prima un'altra amica ha perso l'aereo per colpa del blocco creato da un incidente in A4.
E' cosi' che e' arrivato quel momento del non ce la faro' a finire tutto, non ce la faro' a far festa, voglio solo mettermi in pigiama e non aprire il citofono, adieu
Mamma non piangere, ti do una mano io! Gli Elfi sono bravi a collare i palloncini, e io sono un Elfo!
Cosi' e' partita questa piccola catena di montaggio: io preparavo gli ultimi palloncini e stelle filanti, Bea ci incollava il patafix e li porgeva al Senator sulla scala, che forte dei suoi centottantanove centimetri e conseguente apertura alare, appiccicava da lassu'. In dieci minuti era tutto finito, bello e luccicante.
Un Telegram di Sos alla Panzabanco, in vacanzina varsaviese coi genitori e il pupo piccolo apposta per venire a salutarmi: ce la fai a venire prima per aiutarmi a finire di preparare? Si, certo.
Mentre il Senator portava giu' la spazzatura e io facevo la giocoliera distribuendo per i tavoli in giro per casa piatti, bicchieri, stoviglie, focacce, salami, formaggi, uva, mandarini, prosciutto, melone, ananas, le bimbe correvano eccitate per casa gridando Bello Bello E' Scintillante! E' Luccicante!E' Brillante.
Un'ultima aspirapolverata, metto su l'acqua per la pasta, chiedo al Senator di ordinare quattro pizze giganti. Arriva la Panzabanco in tenuta Mcgyver che prende possesso della mia cucinetta per produrre l'insalata di pasta, come se non avesse mai fatto altro nella vita che fare la mia sorella salvatrice putativa. Ringraziando l'inventore dello shampoo secco che dovrebbe andare nella Hall of Fame insieme agli inventori dell'asciugatrice e delle salviette umidificate, procedo al trucco a tempo record, tiro fuori la mia bigiotteria veramente falsissima di plastica, un vestito nero, un boa bianco e faccio in tempo a mettermi
Mamma come sei bellissima elegante! Posso avere anche io occhi d'oro?
E sia, sono talebana sullo smalto anche se me lo chiede sempre, due ditate di ombretto dorato spero non mi manderanno in visita Maria&Rudolf incavolati dall'aldila' la prossima volta che dormo.
Sono le sette.
E' l'ora.
Suona il campanello il nostro primo ospite mentre io sto allacciando il cinturino delle scarpe col tacco con la stessa scioltezza di uno che sta tentando di disinnescare una bomba e di mestiere fa il  minatore.
Scusate, sono arrivato alle sette anche se sull'invito c'era scritto otto perche' mi sono confuso.
Ah, era alle otto? Non mi ricordavo nemmeno, pensavo fosse alle sette, mi sento dire.
Sospiro di sollievo, dopo esser stata behind the schedule tutto il giorno, adesso sono pure pronta in anticipo.
Arriva la babysitter per le bimbe, che le conterra' fino alle undici e quarantacinque, quando meta' degli ospiti rientreranno per liberare le loro babysitter e cosi' ci sara' abbastanza spazio per ballare, bambine comprese. Crolleranno all'una, incuranti della musica e delle luci stroboscopiche ancora per un bel po'.

Quando il citofono ha iniziato a cinguettare, nel giro di pochi minuti la casa si e' riempita di chiacchere, sorrisi,abbracci e quel senso di allegra goliardia che speravo l'essere vestiti a tema desse: uomini in bretelle coi capelli impomatati e il papillon,  oppure gessati e cappello, donne con capelli ornati da nastri o onde, nero, bianco, oro, argento...e le piume gialle e bianche che svolazzano ovunque, dando quel tocco starnazze' che stempera l'eleganza, specie quella del gruppo italico che si distingue sopra tutti per le mises.

Riassumere una festa cosi' e' difficile. Potrei scrivere di cio' che e' rimasto dopo: 46 bottiglie vuote di proseccocavaspumantechampagne, 10 di superalcolici, 3 di acqua tonica e ben 5 di acqua naturale. Palloncini ancorati al soffitto per ancora due settimane. Selfies e foto di visi felici e ridenti. Musica electroswing finche' non abbiamo cominciato a ballare metodo juke box, mettendo in fila dall'hip hop  al rock al trash a Madonna, con i ragazzi avvolti nei boa, trasformati in enormi polli e pulcini danzanti, e le ragazze coi cappelli neri diventate tutte Liza Minnelli  My little town blues.

Il momento per me piu' bello e' stato quando il Senator ha richiamato l'attenzione di tutti per fare un piccolo discorso. Eravamo d'accordo che questa volta avrei parlato per prima, per evitare di mettermi a piangere di emozione. E cosi' ho preso un momento per guardarli tutti, le mie amiche e i miei amici e i giovani componenti della mia famiglia acquisita. Erano cosi' tanti che non stavano tutti nel salotto, alcuni si sporgevano dalla porta della camera. E ci sorridevano tutti in quel momento. Un immagine che nessuan foto avrebbe potuto contenere, che voglio solo continuare  a ricordare per non dimenticarne la lucentezza, la musica, il calore.
La Viatrix ha capito che era un momento speciale perche' e' corsa vicino a noi, sorridendo emozionata e ascoltando prima me e poi il Senator.
Non ho imparato a memoria un discorso ma solo tre concetti, che sono riuscita a dire sorridendo:
Sono stati venti mesi bellissimi, grazie a tutti voi che siete qui e a qualcuno che stasera non c'e' ma so che e' qui nello spirito. Parto con dei ricordi bellissimi, e mi auguro che anche voi terrete il ricordo di questa sera, di questa festa, fino alla prossima che faremo di nuovo insieme. E quando pensate che fuori fa freddo e il tempo e' brutto e non vale la pena uscire, ricordatevi che se Vale fosse qui direbbe, c'mon, usciamo che Varsavia e' bellissima.

Poi ha parlato il Senator, ed e' finita che questa volta ha pianto lui.


E s'e' continuato a ridere, parlare, abbracciarsi e ballare, finche' l'orologio del forno ha lampeggiato le 03:33




13.11.14

Farewell speech

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appunto.


