30.4.14

Antropo-mom

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Ascoltando distrattamente per l'ennesima volta un dvd in sottofondo, il pensiero mi ha colto di sopresa:
tutti i bambini amici di Peppa Pig hanno, come lei, uguali iniziali di nome e cognome

Suzy Sheep
Pedro Pony
Danny Dog
Freddy Fox
Candy Cat
Emily Elephant
Edmond Elephant
Kylie Kangaroo
Rebecca Rabbit
Zoe Zebra
Zaza Zebra
Zuzu Zebra
Wendy Wolf
Gabriella Goat
Delphine Donkey
Didier Donkey


...e io sono Valentina Vaselli

28.4.14

La Sfiga Lady*

42 comments:
Sfiga Lady si nasce, e poi si passa un bel po' di tempo a tentare di rimediare.

Primo risultato di Google Images digitando Sfiga Lady
Dopo quasi 35 anni di tale carriera, sono ormai sufficientemente forte per fare outing e accettare che per quanto io mi possa sforzare e periodicamente mi sforzi:
non sono capace a pulire a fondo  le piastrelle da far venire via il Mondo dalle maledettissime Fughe,
non sono capace a far venire gli specchi puliti senza l' effetto nebbiolina al casello di Bereguardo,
non sono capace a lucidare il parquet
non sono capace a pulire il parquet con lo straccio senza lasciare l'alone di percorso di formula1 per micromachines
non sono capace a smacchiare i tappeti e le moquettes, che odio con tutta me stessa
non sono capace a pulire i vetri senza lasciare poi le righe del detersivo
non sono capace a lucidare la rubinetteria
non sono capace a far tornare trasparente la cabina della doccia e  tutte le superfici verticali (e tutte le porte di casa sono con i vetri alla francese): ho problemi a gestire con efficacia la spugnetta ortogonalmente al senso della gravita' terrestre
non sono capace a pulire il soffitto del forno  e tutte le superci orizzontali in su': ho problemi a gestire con efficacia la spugnetta contro il senso della gravita' terrestre

Come quasi ogni Sfiga Lady, il destino mi ha unito ad un Furiodomestico che ha un personale record di 11 camicie perfettamente stirate in un'ora (io non stiro mai, nulla, assolutamente: mi verrebbe male e non m'importa di vivere stropicciata)


Siccome  al bisogno risolvo con successo i guasti di  frigorifero, lavatrice, lavastoviglie, pannelli dell'elettricita' etc, rincollare battiscopa, fissare mensole e tutto quanto fa lerua'merlina, temo che il problema di fondo alle mie carenti doti nelle pulizie sia che mi manca la vocazione: vorrei vivere in una casa ordinata e pulita, ma alla fine tra farmi il mazzo con le bimbe e uscire a fare una passeggiata o cucinare una bella cena o scrivere una mail ad una amica, non scelgo mai di fare ordine e pulizia come priorita'.

Invidio tantissimo quelle che "poco ma tutti i giorni" perche'  anche quando decido di applicarmi quotidianamente, ogni volta ci va una vita: sara' perche' le bimbe producono entropia costantemente,ma ogni giorno e' il giorno della Marmotta. Mi ritrovo sempre questo misto di cornflakes, galeone dei Pirati, frutta di plastica, cannucce e varie ed eventuali, uniformemente sparsi sui pavimenti di casa. Montagne di panni da lavare. Montagne di panni da piegare. Mensole e mensole di delirio. Cassetti che rigurgitano di abiti che non trovo e infatti finisco per vestirmi sempre con quello che e' appena uscito dall'asciugatrice e non ancora  rientrato nei cassetti traboccanti di cui sopra.
.
Da quando Lena e' entrata nella mia vita, ogni giovedi' comincia con una me ansante che tenta di riordinare almeno i giochi esplosi per casa prima che lei arrivi per rispetto nei suoi confronti e vergogna di me stessa, e quando Lena ha completato la sua opera magica, finisce con il mio Giro  di corsa d'onore dalla porta d'ingresso attraverso tutte le stanze, ammirando il Museo di Come Potrebbe essere Casa Mia se non me ne occupassi io gli altri sei giorni della settimana, prima che le nane inizino l'opera di distruzione.

