26.9.14

Me & Gwyneth - Due anni dopo

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mammagari
Mentre ricevo complimenti per il nuovo bel taglio ricevuto dalla Viatrix nell'ultimo passaggio italiano, osservo la capigliatura perfetta del Senator, che da quando abitiamo a Varsavia, forte di condividere la stessa madrelingua con la parrucchiera, ci va una volta al mese. Vado in bagno a lavarmi le mani e a parte che non ricordo l'ultima volta che mi sono pettinata noto nello specchio una ricrescita cosi' e le ciocche che spiovono da tutte le parti.

Mentre la mia amica agita la forchetta parlando del piu' e del meno seduta a cena a casa mia, mi cade l'occhio sulle sue unghie perfette, di manicure settimanale. Poi mi chino a raccogliere un giocattolo caduto a terra e vedo che pure i suoi piedi sono perfetti di egual continuo trattamento.

Entro in ascensore con 3 sacconi di pattume pannolinesco puzzosissimo e mentre cerco di trattenere il fiato mi accordo che il mio naso temporaneamente in apnea sta sotto due sopracciglia selvagge che invece mi pareva d'aver rimesso in ordine non troppo tempo fa.

Insomma, sono passati due anni da allora.
Gwyneth si e' consapevolmente scoppiata.
Mio marito gia' era un damerino che non gira mai meno che vestito perfettamente, coi calzini in pendant con la cravatta e le scarpe lucide, facendomi sempre sembrare una ragazza madre barbona e autostoppista ogni volta che ci incontriamo per caso e salgo in auto al volo, adesso ha pure le mani lisce di crema,  Occitane cribbio,  e le punte dei capelli sempre regolate.

E io?
-  ho le mani ruvide e spaccate di un contadino,
- i punti neri  e i brufoli come se avessi quindici anni ma pure le rughe e i segni di averne trentacinque,
- le unghie ancora mangiate,  ma compro smalti di colori bellissimi nella speranza di motivarmi
- i piedi sono quelli di un hobbit,
- due gravidanze mi hanno regalato una ragnatela di capillari sul retro delle ginocchia che non c'e' 40 denari che tenga e soprattutto c'e' quella specie di solco verticale sulla pancia che la fa diventare bifronte e che ormai pure quando peso meno del mio solito, rimane li' dov'e'.
- i capelli che dovrebbero essere del colore e del taglio di cameron diaz  tre quarti del tempo sembrano quelli  di maga mago'

Perche' non riesco a trovare tre pezzi da 90 secondi al giorno per mettermi pure io la crema in faccia e sulle mani, per pettinare i capelli e addirittura farci una maschera da un - minuto - uno quando li lavo?Perche' ho le gambe rigate dal rasoio come se m'avesse assalito una squadra di gatti randagi?

Perche' quando io vado in bagno, dopo averlo usato tutto il tempo a beneficio altrui  per mandare lavatrici, asciugatrici, cambiare pannolini, fare docce alle nane, assistere su richiesta pipi', beccarmi un sacco di calci rotanti in cambio dei lavaggi di naso etc, e finalmente toccherebbe pure a me un'attimo di igiene intima nel senso di  in pace, ecco pochi semplici esempi di che cosa succede:

- mammaaaaaaa Ali ha preso la mia bambolaaaaaaaaa, dove seiiiii vieni quiiiiiii
- mammaaaaaa guardaaaaa (con contestuale lancio della bambola rubata nel cesso se sto facendo la doccia o nel cesto dei pannolini zozzi se sono io sul cesso)
Segue recupero della bambola e lavaggio in acqua bollente della medesima, tra pianti e mani isteriche emmiaaaa noemmiiiiaaaa

- mammaaaaaaaa posso fare anche io la doccia con te (ed entra dentro la doccia direttamente tutta vestita mentre io avevo la vista impedita dallo shampoo negli occhi)
- mammaaaaa ancheio ( contestuale ingresso della seconda figlia nella doccia, tutta vestita pure lei)
Seguono pianti sono bagnataaaa, ancheioooo,  vestiti da spiccicare di dosso e buttare in lavatrice alterando la procedura di smaltimento dell'Everest dei panni sporchi,  a quel punto gia' che ci sei,  fagli la doccia, asciugale, il phon, tienile ferme per asciugare bene almeno sulla nuca, rivestile che ora fa freddo e poi accorgiti che hai ancora i capelli pieni di shampoo da lavare