Vabbe', da qui a sabato sera due frasi in inglese per esprimere tutto
- senza mettermi a piangere,
- senza annoiare i presenti che avranno gia' fatto attenzione a quello del Senator,
- senza cadere nel poverinaiodime,
mi verranno in mente.

Intanto che gonfio100 palloncini e  taglio dozzine di stelle filanti da appendere al soffitto col patafix.
Perche', quando si nasce il 25 luglio e si passano tredici anni di scuola a partecipare a tutte le feste di compleanno altrui mentre poi per il tuo non c'e' mai nessuno, ogni scusa e' buona per fare festa.

7.11.14

Lutto da espatrio e Resilienza emotiva

102 comments:
La proposta inizio' a prendere forma qualche tempo fa, ma come sanno coloro che di mestiere fanno le expat spouses, quando ci sono di mezzo nuove offerte lavorative, la prima regola del Fight club e' che non si parla del Fight club, ne' con le persone che si possono incontrare di persona nello stesso luogo, per evitare che per sbaglio le parole arrivino nel giro del lavoro corrente, ne' con le persone care per non farle sperare o preoccupare inutilmente se poi non va in porto nulla, ne' sulla propria bacheca di fb per evitare entrambi i problemi di cui sopra. Una si ritrova un cuore gonfio cosi' di emozione e non puo' confidarsi con le persone piu' geograficamente o emozionalmente vicine, che sarebbero proprio quelle maggiormente in grado di capire il loro stato d'animo, che si tratti di trepidazione o di dispiacere.

Ieri e' stato reso pubblico il prossimo destino del Senator: non leggero' mai piu' le notizie d'economia allo stesso modo, ora che so sulla mia pelle cosa c'e' nella vita reale dietro ad un annuncio di una nuova carica lavorativa.

Andare via da qui per me significa perdere una dimensione che mi ha reso felice ogni giorno da quando sono arrivata. Qui, dopo gli anni di Bruxelles, Pavia e Ginevra in cui viaggiavo costantemente per compensare la mancanza di amicizie, di stimoli intellettuali, di impegni professionali,  sono tornata a essere felice pienamente, non ho dovuto esercitare virtuosismi da mezzopienismo. Avessi avuto pure i miei genitori vicino, sarebbe stato tutto perfetto, ma gia' cosi' e' stato un periodo della mia vita incredibilmente piacevole, interessante, ricco, ogni giorno.
Vecchie amiche e nuove amiche. E con tutte ci capiamo al volo, sempre.
Tempo per conoscere, per scoprire, per divertirmi.
Un ambiente urbano accogliente e stimolante per le mie bambine.
Tanti servizi per alleggerire le mie fatiche quotidiane.
Spazi di tempo sola con il Senator.

Ho ritrovato la mia identita': ora sono piu' grande,sono sposata, sono madre, finalmente pero' la mia vita qui corriponde all'evoluzione della vita che amavo, dieci anni prima quando ho lasciato Torino subito dopo la laurea.

Nel momento in cui si e' affacciata la possibilita' di un cambiamento lavorativo che avrebbe significato perdere questo mio nuovo mondo,  ho scoperto su me stessa come esista un sentimento, Expat Grief, lutto da espatrio, che a leggerlo sembra un'esagerazione, ma a viverlo non e' per nulla semplice.

E non e' solo perdere il mio mondo attuale, la mia dimensione all'interno di questo mondo.
E' anche sapere che questo mondo andra' avanti senza di me, nei  giorni in cui non saro' piu' qui. La citta' continuera' a crescere, i figli delle mie amiche continueranno a crescere, le mie amiche continueranno a vivere la loro vita, e io non saro' qui a condividere tutto questo e nulla, nemmeno le vacanze, nemmeno tornare a vivere qui tra qualche tempo, potra' ridarmi questo imminente futuro che non vivro' qui.
Nulla puo' ridare alle mie bimbe tutti i giorni che non hanno visto i nonni in questi quattro anni, anche se grande gioia e' stata nei giorni in cui li hanno visti.
Nulla puo' ridare a me e al Senator tutti i giorni in cui in nove anni che stiamo insieme, siamo stati distanti. Nulla puo' ridarmi tutti i giorni che non ho passato con le amiche che ho tra Torino e Milano dai tempi del liceo e dell'universita', con la mia amica conosciuta quando lavoravo alla Giuffre', con la mia amica conosciuta gli ultimi sette mesi a Ginevra.
Sono gia' cosi' tanti i giorni che accetto di non vivere con le persone che amo o a cui voglio bene, che accettare di perdere anche la mia vita varsaviese, anche solo per un tempo che forse tra cinquant'anni sembrera' stato un battito di ciglia, mi costa una fatica cosi' grande da non esserci ancora riuscita del tutto.

Il lutto e' la risposta complessa dell'essere umano al senso di perdita verso una persona o una cosa con la quale esiste un legame di affetto. Nell'elaborare questo sentimento, mi sono ritrovata nel classico schema di emozioni suddivise  da Kubler Ross in Negazione, Rabbia, Negoziazione, Depressione, Accettazione.

Non mi ha aiutato l'impossibilita' di parlarne immediatamente con tutte le persone con le quali avrei voluto parlarne, privandomi cosi' della possibilita' di piangere dal vivo con alcune persone che sapevo avrebbero potuto rincuorarmi  e darmi un' abbraccio vero.

Non mi aiuta il peso della responsabilita' verso le bambine e i nonni di imporre loro una distanza maggiore, colmabile con voli aerei come faremo, ma di fatto psicologicamente dura. Anche sette ore di fuso orario allargano la distanza dell'oceano.
Non ho mai creduto che fare gli expat sia un regalo alle mie figlie: avrebbero viaggiato comunque, se non da piccole, da studentesse,  avrebbero potuto imparato le lingue studiandole in ogni caso, come ho fatto io che ho imparato l'inglese fluente prima di aver mai messo piede in un paese anglosassone, sarebbero state felici di poter dare un abbraccio e giocare coi nonni ogni volta che lo desiderano. Parlo per me: noi  ci muoviamo per lavoro, per avere occasioni professionali migliori sia per contenuto che per remunerazione e conseguentemente avere un tenore di vita migliore. E' la nostra scelta di adulti, che ha conseguenze sia positive sia negative sulle bambine, non mi illudo che da grandi ricorderanno solo con gioia la loro infanzia, ci sta che ricordino con dispiacere l'aver cambiato tante volte scuole e amici, non aver visto nonni zii e zie, di sangue e acquisiti, quanto avrebbero voluto.
Infine, e' difficile elaborare il mio dolore senza turbare l'equilibrio di coppia, perche' ovviamente da questo nuovo lavoro ne beneficeremo entrambi in possibilita' ed esperienze, ma di fatto e' il suo lavoro, per il quale mi tocca abbandonare il mio mondo.