Da Sfiga Lady, condannata per mia natura intrinseca ed ineliminabile a vivere nel caos, l'unica cosa che posso fare per diminuire il delirio materiale  e' periodicamente mettermi a far la cernita e riorganizzare, come quando trasloco, anche se non trasloco: ho deciso ieri, d'accordo col Senator, di indire la #sfigaladyweek: da ieri ogni giorno dieta alimentare (tanto vale soffrire tutto insieme) e gioco di ruolo del Terminator domestico, con la speranza di risvegliarmi domenica senza i postumi della Pasqua Polacca, in un ambiente zozzo uguale ma piu' leggero da vedere.

Lui ha attaccato dalla Cantina, riemergendone distrutto quattro ore dopo e annunciandomi che ci vogliono nuovi scaffali, io ho affrontato la rimozione delle macchie organiche di provenienza umana e alimentare dal divano, ironico souvenir del tempo in cui lo comprammo, quando ancora non eravamo genitori e non sapevamo che un divano non sfoderabile non e' mai una buona idea.

Oggi, sfida alle mensole a muro e ai contenuti dei Molgers nel nostro bagno, arrivati fino a qui insieme a noi dall'Ikea di Anderlecht (Bruxelles), attraverso tre espatri.
  
 La sola idea di tutti i campioncini ramazzati dal Senator negli Hotel di mezzo mondo mi fa pensare che abbiamo anche finito l'Aperol.


*ringrazio Sonia che ha inventato il termine Sfigalady mentre chattavamo su whatsapp un giorno di qualche mese fa: tentavamo di farci coraggio a vicenda circa le pulizie che ci attendevano, intanto che io aspettavo il bus sotto l'acqua torrenziale coi capelli appena usciti dal parrucchiere.

23.4.14

Le newsletter degli acquisti e delle speranze passate

23 comments:
Periodicamente mi dico tra me e me che un giorno mi devo metter  li' e disiscrivermi dalle vagonate di newsletter che ricevo: alcune ricordo di averle scelte, altre mi seguno da anni senza un perche'.
Poi mi ricordo che dovrei anche fare ordine nell'armadio, nella cassettiera, nelle librerie e negli scaffali del bagno e allora rimando tutto in blocco, newsletters comprese.
Ieri pero' ho notato un che di comico e di storico in questa scia di email commerciali..


Comprati i palloncini da un sito americano un mese e mezzo fa, approfittando del passaggio del Senator da quelle parti per la consegna in albergo, la costante newsletter mi ricorda che dobbiamo finire di preparare i dettagli per la festa di battesimo di Alice



I tempi che abitavo al paesello francosvizzero e si aspettavano sempre trepidanti le offertone del lidl francese per combattere contro gli effetti sul bilancio familiare del costo della vita al carato in quel di Ginevra



Beh, ormai mi ci sono affezionata, pure dove sto ora ogni tanto la gita al Lidl la faccio ancora, se non altro per recuperare Parmigiano e Nutella a prezzi umani




Oddio, questa e' dei tempi in cui ci trasferimmo a Bruxelles sette anni fa e speravo di trovare qualcosa di meglio che uno stage europeo. L'impostazione di ricerca dice: selection for junior legal. Ah



Eh, sono notizione queste.
Cara Arianna Huffington, ad avercelo il tempo libero di farsi tutto House of Cards in un giorno!







Questa e' un reperto netologico dei tempi che ero al paesello francosvizzero e scrivevo la tesi di dottorato e non ero ancora mamma. Fatico a ricordare, se non fosse per la newsletter avrei detto un periodo che non e' mai davvero esistito.






Che allegria eh? Poi dici com'e' che a Ginevra non sono riuscita a farmi un giro di amicizie...gli eventi fighi costavano millemila franchi d'ingresso e quelli ad un prezzo normale erano queste menate depriculturali

Sempre dal medesimo buco nero, quando scrivevo la tesi di dottorato, non ero ancora madre e cercavo un lavoro. La selezione di ricerca dice: comparative law expertise.





Questa ancora prima: finita l'universita' aspettavo l'uscita dei bandi dei dottorati in diritto comparato!







A testimonianza che una volta cercavo le offerte per comprare riviste giuridiche, non pannolini o mini zoo alla Lidl. Adesso l'idea di correre per approfittare del meno 30 percento su Giurisprudenza Italiana mi fa schiattare dal ridere!





