9.6.14

L'effetto Varsavia


Ieri tornavamo qui a Varsavia da Cracovia: mentre i finestrini del treno incorniciavano distese immense di verdi illuminati da un sole abbagliante, io stavo  scalza e sudata  dentro lo spazio giochi con un paio di altre mamme scalze e sudate e un gruppetto di nani dai 12 mesi ai 6 anni. La Viatrix era come al solito quella che rideva piu' forte, gridava piu' forte, giocava piu' forte, percio' io ero nel pieno esercizio delle mie funzioni di agente della buoncostume + guardia di massima sicurezza: fortunatamente sono arrivati due bambini spagnoli che saltavano e strillavano ancora piu' di lei  e cosi' per un pezzo di viaggio che a me e' parso lunghissimo e che probabilmente e' durato un quarto d'ora,  ho smesso di essere la mamma della scalmanata e ho potuto assorbirmi nei miei pensieri, mentre il papa' spagnolo sudava piu' di tutte noi insieme e la pelota rimbalzava tra il soffitto del treno ed il pavimento, come una sorta di metronomo pop del nostro viaggio.
L'estate di nove anni fa arrivai in Polonia con il Senator: una decina di giorni in cui visitammo tantissimi suoi
amici e parenti nonche' Poznan, Gliwice, Grobniki, Wroclaw, Parowa, Varsavia e Cracovia e vidi dai finestrini tantissimi kilometri di villaggi, prateria e scorci di citta'.
Varsavia era un cantiere immenso: cosi' tanti blocchi comunisti, alcuni bei palazzi ma sotto restauro, strade intere coperte di polvere, insegne, macchinari, gru ovunque. Su tutto spiccava un Palazzo della Cultura gigantesco che sembrava esser stato portato con un'astronave, tanto non c'entrava niente col contorno, e un centro storico carino quanto completamente ricostruito. Pare ci fossero molti parchi, ma tante erano le lamiere dei cantieri che bordavano le strade che quel verde sembrava lontanissimo ed irraggiungibile. La gente, varsaviesi autoctoni o coloro che si erano rassegnati a venire a vivere a Varsavia perche' c'e' piu' lavoro,  correva dovunque, sembravano tutti incavolati o almeno troppo occupati con le loro cose da fare, gomitate nella schiena e pestaggi di piedi pareva fossero una normalita' nel camminare.
Cracovia era bellissima: palazzi, giardini, mura, castelli, chiese. Bar e ristoranti, caffetterie e centinaia di tavolini dove le persone leggevano con infinita calma il giornale sorseggiando cappuccini perfetti o brocche di tocaj con ghiaccio, carrozze bianche trainate da cavalli che facevano il giro per i turisti in un atmosfera alla Vienna incontra Firenze. Turisti spensierati e affascinati, studenti che sciupano il tempo, abitanti rilassati e orgogliosi della propria citta' .
Cracovia era l'unica citta' bella per i miei occhi italiani, vista in quel viaggio: bella e cordiale.
Non solo, era l'unica citta' dove potevo immaginare di considerare la possibilita' di vivere, se mai un giorno avessi dovuto vivere in Polonia.
Varsavia, Palazzo della Cultura, 1958(foto colorata digitalmente)
Varsavia, Palazzo della Cultura, 2014
Cracovia, Piazza del Mercato, 1960
Cracovia, Piazza del Mercato, 2014

Il volto fisico di  Varsavia non e' piu' quella di nove anni fa, quello di Cracovia e' sempre lo stesso, bellissimo.
Il volto umano di Varsavia non e' piu' quelle di nove anni fa: tanti expat polacchi  degli anni passati sono rientrati non alla loro citta' di origine ma alla capitale, gli expat stranieri stanno arrivando qui a frotte perche' ci sono opportunita' di lavoro ottime e si vive bene, i varsaviesi sono cambiati: dopo aver corso tutto il giorno per lavorare si concedono un po' di gioia di vivere e sono anche loro orgogliosi della propria citta', non pestano piu' i piedi al prossimo e, tranne le babcie, sono inclini alla gentilezza.
Il volto umano di Cracovia e' sempre lo stesso, cordialissimo.