In questo mare di emozioni, un giorno la mia piu' cara delle nuove amiche, mentre stavo coi piedi affondati nella sabbia del playground  mi ha scritto: Vale io e te saremo sempre expat, siamo fatte per questa vita, non potremmo e non vorremmo fare altro. 

Ho ripensato a questa frase molte volte nelle settimane successive.
Ognuno paga il prezzo della sua passione: l'attore che si presenta a ogni provino e potra' sfondare o essere cassato. L'artista che si pone coi colori davanti alla tela e un giorno esce il capolavoro e l'altro una pennellata sbagliata ed esce una crosta.
Io ricomincio ogni volta da un posto diverso, portando dietro me stessa, un po' di bagaglio e il cuore pieno di persone che amo. E non ho sempre la garanzia che andra' bene, anzi so gia' che a volte e' andata bene e a volte e' andata male, come l'attore ai provini e il pittore nel suo studio. E' doloroso quando va male, ma non volevo fare una vita sempre nello stesso posto, ferma li' a far sempre la stessa cosa.

Pensavo che ormai a forza di ricominciare ci avevo fatto il callo e non avrei piu' provato difficolta' a staccarmi dal passato e a lanciarmi nel nuovo: fu durissima lasciare Torino per Pavia, non mi costo' alcuna fatica lasciare Pavia per Bruxelles, ne' Bruxelles per tornare a lavorare a Milano e stare dai miei a Pavia, ne' lasciare l'Italia definitivamente per Ginevra, ne' Ginevra per Varsavia.
Non avevo calcolato che avrei potuto trovare un posto cosi' speciale da diventare per me la mia nuova casa. E partire da casa, e' sempre lo spostamento piu' duro di tutti: sono di nuovo alla casella  d'inizio.

Per riempire i buchi delle parole che avrebbero potuto avere per me le amiche alle quali non potevo raccontare nulla, ho cercato su Internet, proprio come in passato ho cercato consigli per viaggiare con i bambini o per tradurre correttamente una sentenza dell'Unione da originale a lingua pivot.
E cosi' che ho trovato il filo che collega le esperienze di tante altre expat spouses che sperimentano il senso di perdita: l'emotional resilience.
E cercando una traduzione italiana, ho trovato conforto in questa di Pietro Trabucchi:

Il termine "resilienza" in origine proveniva dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile. Etimologicamente “resilienza” viene fatta derivare dal latino "resalio", iterativo di "salio". Qualcuno propone un collegamento suggestivo tra il significato originario di "resalio", che connotava anche il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare, e l’attuale utilizzo in campo psicologico: entrambi i termini indicano l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà.
La mia personale definizione del termine è la seguente: la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo "persistere" indica l’idea di una motivazione che rimane salda. Di fatto l’individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a "leggere" gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull’ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza.

In queste settimane in cui non ho scritto, ho messo tutte le mie energie nello sfruttare al massimo il tempo che ho ancora qui a Varsavia, nel cercare di accettare questo prossimo passo e sto facendo del mio meglio per diventare anche io una resilient expat, possibilmente prima di salire sull'aereo il prossimo primo dicembre con un marito, due bambine, due bagagli a mano, un passeggino, un monopattino e nove valigie di stiva.
Sull'argomento:
http://adaptingabroad.com/news/life-abroad/expat-emotional-resilience
http://www.theemotionallyresilientexpat.com/
http://expatriateconnection.com/warning-as-an-expatriate-you-may-suffer-from-this-condition/
http://en.wikipedia.org/wiki/K%C3%BCbler-Ross_model

29.10.14

Vorrei tanto aver tempo di scrivervi che...

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e invece ecco cos'ho combinato dalle sette di ieri mattino alle undici di ieri sera, oltre a occuparmi di cambiare pannolini, preparare pasti, riempire bottiglie, portare e recuperare dall'asilo figlia grande, ricevere in serata la visita pediatrica di tagliando delle due piccole viaggiatrici e naturalmente fare consulenza per telefono ad un marito che preferisce sempre me a Google

1. Le valigie  di stiva della sera precedente, ancora da sfare, che attraverso vari stati di levitazione e passaggio in lavatrice e asciugatrice, dovranno parzialmente ridistribuirsi tra mensole e cassetti e parzialmente. tramutarsi entro 36 ore in tre nuovi bagagli a mano
2. Levitazione in stato di asciugatura in corso.
3. Cosa posso portarti alla festa? Sotto gli occhi sbigottiti della cassiera (come osa lei ripulire di succhi di scobidoo e barbie e winny tutto il supermercatino?), infilare 22 succhi monoporzione con cannuccia in un passeggino, aggiungerci 15 kg di figlia e riuscire ancora a farlo salire e scendere dalle scale di casa.
3. Impossibilitata a trovare un negozietto per stampare 10 pagine di files dalla mia usb assolutamente vitali (biglietto ryanair, voucher hotel e biglietto ferrovie zvizzere), mi sono ricordata che Wawa e' l'American Dream e percio' sono entrata in un ufficio su strada e ho chiesto aiuto agli impiegati, svolgendo la mia supplica da stampante. 3 minuti dopo avevo tutto il necessario e tanti auguri dal gruppo al quale ho fornito una storiella alternativa per la pausa caffe'.
4. Che bello tigre, mamma
    Che bello tigre, mamma
    Mamma? dov'e' coda tigre?
Ecco, sa dire 30 parole ma non e' certo fessa. Deviazione di corsa a comprare  feltro arancione, ago e filo e pompon, recupero un po' di compresse d'ovatta per struccarsi, che dato non mi trucco mai, arrivano a buon uso. Un pennarello nero et voila', sembra che sia nata per non far altro che cucire code di tigre.
6. Acquisto di materiali e produzione di bacchetta magica (nb, a partire da un cucchiaio di legno con manico lungo di Tiger), corona + mantellina di riciclo da altro costume  per fatinare il vestito da principessa attualmente in dotazione alla Viatrix
7. Pollo del Girarrosto. Di qualcosa s'ha da vivere. 10 punti per non aver sfamato le figlie col KFC.
8. Festa di Halloween a casa di amica eroica et santa, con 20 bambini.
9. L'ultimo cioccolatino, quando alle 23.45 minuti hanno deciso che si, potevano anche andare a dormire.