Questa non ricordo assolutamente di essermi iscritta. Ma se la luce pulsata normalmente costa 600 euro, com'e' che la danno via a 79? E' un tarocco, che ti sparano un led rosso ma in realta' non esce niente? e soprattutto, a che serve? Sono indietro su ste cose di wellness, la maternita' ti scaraventa alla sopravvivenza delle caverne, dove non esistevano specchi :-D


beh, per concludere la carrellata di queste ultime ore, quella che mi fa ridere di piu', perche' davvero quando mi ci iscrissi, tre anni e mezzo fa, ci credevo che esistesse un qualche barbatrucco che avrebbe risolto il mio problema

E voi? Da quali newsletter siete inseguiti ad imperitura memoria del vostro passato?

22.4.14

Smigus Dyngus - Neurorazzi Pasquali

10 comments:
Giovedi Santo - Tutte le bacheche di facebook delle amiche mamme sparse nel mondo sprizzavano di disperazione gioia, a causa della chiusura degli asili per tutta la settimana dello Spring Break o della mezza Settimana Santa . Quella mattina, mentre camminavo verso l'asilo  non ho incrociato mezzo nano accompagnato, e la cosa ha iniziato ad insospettirmi Mi sono immaginata la figura da scema con  la bidella che faceva le pulizie di primavera e mi chiedeva che ci facevo li. O ancora peggio, e se l'asilo aveva l'allarme? E io provavo ad aprire il cancello e arrivava la polizia? Che gli dicevo? Che volevo solo catapultare accompagnare mia figlia all'asilo perche' non ce la facevo piu' ad averla in casa da quattro giorni e finalmente era guarita, perche' li' si diverte tanto ?
l asilo pubblico 122 di Varsavia
 Arrivata a pochi metri dal cancello senza incrociare anima nana viva, ho visto una nonna con due piccoli.
Codarda  come non mai, ho preso tempo giochicchiando col cellulare per vedere se girava verso il cancello dell'asilo.
Si.
Lo apriva.
Nessun alllarme.
Mi sono avvicinata anche io al cancello per guardare la porta d'ingresso.
Ha aperto la porta, i bimbi sono entrati
Lei e' uscita poco dopo.
Ok, sono entrata anche io, per trovare tutto l'asilo addobbato a festa di uova, il solito vociare ridarolo dei bimbi e le maestre che mi hanno confermato che si, erano pure aperti venerdi'.

Sabato Santo - Presenti, come tutta la Nazione, alla benedizione dei cestini pasquali. Quest'anno con un cestino gentilmente preparato dalla mamma del Senator mentre noi calavamo dalla Capitale alla Slesia con le due Ice a bordo di un interregionale dei tempi che furono (siano benedetti gli ultimi vagoni di treni ancora esistenti con gli scompartimenti e i sedili a divano, nei quali e' possibile bloccare in uno spazio circoscritto 18 e 12 kg di argento vivo)

Percio' sappiate che nel Cestino di Pasqua Polacco Professionale ci sono:
 - sale, che protegge dal deterioramento dei peccati
- salsiccia secca o affumicata (carne) che rappresenta per estensione l' abbondanza di cibo
- uova (dipinte di rosso perche' bollite sode insieme alla buccia della cipolla) che rappresentano la Resurrezione, come simbolo di nuova vita
- pane, come nella comunione rappresenta il corpo di Cristo
- rafano, per il gusto pungente rappresenta il sacrificio di Cristo
- l'agnello, che rappresenta Cristo ma non e' sotto forma di carne di agnello bensi' di dolce di zucchero a forma di agnello
- varie ed eventuali a scelta di chi compone il cestino, che poi e' adornato da foglie di bosso, che qua si usa al posto dei rami di olivo o di salice per la Domenica delle Palme.

Questa tradizione di benedire il cibo alla fine dell'inverno, come gia' la Marzanna, esisteva in tempi precedenti all'evangelizzazione dell'Europa centrale (Germania, Polonia etc) e risulta anche nelle tradizioni romane gia dal settimo secolo. Nel 1600 e' stata rielaborata nel rito della  Chiesa Polacca in coincidenza di Pasqua, sposando bene il significato di rinnovamento della primavera al significato religioso di Resurrezione.