E anche io, nel frattempo, sono cambiata perche' quella bellezza di Cracovia che tanto mi aveva affascinato nove anni fa, adesso preferirei non viverla tutti i giorni.
Sara' che di rilassatezza ho dovuto sorbirmene troppa negli anni del paesello francosvizzero, sara' semplicemente che i miei occhi hanno imparato a vedere anche la bellezza non italianamente intesa.
Nove anni fa non sarei rimasta di fronte ad un grattacielo di vetro ad ammirarne il valore architettonico, era una cosa moderna di nessun pregio rispetto ad un Duomo o ad un anfiteatro.
Nove anni fa non mi sarei resa conto del valore lavorativo di un cameriere che arriva in meno di dieci secondi a chiedere l'ordinazione o del valore imprenditoriale un commerciante che tiene aperto sette giorni alla settimana il suo negozio dalle otto di mattino alle nove di sera.

Ho imparato a vedere anche altri valori, altre bellezze artistiche e umane.
E non solo.
Vivere a Varsavia mi obbliga ogni giorno a rendermi conto di come la forza di volonta', il lavoro, l'imprenditorialieta', lo spirito di servizio, fanno la differenza, cambiano le cose, le citta', le vite.
Ogni giorno che sono stata turista qui in Polonia,  ho pensato a come era diverso questo mondo finche' mancava la liberta', fino al 1989.
Ogni giorno da expat in Polonia, sono condotta da tutti e da tutto cio' che mi circonda a pensare a come tutto puo' essere fatto, quando si vive in uno stato libero: dipende solo dalla propria volonta' e dal proprio impegno. E nella mia vita io ho creduto di aver voluto davvero, di essermi impegnata davvero: anzi credo che sia stato proprio cosi', ma forse avrei potuto volere ancora di piu', avrei potuto impegnarmi, ancora di piu', se avessi davvero apprezzato il valore di vivere in uno stato libero, in democrazia, non perfetto, come non e' perfetta nemmeno la Polonia, ma di base libero.
Vivere qui mi sta insegnando a volere le cose in modo diverso, a impegnarmi nelle cose in modo diverso. Con la stessa forza, ma con diversa motivazione. Perche' ora vedo anche la bellezza della liberta' e della democrazia e prima lo sapevo che erano cose fondamentali ed importanti, ma vederselo intorno tutti i giorni e' diverso che leggerlo nei libri.

19 comments:

  1. Ciao!
    Io sono polacca, ho vissuto la mia infanzia nei tempi di comunismo per cui so di cosa parli.
    Ti leggo con piacere,
    Agnieszka

    ReplyDelete
    Replies
    1. ciao Agnieska, forse ci siamo gia; incrociate sul gruppo mamme bloggers di Fb? Sei di leszno?

      Delete
    2. Sì, sono io!:-)))
      Il dubbio c'era anche da questa parte, ma non n'ero sicura.
      Ora so, per cui piacere di nuovo:-)))

      Delete
  2. Io pure questi giorni 'sto riflettendo molto sulla libertà, sai, in Spagna in 40 anni si sono fatti solo 4 referendum, mi pare che il popolo non abbia proprio potere ... Superficialmente sembra di sì, invece a viverci nei posti ci si rende conto di cose che magari gli autoctoni neppure notano ...

    ReplyDelete
    Replies
    1. sarebbe interessante saperne di piu' se hai voglia di scriverne

      Delete
  3. Me ne avevano parlato diverse volte del periodo di crescita che sta' attraversando la Polonia (frequentiamo diversi expat polacchi) e non facevo fatica a crederci, ma quelle foto messe a confronto sono un'altra cosa!