questo post e' stato scritto  in cinque minuti mentre in sottofondo sentivo l'inconfondibile rumore del lego nel cassetto trofast grande , dei cubetti di un altro cassetto trofast grande e di tutte le trovaglie di un altro cassetto trofast grande, che si infrangono al suolo e vengono prontamente sparpagliati e rimescolati. Giusto perche' non avevo piu' nulla da fare oltre a dover ridocciarle e ricambiarle entrambe perche' zozze di yougurt non si puo' andare nell'auto del signor tassista che ci portera' in aeroporto.

Morale: abbiate pazienza, ritrovero' il ritmo per scrivere e raccontarvi di quello che mi attende ormai tra poche settimane

Sicuro che una delle due figlie si addormenta tre secondi prima di fare l'imbarco, cosi mi dovro' caricare sul passeggino una trunki x manubrio, una figlia sveglia nell'ergo sulla schiena e lo zaino sulla pancia davanti, e spingere passeggino trunkinato con la figlia dormiente. Com'e' che da un anno in qua devo sempre perdere 2kg e' un mistero.

26.9.14

Me & Gwyneth - Due anni dopo

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mammagari
Mentre ricevo complimenti per il nuovo bel taglio ricevuto dalla Viatrix nell'ultimo passaggio italiano, osservo la capigliatura perfetta del Senator, che da quando abitiamo a Varsavia, forte di condividere la stessa madrelingua con la parrucchiera, ci va una volta al mese. Vado in bagno a lavarmi le mani e a parte che non ricordo l'ultima volta che mi sono pettinata noto nello specchio una ricrescita cosi' e le ciocche che spiovono da tutte le parti.

Mentre la mia amica agita la forchetta parlando del piu' e del meno seduta a cena a casa mia, mi cade l'occhio sulle sue unghie perfette, di manicure settimanale. Poi mi chino a raccogliere un giocattolo caduto a terra e vedo che pure i suoi piedi sono perfetti di egual continuo trattamento.

Entro in ascensore con 3 sacconi di pattume pannolinesco puzzosissimo e mentre cerco di trattenere il fiato mi accordo che il mio naso temporaneamente in apnea sta sotto due sopracciglia selvagge che invece mi pareva d'aver rimesso in ordine non troppo tempo fa.

Insomma, sono passati due anni da allora.
Gwyneth si e' consapevolmente scoppiata.
Mio marito gia' era un damerino che non gira mai meno che vestito perfettamente, coi calzini in pendant con la cravatta e le scarpe lucide, facendomi sempre sembrare una ragazza madre barbona e autostoppista ogni volta che ci incontriamo per caso e salgo in auto al volo, adesso ha pure le mani lisce di crema,  Occitane cribbio,  e le punte dei capelli sempre regolate.

E io?
-  ho le mani ruvide e spaccate di un contadino,
- i punti neri  e i brufoli come se avessi quindici anni ma pure le rughe e i segni di averne trentacinque,
- le unghie ancora mangiate,  ma compro smalti di colori bellissimi nella speranza di motivarmi
- i piedi sono quelli di un hobbit,
- due gravidanze mi hanno regalato una ragnatela di capillari sul retro delle ginocchia che non c'e' 40 denari che tenga e soprattutto c'e' quella specie di solco verticale sulla pancia che la fa diventare bifronte e che ormai pure quando peso meno del mio solito, rimane li' dov'e'.
- i capelli che dovrebbero essere del colore e del taglio di cameron diaz  tre quarti del tempo sembrano quelli  di maga mago'

Perche' non riesco a trovare tre pezzi da 90 secondi al giorno per mettermi pure io la crema in faccia e sulle mani, per pettinare i capelli e addirittura farci una maschera da un - minuto - uno quando li lavo?Perche' ho le gambe rigate dal rasoio come se m'avesse assalito una squadra di gatti randagi?

Perche' quando io vado in bagno, dopo averlo usato tutto il tempo a beneficio altrui  per mandare lavatrici, asciugatrici, cambiare pannolini, fare docce alle nane, assistere su richiesta pipi', beccarmi un sacco di calci rotanti in cambio dei lavaggi di naso etc, e finalmente toccherebbe pure a me un'attimo di igiene intima nel senso di  in pace, ecco pochi semplici esempi di che cosa succede:

- mammaaaaaaa Ali ha preso la mia bambolaaaaaaaaa, dove seiiiii vieni quiiiiiii
- mammaaaaaa guardaaaaa (con contestuale lancio della bambola rubata nel cesso se sto facendo la doccia o nel cesto dei pannolini zozzi se sono io sul cesso)
Segue recupero della bambola e lavaggio in acqua bollente della medesima, tra pianti e mani isteriche emmiaaaa noemmiiiiaaaa

- mammaaaaaaaa posso fare anche io la doccia con te (ed entra dentro la doccia direttamente tutta vestita mentre io avevo la vista impedita dallo shampoo negli occhi)
- mammaaaaa ancheio ( contestuale ingresso della seconda figlia nella doccia, tutta vestita pure lei)
Seguono pianti sono bagnataaaa, ancheioooo,  vestiti da spiccicare di dosso e buttare in lavatrice alterando la procedura di smaltimento dell'Everest dei panni sporchi,  a quel punto gia' che ci sei,  fagli la doccia, asciugale, il phon, tienile ferme per asciugare bene almeno sulla nuca, rivestile che ora fa freddo e poi accorgiti che hai ancora i capelli pieni di shampoo da lavare


- mammaaaaacheccoseeeeee (con tentantivo di acchiapparmi il rasoio dalle mani)
- ti fai male Bea, e' un rasoio per radere le gambe della mamma
- anche Bea vuole radere le gambe
- no Bea, non ne hai bisogno
- ma io vuoleeeeeeeeeeeeeeee (parte capriccio)
- mammaaa ancheio vojoooooooooooooo (contestuale ingresso della seconda figlia e attacco di capriccio doppio, io mi accorgero' solo un giorno dopo che ho un polpaccio si e uno no)