Il Prete officiante mi e' apparso davanti non con quell'attrezzino di metallo solito, ma roteando come un giavellotto una mazza di saggina che spediva gocce di acqua santa nel raggio di quindici metri: non so se ha beccato il nostro cestino, tenuto ad altezza nana dalla Viatrix, ma io mi sono beccata lo  spruzzo in entrambi gli occhi :-S Attendo adesso gli sviluppi di cotanta benedizione

Domenica di Pasqua
Vi ricordate le carpe di Natale?  qui l'anno scorso da me , qui anni fa dai miei suoceri.
Ebbene il cibo pasquale e' assai meno esotico: gli elementi principali sono le uova, la carne e i dolci, in quantita' notevolissime. Quello che pero' prende in contropiede lo straniero e' l'ora di inizio: il momento piu' importante della Pasqua intorno al desco e' infatti la colazione.
Si comincia con la Preghiera e poi scambiandosi gli auguri a coppie, spezzando e scambiandosi a vicenda un pezzettino di uovo sodo, al posto dell'ostia che si usa per gli auguri natalizi. I mei progressi di Polacco sono tali per cui ora riesco a fare gli auguri meno complessi senza bisogno dell'interprete, anche se normalmente questi auguri sono molto pensati per ogni singola persona e quindi dettagliati.
A seguire, ricordandovi che dopotutto e' solo colazione:
- uova con maionese
- salsicce
- salumi di carne affumicata cruda e cotta, salumi stagionati
- pate' di carne
- salsa tartara
- salsa al rafano
- pane
- un dolce tipico pasquale polacco, la Babka, che celebra il ritorno del burro negli ingredienti dopo il periodo di Quaresima

- la torta tipica pasquale polacca, la mazurek , ovvero dei laghi mazuri (quelli anche da cui deriva il nome della mazurka)

- il sernik, ovvero la torta di formaggio e canditi tipica del centro est europeo

A  questo punto non poteva mancare anche la Colomba italica :-) alla quale io non feci mai festa finche' stavo in Italia, e ora invece ho rivalutato.


vi pare manchi qualcosa di verde?
le vitamine sono  apportate da quantita' luculliane di insalata russa!


Dopodiche' si va per digerire fino alla Chiesa per la Messa e al ritorno finalmente si mangia, con il Pranzo di Pasqua, dove ancora si ripropone  tutto il prima menzionato e non ancora finito piu' due zuppe (lo zurek, che contiene appunto le uova, e il rosol, brodo di pollo a cui si aggiunge pasta bianca) e un secondo di carne libero, la tradizione dell'agnello non e' radicata come da noi. Seguono tutti i dolci di prima piu' le uova di cioccolato!


Lunedi di Pasquetta

Se vi e' gia' capitato di passare di qui, sapete che i Polacchi, a dispetto dello stereotipo di gente dell'est triste, sono invece dei caciaroni per cui ogni occasione religiosa, pagana, familiare, nazionale e' buona per far casino, ballare, cantare, magnare e bere (matrimonio, barborka, marzannna).
Quando ho visto mia suocera consegnare sorniona due pistole ad acqua cariche alle nipotine e spedirle a svegliare a spruzzi il suo e il mio marito ancora dormienti, ho scoperto che il giorno di Pasquetta, che in Italia potrebbe essere chiamato Giornata Nazionale della Grigliata all'Aperto, qui e' il Giorno dei Gavettoni, misteriosamente ribattezzato Smigus Dyngus. La tradizione pagana e' molto antica, riscontrabile ancora uina volta tra le tradizioni slave di Germania, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, Ucraina... e si collega appunto alle celebrazioni di un tempo relative alla Primavera: si  bagnavano di acqua i rami di salice e di bosso per  spruzzare la terra e benedirla di fertilita' (questa azione sarebbe all'origine dell'etimo della parola smigus), e per far caciara e divertirsi, si bagnavano d'acqua pure le giovani per "purificarle" in modo scherzoso (dyngus); il gesto oltre che simbolo di augurio di fertilita' era  anche di interesse per le medesime, insomma se una non veniva spruzzata da nessun ragazzo voleva dire che era proprio una cozza. Il giorno successivo erano le ragazze a spruzzare i ragazzi.
L'usanza pagana, e' stata poi associata dalle persone alla Pasquetta, il primo giorno di allegria e casino festa finita la Quaresima e il giorno di Pasqua passato in famiglia e non e' mai troppo andata a genio alla Chiesa che non e' riuscita a trovare il modo di incanalare in un significato religioso l'idea di schizzarsi a vicenda per scherzo. Secondo me e' per carenza di ironia del Clero, io  me li vedo benissimo gli apostoli a spruzzarsi d'acqua con le reti da pescatori dopo aver passato tutto il giorno ad ascoltare gli insegnamenti di Gesu'. Naturalmente oggi ci si bagna tutti a vicenda, senza piu' distinzione tra uomini e donne, utilizzando dai secchi alle pistole ad acqua, dalle bombe alle sistole, tutto quello che e' a disposizione!