- mammaaaaacheccoseeeeee (con tentantivo di acchiapparmi il rasoio dalle mani)
- ti fai male Bea, e' un rasoio per radere le gambe della mamma
- anche Bea vuole radere le gambe
- no Bea, non ne hai bisogno
- ma io vuoleeeeeeeeeeeeeeee (parte capriccio)
- mammaaa ancheio vojoooooooooooooo (contestuale ingresso della seconda figlia e attacco di capriccio doppio, io mi accorgero' solo un giorno dopo che ho un polpaccio si e uno no)

- amore dov'e' il cacciavite a stella da 7mm
(non vedi che non posso rispondere, mi sto lavando i denti)
- basta che mi dici dov'e' e lo cerco io
- due secondi che te lo trovo
- ma basta che me lo dici
- ma cosi' non lo ricordo, devo andare davanti all'armadio degli utensili e poi mi viene in mente
- ma come, e' cosi' difficile concentrarti?
Conteggio fino a 100 per evitare di assalire il consorte a colpi di spazzolino elettrico rossman. Vado a cercare il cacciavite, dopodiche' e' l'ora di mettere i pigiami, c'e' da far partire un cartone animato, dov'e' questo dov'e' quello, in bagno non ci tornero' piu', tanto i denti sono puliti.

Se avete trovato un trucco che non sia installare una porta blindata nel bagno, fatemelo sapere.

23.9.14

Una giornata da Słoiki*

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Sono cresciuta a Torino, ma tra la scuola piccina e misteriosa,  l'orto che per un periodo ebbero i miei nella campagna appena fuori citta', i racconti dell'infanzia del mio babbo e le vacanze estive in Valsusa, mi e' sempre stato chiaro da dove vengono le cipolle, com'e' che le noci stanno attaccate all'albero, distinguere i frutti di bosco buoni dalle bacche cattive e che, in caso di dubbio, i funghi si portano a vedere al farmacista, ma quelli con le lamelle sotto o fatti come le casette dei puffi, no, non si toccano.

Avevo poco piu' dell'eta' della Viatrix quella volta che andammo al paese del mio babbo e conobbi la mia bisnonna Aspasia: mi pareva vecchissima e probabilmente non aveva che l'eta' che mi auguro ragionevolmente di raggiungere anche io adesso. Contribuii a fare i ciambellini di Pasqua con le altre donne e bambini. Passai qualche ora correndo in su e in giu mentre i grandi cucinavano e chiaccheravano nel fondo, una sorta di cucina dispensa a  pianterreno, dove in un angolo del pavimento passava un'infinita ed ordinata fila di formiche, che a vederle nei palazzi di citta' gli adulti sarebbero scappati dicendo che alla prossima riunione di condominio ne avrebbero sentite, e li invece non sorprendevano nessuno.

Ero una bambina cresciuta in citta', ma a parte le formiche in fila sul pavimento, ogni volta che mi sono ritrovata nella Natura, m'e' parso naturale.

Ieri ho guardato le mie bimbe sgambettare  per cercare nell'erba umida le noci cadute e ancora avvolte nel loro cuscino, mamma, il cuscino della noce, a raccogliere le mele becchettate dai ucellini, a concentrarsi per scoprire dove il bisnonno ha appeso il lamponi



Sono salite e scese mille volte sulle vecchie scale di legno,  per sentire ancora una volta il cigolio e ridere, salvo poi scoprire che dentro le scale c'era il mercatino dei barattoli della bisnonna.
Hanno tuffato il viso nella tenda di trina trasparente, stupendosi che ci si vede attraverso da vicino e non da lontano.
Hanno scovato gli attrezzi di legno per cucinare quelle portate di antichi pranzi e deciso che erano strumenti magici.

Come ho fatto anche io, e come hanno fatto prima di me i miei genitori e andando indietro nei secoli pressoche' tutti i bambini .
Tuttora nel mondo la maggioranza delle persone coltiva la terra, ha le formiche che camminano in fila in un angolo della cucina  e dei bambini che passano di li' gridando e ridendo.

Osservare questo frammento della continuita' nel nostro vivere di esseri umani,
coltivare per raccogliere,
cucinare per festeggiare,
esser adulti che zappano o impastano,
essere bambini che scoprono e imparano,
mi rende fiduciosa per il futuro.