- amore dov'e' il cacciavite a stella da 7mm
(non vedi che non posso rispondere, mi sto lavando i denti)
- basta che mi dici dov'e' e lo cerco io
- due secondi che te lo trovo
- ma basta che me lo dici
- ma cosi' non lo ricordo, devo andare davanti all'armadio degli utensili e poi mi viene in mente
- ma come, e' cosi' difficile concentrarti?
Conteggio fino a 100 per evitare di assalire il consorte a colpi di spazzolino elettrico rossman. Vado a cercare il cacciavite, dopodiche' e' l'ora di mettere i pigiami, c'e' da far partire un cartone animato, dov'e' questo dov'e' quello, in bagno non ci tornero' piu', tanto i denti sono puliti.

Se avete trovato un trucco che non sia installare una porta blindata nel bagno, fatemelo sapere.

23.9.14

Una giornata da Słoiki*

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Sono cresciuta a Torino, ma tra la scuola piccina e misteriosa,  l'orto che per un periodo ebbero i miei nella campagna appena fuori citta', i racconti dell'infanzia del mio babbo e le vacanze estive in Valsusa, mi e' sempre stato chiaro da dove vengono le cipolle, com'e' che le noci stanno attaccate all'albero, distinguere i frutti di bosco buoni dalle bacche cattive e che, in caso di dubbio, i funghi si portano a vedere al farmacista, ma quelli con le lamelle sotto o fatti come le casette dei puffi, no, non si toccano.

Avevo poco piu' dell'eta' della Viatrix quella volta che andammo al paese del mio babbo e conobbi la mia bisnonna Aspasia: mi pareva vecchissima e probabilmente non aveva che l'eta' che mi auguro ragionevolmente di raggiungere anche io adesso. Contribuii a fare i ciambellini di Pasqua con le altre donne e bambini. Passai qualche ora correndo in su e in giu mentre i grandi cucinavano e chiaccheravano nel fondo, una sorta di cucina dispensa a  pianterreno, dove in un angolo del pavimento passava un'infinita ed ordinata fila di formiche, che a vederle nei palazzi di citta' gli adulti sarebbero scappati dicendo che alla prossima riunione di condominio ne avrebbero sentite, e li invece non sorprendevano nessuno.

Ero una bambina cresciuta in citta', ma a parte le formiche in fila sul pavimento, ogni volta che mi sono ritrovata nella Natura, m'e' parso naturale.

Ieri ho guardato le mie bimbe sgambettare  per cercare nell'erba umida le noci cadute e ancora avvolte nel loro cuscino, mamma, il cuscino della noce, a raccogliere le mele becchettate dai ucellini, a concentrarsi per scoprire dove il bisnonno ha appeso il lamponi



Sono salite e scese mille volte sulle vecchie scale di legno,  per sentire ancora una volta il cigolio e ridere, salvo poi scoprire che dentro le scale c'era il mercatino dei barattoli della bisnonna.
Hanno tuffato il viso nella tenda di trina trasparente, stupendosi che ci si vede attraverso da vicino e non da lontano.
Hanno scovato gli attrezzi di legno per cucinare quelle portate di antichi pranzi e deciso che erano strumenti magici.

Come ho fatto anche io, e come hanno fatto prima di me i miei genitori e andando indietro nei secoli pressoche' tutti i bambini .
Tuttora nel mondo la maggioranza delle persone coltiva la terra, ha le formiche che camminano in fila in un angolo della cucina  e dei bambini che passano di li' gridando e ridendo.

Osservare questo frammento della continuita' nel nostro vivere di esseri umani,
coltivare per raccogliere,
cucinare per festeggiare,
esser adulti che zappano o impastano,
essere bambini che scoprono e imparano,
mi rende fiduciosa per il futuro.


Si usa chiamare  sloiki (contenitori barattoli)  in modo scherzoso e un pochino spregiativo, quelli che non sono di Varsavia ma arrivano la domenica sera per lavorare tutta la settimana, dopo il weekend passato al paese, con le valigie piene di roba da mangiare preparata dalla mamma o dalla nonna
Siamo tornati a Varsavia carichi di conserve di frutta e verdura, un sacco pieno di 54 pierogi, un pacco di fragole dell'orto surgelate per l'inverno. Fieri di essere anche noi "contenitori barattoli" :-)



10.9.14

Souvenirs di un'expat a Varsavia

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Premessa inutile, ma se avete tempo perche' non leggerla, altrimenti andate giu' direttamente al Post :-)

Quando nove anni fa iniziai le mie incursioni polacche, era ancora l'epoca  in cui si potevano mettere nel bagaglio a mano senza alcuna limitazione di peso e di liquido ogni sorta di cose: partivo da Bergamo o da Malpensa con uno zaino blu e azzurro dell'Arena con tre soffietti apribili, roba che quando era tutto pieno, ed era sempre tutto pieno, non sarebbe entrato nella famosa gabbietta del bagaglio a mano nemmeno facendoci sedere sopra quattro elefanti.
In realta' lo zainone avrei potuto imbarcarlo nella stiva, che ai tempi non si pagava, ma data la fragilita' del contenuto evitavo: dentro c'erano sempre almeno due bottiglie di vino (un rosso e un bianco, solitamente dolcetto e favorita, i miei preferiti), una di olio (sembra impossibile oggi che si incontrano negozi di prodotti italiani ogni dieci minuti a piedi, eppure nemmeno cinque anni fa un litro d'olio costava come una cena al ristorante figo per due persone, mancia inclusa),  un assortimento di salumi e di formaggi (oggi  trovo i tomini arrivati in cargo refrigerato da Bra nel negozio sotto casa) che, grazie alla mcgyverite di mia madre,  viaggiavano debitamente impacchettati con piastra ghiacciata dentro ad un sacchetto termico.
In base alla stagione si aggiungevano al carico gianduiotti, cri cri, cantuccini e altre specialita' e il Senator ricorda ancora quella volta che portai una fetta enorme di Panforte, presa da mio padre alla pasticceria Nannini di Siena.
Al ritorno portavo indietro principalmente salumi, dono irrifituabile di mio suocero che annovera nel suo passato un periodo da macellaio, cioccolata wedel e vodke  (non fate MAI l'errore di offrire a un polacco la vodka. Se e' keglevich vi ridera' in faccia che e' succo di frutta, se e' grey goose vi ridera' in faccia che solo i francesi possono inventarsi una vodka che sa di traglia e venderla come n.1 nel mondo, se e' russa vi diranno molto compitamente anche no, la vodka polacca e' assai piu' buona. E hanno ragione in tutti e tre i casi).
Un po' che tutto sto via vai di bottiglie si e' estinto a causa delle leggi sulla sicurezza aerea , un po' che viaggiando con due bimbe sono sempre al calcolo del millimetrocubo di spazio in valigia, ho iniziato a guardarmi in giro alla ricerca di quegli oggetti caratteristici di qui, che non fossero le solite cosette prendipolvere o kitsch.