16.4.14

Ricordi dell'Oltrecortina

16 comments:
Davanti alla Fontana di Trevi, sabato sera , due amiche siedono su una delle ringhiere, avvolte dalla mite e chiassosa notte romana: dapprima osservano in silenzio la bellezza della Fontana, pensando ciascuna al suo, poi si ritrovano a chiaccherare di quanto e' bella Roma. L'italiana l'ha visitata la prima volta a 27 anni, insieme al fidanzato polacco che gia' allora, pur non avendo due lire in tasca, ci era gia' stato otto volte. La polacca c'e' stata la prima volta da piccola, in vacanza in tenda con i gentiori. Memorie di un'avventura incredibile, non solo per l'unicita' della citta' Eterna: quelli erano viaggi in un altro mondo davvero.

Solo due sere prima, l'italiana ascoltava altri amici intorno al tavolo di casa sua, raccontare di com'era andare in vacanza oltrecortina.

Il problema  principale per andare in vacanza fuori dalla Polonia era che il passaporto non lo si aveva in casa, lo tenevano loro e per far si che te lo concedessero dovevi spiegare dove andavi, quando tornavi, che facevi. 

C'erano periodi che non si preoccupavano troppo di dare i passaporti anche se sapevano che poi quelle persone non sarebbero piu' tornate ma avrebbero tentanto la fortuna in Germania o in America, anche se ovviamente non le avrebbero fatte rientrare alla frontiera, percio' erano viaggi senza ritorno. 

In generale, invece, per essere sicuri che tornassi, ti concedevano di prendere il tuo passaporto per andare all'estero solo se restava a casa un altro membro della famiglia. Insomma poter andare tutti in vacanza, mamma papa' e figli, era gia' vincere una piccola lotteria presso l'ufficio che ti permetteva di prendere il tuo passaporto per quel numero di giorni. Cosi' prima di andarlo a chiedere dovevi gia' sapere dove volevi andare e quanto stare.

La lista, dovevi compilare una lista di tutto quello che ti portavi dietro: quante tende da campeggio, quante pentole, quanti sacchi a pelo, quanto di tutto: al ritorno controllavano la lista e potevano decidere di perquisire l'auto per verificare che non mancasse nulla : il punto e' che si andava in vacanza cercando di scambiare prima del ritorno quello che  si poteva ritrovare facilmente in Polonia cen quello che invece non era disponibile. 

A mio padre successe: ricordo ancora quelli che gli gridavano Dov'e' la sua tenda??  Io avevo paura che lo arrestassero e lui rispose "Gli zingari! Ce l'hanno rubata!". 

Durante il comunismo il problema principale e' che anche se avevi i soldi per comprare le cose, non c'erano. O erano completamente dislocate: in Polonia avevano le tende, in Ungheria avevano gli scarponi, e cosi' via. Per cui si compravano le cose che c'erano e si barattavano, nella vita di tutti i giorni. Le code per comprare un altro frigo, solo per poterlo scambiare con chi aveva una lavatrice. Aspettare anni per avere un appartamento. Senno' andavi al Pewex, che vendeva appartamenti, auto,  elettrodomestici, giocattoli, carta igienica, insomma, tutto quello che mancava nei negozi normali: costava carissimo perche' il regime ci guadagnava  sopra una bella cresta e soprattutto potevi compraci solo se avevi valuta straniera, cosi' il regime prelevava dalle tasche dei cittadini i soldi ricevuti dai parenti all'estero.