Si usa chiamare  sloiki (contenitori barattoli)  in modo scherzoso e un pochino spregiativo, quelli che non sono di Varsavia ma arrivano la domenica sera per lavorare tutta la settimana, dopo il weekend passato al paese, con le valigie piene di roba da mangiare preparata dalla mamma o dalla nonna
Siamo tornati a Varsavia carichi di conserve di frutta e verdura, un sacco pieno di 54 pierogi, un pacco di fragole dell'orto surgelate per l'inverno. Fieri di essere anche noi "contenitori barattoli" :-)



10.9.14

Souvenirs di un'expat a Varsavia

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Premessa inutile, ma se avete tempo perche' non leggerla, altrimenti andate giu' direttamente al Post :-)

Quando nove anni fa iniziai le mie incursioni polacche, era ancora l'epoca  in cui si potevano mettere nel bagaglio a mano senza alcuna limitazione di peso e di liquido ogni sorta di cose: partivo da Bergamo o da Malpensa con uno zaino blu e azzurro dell'Arena con tre soffietti apribili, roba che quando era tutto pieno, ed era sempre tutto pieno, non sarebbe entrato nella famosa gabbietta del bagaglio a mano nemmeno facendoci sedere sopra quattro elefanti.
In realta' lo zainone avrei potuto imbarcarlo nella stiva, che ai tempi non si pagava, ma data la fragilita' del contenuto evitavo: dentro c'erano sempre almeno due bottiglie di vino (un rosso e un bianco, solitamente dolcetto e favorita, i miei preferiti), una di olio (sembra impossibile oggi che si incontrano negozi di prodotti italiani ogni dieci minuti a piedi, eppure nemmeno cinque anni fa un litro d'olio costava come una cena al ristorante figo per due persone, mancia inclusa),  un assortimento di salumi e di formaggi (oggi  trovo i tomini arrivati in cargo refrigerato da Bra nel negozio sotto casa) che, grazie alla mcgyverite di mia madre,  viaggiavano debitamente impacchettati con piastra ghiacciata dentro ad un sacchetto termico.
In base alla stagione si aggiungevano al carico gianduiotti, cri cri, cantuccini e altre specialita' e il Senator ricorda ancora quella volta che portai una fetta enorme di Panforte, presa da mio padre alla pasticceria Nannini di Siena.
Al ritorno portavo indietro principalmente salumi, dono irrifituabile di mio suocero che annovera nel suo passato un periodo da macellaio, cioccolata wedel e vodke  (non fate MAI l'errore di offrire a un polacco la vodka. Se e' keglevich vi ridera' in faccia che e' succo di frutta, se e' grey goose vi ridera' in faccia che solo i francesi possono inventarsi una vodka che sa di traglia e venderla come n.1 nel mondo, se e' russa vi diranno molto compitamente anche no, la vodka polacca e' assai piu' buona. E hanno ragione in tutti e tre i casi).
Un po' che tutto sto via vai di bottiglie si e' estinto a causa delle leggi sulla sicurezza aerea , un po' che viaggiando con due bimbe sono sempre al calcolo del millimetrocubo di spazio in valigia, ho iniziato a guardarmi in giro alla ricerca di quegli oggetti caratteristici di qui, che non fossero le solite cosette prendipolvere o kitsch.

E' finita che  quelli che ho trovato mi piacciono cosi' tanto che non li sto comprando per regalarli, ma per tenermeli, aprendo finalmente una piccola sezione Ricordini di dove vivo nel museo casalingo gia' esistente da anni e a me noto officiosamente come casino di cose recuperate dal Senator dove e' andato per lavoro, contenente tra gli altri:
- tazzoni di conferenze sul gas e petrolio,
-piatti decorati con decalcomanie oro fluorescenti di palazzi mediorentali che furono per dieci giorni i piu' alti del mondo
- raccolte di francobolli asiatici dai colori improbabili
- tappeti di tribu' di seconda mano,
- quadri di stile vorreiessereunimpressionistaindonesiano,
ma questo sta per diventare un altro post.
 ****

Ecco la mia selezione per lo shopping caratteristico varsavianpolacco  che vi augurerei di fare se passaste da queste parti

Quaderno
 
Di Warsaw Slow Design , e' stampato su carta opaca e riporta su ogni coppia di facciate un'immagine o un dettaglio della citta', per accogliere annotazioni e pensieri

Tazze

Sono di Hellowawa e rappresentano il Palazzo della Cultura e la Sirena, simbolo della citta', scolpita in piu' versioni in giro per la citta' .
Folk

I motivi folk polacchi (wycinanki, per chi fosse interessato ad approfondire sono decorazioni che trovano la loro maggior espressione nel papercut, si trovano molti boards su pinterest e il padiglione polacco per l'esposizione universale a Shangai del 2010 fu appunto una struttura intagliata con questi decori), sono coloratissimi e allegri: si ritrovano in molti negozi del centro ma anche on line, riprodotti su mille oggetti: dalle  borse alle agende, dagli astucci, ai grembiuli, dai cuscini alle mattonelle. Non sono un'amante del genere ma ho ceduto anche io per il mio laccio portachiavi