E' finita che  quelli che ho trovato mi piacciono cosi' tanto che non li sto comprando per regalarli, ma per tenermeli, aprendo finalmente una piccola sezione Ricordini di dove vivo nel museo casalingo gia' esistente da anni e a me noto officiosamente come casino di cose recuperate dal Senator dove e' andato per lavoro, contenente tra gli altri:
- tazzoni di conferenze sul gas e petrolio,
-piatti decorati con decalcomanie oro fluorescenti di palazzi mediorentali che furono per dieci giorni i piu' alti del mondo
- raccolte di francobolli asiatici dai colori improbabili
- tappeti di tribu' di seconda mano,
- quadri di stile vorreiessereunimpressionistaindonesiano,
ma questo sta per diventare un altro post.
 ****

Ecco la mia selezione per lo shopping caratteristico varsavianpolacco  che vi augurerei di fare se passaste da queste parti

Quaderno
 
Di Warsaw Slow Design , e' stampato su carta opaca e riporta su ogni coppia di facciate un'immagine o un dettaglio della citta', per accogliere annotazioni e pensieri

Tazze

Sono di Hellowawa e rappresentano il Palazzo della Cultura e la Sirena, simbolo della citta', scolpita in piu' versioni in giro per la citta' .
Folk

I motivi folk polacchi (wycinanki, per chi fosse interessato ad approfondire sono decorazioni che trovano la loro maggior espressione nel papercut, si trovano molti boards su pinterest e il padiglione polacco per l'esposizione universale a Shangai del 2010 fu appunto una struttura intagliata con questi decori), sono coloratissimi e allegri: si ritrovano in molti negozi del centro ma anche on line, riprodotti su mille oggetti: dalle  borse alle agende, dagli astucci, ai grembiuli, dai cuscini alle mattonelle. Non sono un'amante del genere ma ho ceduto anche io per il mio laccio portachiavi


Bombki - Palle di Natale (e non solo di Natale)

Le palle (non solo sferiche, anche ovali ,a ghiacciolo, a cuore etc)  di Natale qui si usano ancora di vetro, molto grandi, e decorate in modo eccezionale. E' usuale che gli alberi siano carichi di palle tutte diverse, accumulate negli anni dalle famiglie ed e' sempre ritenuto un regalo gradito e di buon auspicio donarne una. Nel resto dell'anno spesso si vedono finestre o loggie abbellite da decorazioni con motivi stagionali (pasqua, primavera) o folk.Vi sono molti negozi specializzati, sia in citta' che on line, come http://www.bombkigepard.pl/,  http://bombkarnia.pl/ e http://www.mark.waw.pl/

Ceramiche Bianche e Blu
 Le ceramiche tradizionali polacche sono decorate a mano, tipicamente  in bianco e blu, secondo diversi motivi di fiori e foglie geometrizzati, tramite l utilizzo di stencils e tamponi. L'epicentro di queste produzioni e' da oltre duecento anni la piccola citta' di Boleslawiec. I negozi, anche online, sono innumerevoli, e basta mettere Polish Pottery dentro Pinterest per entrare dentro un universo.

4F
Vi consiglio  di entrare nei negozi 4F, un'azienda polacca di abbigliamento sportivo nata pochi anni fa e che ha gia' vestito tutti gli atleti nazionali nelle maggiori competizioni. Ho preso la loro giacca da donna creata per l'uniforme alle Olimpiadi di Sochi 2014, indossata dalla modella al centro. E' composta da un'esterno "a vento" decorato con piccoli swaroski sui cristalli di neve stampati ed un interno "piumino" grigio piombo, usabili separatamente, aldila' del bellissimo design, il contenuto e' eccezionale, mi ha protetto contro il freddo piu' freddo, il vento piu' vento e la pioggia piu' pioggia e so che la usero anche tra trent'anni!


Ambra

Ovvero l'Oro del Baltico: anche in Polonia, come nelle Repubbliche Baltiche, l'artigianato d'ambra e' una delle attivita' piu' antiche, . Non tutte le creazioni possono essere di gusto per noi, ma le lavorazioni si stanno facendo sempre piu' moderne mano a mano che le aziende si affidano a nuovi designers. La maggioranza delle vetrine d'ambra affollano le vie del centro storico  e quasi tutti i negozi vendono anche on line.


Posters. I polacchi hanno una scuola di artisti di poster pazzesca: nel 1952 furono istituiti due corsi indipendenti all'Accademia di Belle Arti. Vivendo in un regime comunista, tutta la scuola si sviluppo' non nella direzione delle necessita' commerciali ma in quelle della comunicazione critica. A Varsavia esiste il museo di Posters piu' grande d'Europa ed il primo al mondo di questo genere. Per comprare posters originali di varie decadi, c'e' una piccola Galleria con banchetto aperto  dalle 12 alle 17 dentro il corridoio della Biblioteka Uniwersytecka: molti posters sono appesi lungo il corridoio,inoltre e' possibile sfogliare ulteriori cataloghi, i due gestori come maghi tirano fuori tutti quei poster da un cassettone unico, costituito da mille sottilissimi cassetti. Sul sito della Galleria trovate molte immagini, informazioni biografiche sugli artisti e anche la possibilita' di acquistare on line con spedizione in tutto il mondo. (A partire da 50 pln)

E voi che oggetti scegliereste o avete scelto come souvenirs di dove abitate? Se scrivete un post, vi invito ad aggiungere sotto nei commenti il link!