    ReplyDelete
    Replies
    1. la prossima settimana una nostra amica polacca che vive a chicago dal 2003 verra' a trovarci..lei e' di un paesino del sud-est e non vede Varsavia (a parte l'aeroporto) da dodici anni...sara' buffissimo essere io a farle da guida!

      Delete
  4. Wow, davvero belle riflessioni. Dev'essere strano per noi, vivere in paesi come la Polonia. Ma senza dubbio arricchente.

    ReplyDelete
    Replies
    1. Io non direi che vivere in Polonia di oggi sia strano. Di certo a molte persone farebbe molto, ma molto strano vedere com'era la Polonia 25 (o più) anni fa... In quei tempi di "stranezze" il nostro paese era pieno...

      Delete
    2. credo che mestessa si riferisse al fatto che manca nel nostro immaginario la Polonia. Siamo cresciuti con l idea degli usa, dell inghilterra, della spagna, perfino della croazia, perche' tanti da piccoli andavano in vacanza nell'allora yugoslavia, mentre la polonia non era studiataa scuola ne faceva notizia sui giornali e telegiornali. io ricordo benissimo quando da piccola appresi che cadde il muro di berlino e quando ammazzarono ciausescu, ma di solidarnosc e walesa conobbi tutto molti anni dopo

      Delete
    3. Sì sì, ho capito... So che in quei tempi le notizie dalla Polonia non arrivavano, come se quel paese non esistesse - me lo dice anche il mio compagno.
      Dico solo che vivere oggi in Polonia in sé non ha nulla di strano. Scoprire oggi certe cose invece - che hanno fatto storia - può fare un effetto strano.

      Delete
    4. no non ha nulla di strano, io adoro vivere qui!!! :-)

      Delete
    5. E' proprio buffo, ma io mi ricordo esattamente degli scioperi a Danzica e poi la sensazione di spavento provata a sentire la notizia della legge marziale in Polonia il 13 dicembre 1981 e se ne parlò a scuola (andavo a scuola da suore salesiane) e poi le visite papali, insomma la Polonia non era così lontana dall'immaginario della mia prima adolescenza, addirittura avevamo un libro di narrativa che raccontava le vicissitudini di una combriccola di ragazzi figli di operai dei cantieri di Danzica alle prese con le oppressioni di quei tempi. Venirci lo scorso novembre è stato davvero molto emozionante, specie per me: camminare per le vie di Varsavia è come vivere dentro un libro di Storia (e tu sai quanto mi piaccia la Storia!). La bellezza di questa città e l'eleganza con cui veste le sue cicatrici: i grattacieli moderni, il palazzo della cultura, il centro storico ricostruito, lo stadio enorme, i quartieri oltre il fiume, il ghetto e le sue memorie, le chiese (anche quelle ortodosse!), gli edifici comunisti, i ponti sulla Vistola, ogni angolo ti parla di qualcosa. E poi Chopin. Bisogna solo saper ascoltare :) Un abbraccio a tutti voi! <3

      Delete
    6. Ah, ho dimenticato di firmarmi, rapita com'ero dal flusso di pensieri!
      Arrossisco!
      E.

      Delete
  5. Esatto, per rispondere ad Agnieszka. La Polonia per la mia generazione in poi, e' la nazione delle prime immigrate in Italia come badanti. Capisco perfettamente il suo punto di vista, ma noi italiani abbiamo prevalentemente conosciuto il suo paese cosi' a partire dagli anni '80-'90. E' bello vedere che (anche grazie all'Italia) i Polacchi hanno potuto far ritorno nelle loro case portando un po' piu' di benessere nel loro Paese; ma senza dubbio il grosso lo hanno fatto loro, passando dal comunismo ad una sistema "capitalistico" che gli ha permesso di creare lavoro e servizi. Non e' stata la fortuna di altri paesi dell'ex blocco comunista. Grazie Vale per questo bel post.

    p.s. il precedente sul treno con il vagone gioco e' strepitoso!

    ReplyDelete

Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...