Anche se costava tanto di piu', il sogno era andare in vacanza in quell'altro mondo che era la Comunita Europea: Grecia, Italia: posti di sole, di mare, di bar con i tavolini fuori e di negozi stracolmi di cibo, di merci, di tutto. 

Per noi che vivevamo in zloty, il cambio era pesante, allora si dormiva sempre in tenda e si comprava il cibo al supermercato e si facevano panini, pero' ricordo ancora quella volta che andammo al ristorante come gli alti e prendemmo la pizza.

Pero' se riuscivi a comprare una bici in Italia e riportarla a casa, vendendola ti ripagavi sia la bici che meta' delle vacanze,che le bici non si trovavano mai.

Io ricordo al rientro dalla Grecia in Bulgaria ci fecero entrare con l'auto dentro un garage tutto buio, morivo di paura seduto dietro con mio fratello. Coprirono tutta l'auto con una schiuma e poi la lavarono. Fummo disinfettati perche' rientravamo dalla Comunita' Europea.

Si, le vacanze con la tenda in Italia erano fantastiche, passare le Alpi, le montagne piu' alte, e poi giu' al mare.

Tutta la gente era vestita bene, tutto era colorato, i negozi erano strapieni di cose. 

E le strade,  le strade erano piene di gente, di giorno e di notte, di musica e di buoni profumi di cibo, di fiori e di mare.



Ryszard Kapuściński descrisse cosi' il suo arrivo a Roma, il suo primo viaggio oltrecortina, nel libro In viaggio con Erodoto

"Ad un certo punto Mario mi prese per un braccio e, indicandomi il finestrino, disse: Guarda!
Guardai e rimasi senza fiato.
Sotto di me il vasto spazio notturno nel quale stavamo volando rigurgitava di luce. Una luce abbagliante, scintillante, vibrante. Sembrava che li sotto ardesse una materia liquida la cui superficie lucente pulsasse di chiarore, si sollevasse e ricadesse, si dilatasse e si restringesse,tanto quel quadro luminoso era vibrante,  mobile e carico di energia. 
Era la prima volta che vedevo una citta' illuminata. Tutte le citta' e cittadine visitate fino ad allora erano orribilmente buie: non una vetrina illuminata, non una reclame a colori. Anche i lampioni stradali, quando c'erano, facevano poca luce. Che bisogno c'era di luminarie? Da noi, di notte,  le strade la notte erano deserte, le macchine rare.
A mano a mano che perdevamo quota, il panorama di luci cresceva e si ingrandiva a vista d'occhio.
A un certo punto l'aereo urto' contro la pista di cemento, sferraglio' e stridette. Eravamo arrivati. L'aeroporto di Roma, un grande blocco vetrato pieno di gente. Nella sera tiepida andammo in centro nelle strade affollate e piene di movimento. Il chiasso, il traffico, le luci e i suoni agivano come una droga. A tratti non riuscivo piu' a capire dove fossi.Dovevo sembrare un selvaggio: frastornato, quasi intimorito, con gli occhi sgranati intenti a vedere, distinguere e afferrare ogni cosa.
La mattina dopo udii chiacchere nella camera accanto.Riconobbi la voce di Mario. In seguito venni a sapere che c'era stata una discussione su come darmi un aspetto civile, visto il mio abbigliamento nel piu' puro stile Patto di Varsavia 1956. Indossavo un gessato in cheviot a vivaci righe grigioazzurre, con giacca doppiopetto a spalline squadrate e sporgenti, ampi pantaloni ricadenti e rovescia alta un palmo. Camicia in nylon giallo chiaro e cravatta verde a quadri. Ai piedi massicci mocassini dalle grosse suole rigide.
In realta' lo scontro tra Occidente ed Oriente non si svolgeva solo nei poligoni di tiro, ma in  tutti i settori della vita. Se l'Occidente vestiva leggero, l'Oriente, per contrasto, vestiva pesante: se l'Occidente vestiva abiti attillati, l'Oriente adottava la linea a sacco. Chi arrivava da oltrecortina non aveva bisogno del passaporto, lo riconoscevano a distanza."