8.9.14

Dream large

23 comments:



(video di Wawa vecchia di otto giorni fa)


Vivere a Varsavia mi rende felice.
E' ovvio per chiunque mi incontri ed ormai e' diventata quasi una barzelletta quanto io sia innamorata di questo posto.
Quando mi si chiede perche', mi vengono in mente mille risposte e mi pare di non essere mai esauriente, di non riuscire mai davvero a comunicare cos'abbia di speciale questa citta'.

Oggi una mia cara amica e suo marito hanno ritirato le chiavi di casa nuova. Un'amicizia iniziata tra il mio tavolo di cucina nel paesello francosvizzero e la sua scrivania d'ufficio in un container di Pretoria. Ora abbiamo entrambe due creature, oggi scrivo da un tavolo in camera mia a Varsavia e lei da una scrivania all'Universita' di Trento.
Molti grandi sogni dopo e ancora tanti grandi sogni da realizzare, perche' lei e suo marito sono due che sognano in grande.
Anche i miei genitori lo sono. E infatti hanno costruito per me un mondo di opportunita' ben oltre il loro.
Il loro sognare in grande ha portato spesso contro di loro l'invidia o il sospetto, come se sognare in grande non fosse una scelta di libero arbitrio attuabile da chiunque ne abbia la volonta' o come se sognare in grande nascondesse doppi fini contro gli altri, anziche' un solo scopo: il miglioramento della propria vita e quella dei propri cari.

Vivere in un posto dove e' forte e chiaro che la maggioranza delle persone che incontro, ciascuna a modo suo,  sogna in grande, mentre l'invidia e il sospetto sono roba per  pochi sfigati, e' per me una dose giornaliera di endorfina mentale, un memento costante a fare altrettanto, a non scoraggiarmi mai perche' finche' c'e' liberta', davvero i sogni non hanno limiti, se non quelli autoimposti.
Varsavia e' ripartita da zero nel 1945. Settecento anni cancellati*. E' stata una partenza a scartamento ridotto, perche' mentre le foto del primo dopoguerra documentano un paese distrutto, che riceve gli aiuti dell'UNNRA e intraprende la sua ricostruzione, nel 1948 con un referendum truccato, l'orologio si ferma nuovamente. Dal 1989 si  e' ricominciato davvero, veloce, veloce, piu'veloce possibile, per recuperare 40 anni di sogni troppo grandi che non sono mai stati sopiti, ma tenuti forzatamente chiusi in cassetti troppo piccoli.

Quando mi chiederanno di nuovo perche' mi piace tanto Varsavia, ho finalmente individuato  l'essenza di questo luogo, la chiave della mia appartenenza alla citta': se vuoi sognare, se vuoi lavorare, ce la farai, perche' nessun sogno e' troppo grande per diventare realta', questa citta' ne e' la prova ogni giorno.

Auguri Meme e Darrin, tough people don't play it small
Cari Babbo e Mamma, mancano solo due giorni, a prestissimo



*(84% totale della citta', 94% degli edifici e monumenti di valore storico, 80% di tutte biblioteche pubbliche e private, il 90% degli abitanti perse tutte le proprieta' mobili ed immobili, il danno totale e'stimato 30 bilioni di dollari ma in realta' non si sa con precisione quanti beni artistici di proprieta' privata siano andati effettivamente distrutti)




3.9.14

Passeggiatina di stamani con passeggino e spremuta da Caffe' Nero

5 comments:
ricostruzione digitale dell'antico Palazzo  nell'attuale Piazza Pilsudski di Varsavia
Quello che resta  dell'antico palazzo dopo la distruzione di Varsavia nel 1945 (e' diventato il monumento al Milite Ignoto)

Particolare del Monumento al Milite Ignoto
la Fontana dei Giardini Sassoni, dietro piazza Piksudski
Questo post e' dedicato a Elisabetta

2.9.14

Sisterhood

29 comments:

Non so com'e' perche' non l'ho mai provato personalmente, ma spero vi stiate divertendo a crescere insieme.

1.9.14

Fine estate

6 comments:
Ovvero, quel che non pote' nemmeno David Guetta, pote' la Nazionale Polacca di Volley Maschile.
Sabato sera scorso, l'intero Stadio Nazionale era pieno, caldo, vibrante di applausi e cori durati per tutti e tre i set che sono stati necessari agli eroi di casa nonche' campioni in carica per sigillare una vittoria senza se e senza ma, nella prima partita di apertura del nuovo torneo mondiale.






Entusiasmo alle stelle, come da noi solo per le finali dei mondiali di calcio.Nella storia della World Volley Cup, e' stata la prima volta che una partita si e' tenuta in uno stadio da calcio e di fronte a un pubblico cosi' grande, 62mila persone, di ogni eta' e omogeneamente ripartite tra uomini e donne. Io e il Senator eravamo seduti in mezzo alla giovanile under 14 maschile di Pallavolo della nazionale, i cui componenti mi hanno trattato con estremo riguardo, considerandomi un'arzilla vecchietta
Sicuramente ha aiutato a creare e mantenere una cosi' forte atmosfera la presenza di un dj, di un commentatore e di un animatore travestito da mascotte pollo Aquila bianca ( il simbolo della Polonia, tra l'altro anche il simbolo della Serbia e' un'Aquila, ma marrone, per cui ho trovato un peccato che gli ospiti non si fossero portati dietro il loro pollo acquilottone in formato umano), che hanno condotto il pubblico durante tutto il match, dando il via alle Hole, ai cori, mani in alto,  suonando spezzoni musicali di sicuro richiamo come i ritmi di We will rock you, Go West (che diventa Biale Czerwoneee), Popopopopopo eccetera.
Mi hanno stupito  l'utilizzo a scopo tifoseria del ritornello del Valzer Viennese e della la prima strofa di If you are happy and you know it clap your hands ma il mio preferito e' stato sicuramente l'uso dell'intro della famiglia Addams o della Pantera rosa per sottolineare quando il gioco viene fermato per contestazione e dare tempo ai  giudici di verificare sugli schermi dove effettivamente sia caduta la palla o se sia stata toccata la rete.
Tutti, me compresa,  a parte il Senator che gia' e' andata bene non si e' messo la sua solita maglietta bluette (colore della squadra sfidante, la Serbia), erano in magliette bianche o rosse, con vari orpelli: la sciarpa POLSKA (io ne ho una cimelio di euro2012), copricapi rossi con o senza piume bianche (sempre da pollo aquila), guance e intere facce dipinte dalle solerti volontarie armate di pennelli e vernici agli ingressi dello stadio. Di contorno anche le cheerleaders, che pero' sono vestite in maglietta e calzoncini girogamba, nulla di comparabile ai costumi da vallette di tv italiana a cui la mia mente, cresciuta tra li anni del Drive In e quelli  di Passaparola, e' abituata.
La mia reminiscenza delle regole di pallavolo e' degli anni novanta al liceo, percio' ci ho messo tutto il primo Set a capire le nuove regole. Non avendo mai guardato prima una partita di questo sport, sono rimasta davvero affascinata da come la tensione tra i giocatori e tra le squadre fosse palpabile, e contemporaneamente scissa da qualunque contatto fisico: in una partita di calcio, negli ultimi minuti si verificano spesso un sacco di falli brutti. Quando la squadra di casa ha vinto, lo stadio e' letteralmente esploso, ma c'e' stato anche l'applauso finale per la squadra avversaria.