9.4.14

Visioni della Realta'

16 comments:
Ci sono tanti cinema diversi a Varsavia, ma noi andiamo sempre alla Kinoteka: poltrone e schermi sono moderni ma tutto il resto offre un'atmosfera retro, da teatro. I portoni d'ingresso lavorati a basso rilievo, gli atrii illuminati da grandi lampadari in stile veneziano, gli angoli rischiarati da specchi a muro incorniciati danno un'atmosfera piu' vicina all'art deco dei grattacieli d'epoca americani, che all'architettura socialista di cui e' figlio il Palazzo della Cultura e delle Scienze, costruito per volere di Stalin (1952-1955) su progetto dell'architetto Rudnev, gia' autore del simile complesso architettonico dell'Universita' Statale Lomosonov di Mosca.
I film che vediamo sono quindi scelti da noi ma gia' selezionati da loro: un saggio mix di film blockbusters e di film di nicchia, proiettando i secondi grazie agli incassi dei primi.
Un paio di settimane fa, mentre le nostre anime e le nostre ruote, per lo meno metaforiche, hanno iniziato a fervere piu' del normale, abbiamo visto Shirley, Visions of Reality. Il film e'  la storia di una donna, tra gli anni 30 e i primi anni 60: le scene sono tratte da 13 dipinti di Edward Hopper. Il regista ed ideatore del film ha immaginato la storia della donna protagonista dei quadri e i suoi pensieri nel momento precedente e successivo l'istante dipinto. Ogni quadro corrisponde ad un turning point, ad un momento in cui la protagonista riflettendo da un po' su una questione, prende una decisione a riguardo, che la porta alla situazione di vita successiva.


Qui le altre scene/quadro


Quando guardo le fotografie che ho scattato, riesco sempre a ricordarmi la storia che c'era dietro, quel momento, come mi sentivo, cosa stavo facendo, dov'ero: non dipingo, ma suppongo che l'artista guardando il suo quadro sia in grado istantaneamente di fare lo stesso viaggio nella memoria. 
Dopo questo film mi sono ritrovata a fare l'esercizio al contrario: cammino per strada, preparo il caffe', sono sull'autobus e intanto sto riflettendo. Mi fermo un attimo e immagino me stessa e cio' che mi sta intorno visto da fuori, come sarebbe se qualcuno stesse dipingendo me (e le chiacchere nella mia testa) e lo sfondo, in quel preciso istante in cui ho preso fiato mentale e il sole taglia la realta' intorno tra chiari e scuri, come a voler aiutarmi a scegliere la direzione giusta per i miei pensieri o semplicemente confermare se sono pensieri illuminati o bui.

E adesso vado a fare l'ennesimo caffe', approfitto della giornata poco solatia di oggi per restare a casa a sistemare quest'impossibile disordine. La ricerca delle scelte migliori si puo' fare anche raccogliendo tesserine di puzzle dal pavimento, incorniciata dalle tende blu, dai muri color pesca,dal caldo del parquet.



“More of me comes out when I improvise. ”
-Edward Hopper

6.4.14

Stand by

4 comments:
Quando la nuova musica partira', ricominceremo a ballare con tutta la nostra energia
E' l'attesa di non sapere quando e di che genere che un pochetto logora.

5.4.14

Che due coglioni, queste madri expat di bambini bilingue*

52 comments:

Federica :-D
Mia figlia e' bilingue.
Ciononostante e' una bambina come tutti i bambini.

E' bilingue perche' le abbiamo insegnato dalla nascita la lingua di mamma e quella di papa'.
Nessuna di queste due lingue e' l'inglese, il cinese o altra lingua ritenuta fondamentale per il mondo del lavoro odierno o futuro.
Potra' accaderle di vivere in luoghi dove gli altri non parlano queste lingue, e le dovra' imparare, come tutti quelli che non sono bilingue per motivi di famiglia, ma vanno a scuola in un altro paese.
O come tutti quelli che non sono bilingue per motivi di famiglia, non vanno a scuola in un altro paese, ma andando a scuola nel loro paese, avranno lezioni di lingue straniere.

Essere bilingue e' una grande fortuna, ma non dovrebbe essere considerata ne' una appartenenza a un nuovo "ceto", gettando basi di discriminazione verso chi non lo e', ne' la scusa per chi non lo e' di non imparare

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