Dopodiche' la massa biancorossa ha iniziato a defluire dallo stadio biancorosso, lungo il ponte che di giorno collega il centro di Varsavia e Praga (la parte di Varsavia oltre Vistola si chiama cosi'):  il Palazzo della Cultura era illuminato d'Arcobaleno in mezzo alle luminarie degli altri grattacieli e degli altri ponti.
Il fiume dal lato di Praga era fiancheggiato dai fuochi accesi da chi passava la serata a chiaccherare a gruppetti lungo l'argine, composto da dune di sabbia ricoperte da prati. Affacciandomi dal ponte potevo scorgere i gruppetti di ragazze  e ragazzi passeggiare o scendere in bici attraverso le stradine tra gli alberi che bordano l'argine dalla strada asfalta.
I fuochi sono fatti in bidoni lasciati appositamente li', il legno si acquista a delle bancarelle. Alcuni grossi tronchi sono coricati  in modo da fungere da panchine. Dall'altro lato del'argine, le gradinate, un po' di musica che arriva dai chioschi sulle chiatte, la novita' di queste due ultime estati, che pero' chiudono tutte prima di mezzanotte, sia per non disturbare gli abitanti, si perche' tanto nessuno sta fuori troppo tardi, il giorno dopo tanti lavorano o studiano anche se e' domenica, e per ottomila persone ci sara' la mezza maratona.

Prima di rientrare ci siamo fermati ad un bar allo stagno del parco vicino casa. Mi sono lasciata andare nella sdraio, ho guardato in su. Con tutte le luci della citta' si vedeva una stella sola, in questo pezzo di cielo incorniciato da alberi.
Improvvisamente ho pensato alle persone che un sabato di settantacinque anni fa potevano essere esattamente seduti dov'eravamo noi. Non esattamente, perche' qui non c'era lo stagno, c'era un palazzo. Magari erano seduti sul davanzale dell'abbaino, anche loro con un bicchiere, a godersi una mite sera di fine estate e guardare quella stella, senza sapere cosa li attendeva lunedi' e per cinquant'anni a venire. E intanto sicuramente qualcuno in quello stesso momento, mentre io stavo li', stava seduto da qualche parte a Kiev, a bere un bicchiere e guardare quella stella e a domandarsi cosa succedera'.

28.8.14

Mele di fuoco

11 comments:
Il primo giorno dopo le vacanze mi e' parso di leggerlo su dei cartelloni per strada, mentre passavo velocemente.
Il secondo giorno sono salita sull'autobus e l'ho letto chiaramente sullo schermo che proietta avvisi municipali e pubblicita' di iniziative cittadine.
E poi l'ho sentito alla radio mentre facevo la spesa.
Sono spuntate  mille sdraio verdi fuori da chioschi,ristoranti, librerie, negozi di qualsiasi tipo,che  invitando a sedersi per bere un sidro. (Non e' possibile per legge pubblicizzare alcool che non sia birra)


Non vedo la tv ma gli amici mi riportano sketch e tormentoni.
I banchetti che usualmente vendono frutta agli angoli espongono fogli A4 stampati a computer con il messaggio.

Facebook, Twitter e Pinterest mi iniziano a consegnare giornalmente foto e slogan divertenti ma non sarcastici, che promuovono il messaggio facendo sorridere, non deridendone l'importanza.

I Selfies con mela, uniti all hashtag  #jedzjablka sono diventando virali:

Wawa chiama - Berlino risponde :-D


Mentre il Palazzo della Cultura e delle Scienze si staglia su tutta la citta' ancora una volta illuminandosi di notte di blu  e di giallo, in solidarieta' all'Ucraina come durante quest'inverno di proteste in piazza Maiden, la societa' si ricorda che per sostenere l'economia agricola nazionale,gravemente danneggiata dalla mancata esportazione vietata dal corrente Zar di Russia di mele in primo luogo e di altra frutta e verdura, e' giunto il momento di consumare piu' mele del normale: come ingrediente della szarlotka (la torta di mela polacca), come succo,  come sidro, o semplicemente cruda come snack. In tantissimi uffici sono comparsi cesti di mele accanto alle macchine del caffe'.

Se la creativita' puo' aiutare a cambiare il corso della storia, figurati se non puo' aiutare a sostenere l'economia.

Poco piu' di 25 anni fa in Polonia si sono tenute le prime elezioni non completamente pilotate dal regime comunista: uno studente di grafica, tra i vari che collaborarono a creare posters, penso' a Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco, e gli mise la scheda elettorale in mano al posto della pistola, per condensare il messaggio: queste elezioni sono la resa dei conti, il duello in cui si vince o si perde, non ci sono piu' vie di mezzo, e il tuo voto e' la tua arma. Migliaia di copie di questo poster furono misteriosamente stampati in Italia(probabilmente con fondi americani) e paracadutati di notte in Polonia, dove vennero affissi ovunque, diventando cosi' la prima immagine nella memoria collettiva riguardante queste storiche elezioni.

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