Bombki - Palle di Natale (e non solo di Natale)

Le palle (non solo sferiche, anche ovali ,a ghiacciolo, a cuore etc)  di Natale qui si usano ancora di vetro, molto grandi, e decorate in modo eccezionale. E' usuale che gli alberi siano carichi di palle tutte diverse, accumulate negli anni dalle famiglie ed e' sempre ritenuto un regalo gradito e di buon auspicio donarne una. Nel resto dell'anno spesso si vedono finestre o loggie abbellite da decorazioni con motivi stagionali (pasqua, primavera) o folk.Vi sono molti negozi specializzati, sia in citta' che on line, come http://www.bombkigepard.pl/,  http://bombkarnia.pl/ e http://www.mark.waw.pl/

Ceramiche Bianche e Blu
 Le ceramiche tradizionali polacche sono decorate a mano, tipicamente  in bianco e blu, secondo diversi motivi di fiori e foglie geometrizzati, tramite l utilizzo di stencils e tamponi. L'epicentro di queste produzioni e' da oltre duecento anni la piccola citta' di Boleslawiec. I negozi, anche online, sono innumerevoli, e basta mettere Polish Pottery dentro Pinterest per entrare dentro un universo.

4F
Vi consiglio  di entrare nei negozi 4F, un'azienda polacca di abbigliamento sportivo nata pochi anni fa e che ha gia' vestito tutti gli atleti nazionali nelle maggiori competizioni. Ho preso la loro giacca da donna creata per l'uniforme alle Olimpiadi di Sochi 2014, indossata dalla modella al centro. E' composta da un'esterno "a vento" decorato con piccoli swaroski sui cristalli di neve stampati ed un interno "piumino" grigio piombo, usabili separatamente, aldila' del bellissimo design, il contenuto e' eccezionale, mi ha protetto contro il freddo piu' freddo, il vento piu' vento e la pioggia piu' pioggia e so che la usero anche tra trent'anni!


Ambra

Ovvero l'Oro del Baltico: anche in Polonia, come nelle Repubbliche Baltiche, l'artigianato d'ambra e' una delle attivita' piu' antiche, . Non tutte le creazioni possono essere di gusto per noi, ma le lavorazioni si stanno facendo sempre piu' moderne mano a mano che le aziende si affidano a nuovi designers. La maggioranza delle vetrine d'ambra affollano le vie del centro storico  e quasi tutti i negozi vendono anche on line.


Posters. I polacchi hanno una scuola di artisti di poster pazzesca: nel 1952 furono istituiti due corsi indipendenti all'Accademia di Belle Arti. Vivendo in un regime comunista, tutta la scuola si sviluppo' non nella direzione delle necessita' commerciali ma in quelle della comunicazione critica. A Varsavia esiste il museo di Posters piu' grande d'Europa ed il primo al mondo di questo genere. Per comprare posters originali di varie decadi, c'e' una piccola Galleria con banchetto aperto  dalle 12 alle 17 dentro il corridoio della Biblioteka Uniwersytecka: molti posters sono appesi lungo il corridoio,inoltre e' possibile sfogliare ulteriori cataloghi, i due gestori come maghi tirano fuori tutti quei poster da un cassettone unico, costituito da mille sottilissimi cassetti. Sul sito della Galleria trovate molte immagini, informazioni biografiche sugli artisti e anche la possibilita' di acquistare on line con spedizione in tutto il mondo. (A partire da 50 pln)

E voi che oggetti scegliereste o avete scelto come souvenirs di dove abitate? Se scrivete un post, vi invito ad aggiungere sotto nei commenti il link!

8.9.14

Dream large

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(video di Wawa vecchia di otto giorni fa)


Vivere a Varsavia mi rende felice.
E' ovvio per chiunque mi incontri ed ormai e' diventata quasi una barzelletta quanto io sia innamorata di questo posto.
Quando mi si chiede perche', mi vengono in mente mille risposte e mi pare di non essere mai esauriente, di non riuscire mai davvero a comunicare cos'abbia di speciale questa citta'.

Oggi una mia cara amica e suo marito hanno ritirato le chiavi di casa nuova. Un'amicizia iniziata tra il mio tavolo di cucina nel paesello francosvizzero e la sua scrivania d'ufficio in un container di Pretoria. Ora abbiamo entrambe due creature, oggi scrivo da un tavolo in camera mia a Varsavia e lei da una scrivania all'Universita' di Trento.
Molti grandi sogni dopo e ancora tanti grandi sogni da realizzare, perche' lei e suo marito sono due che sognano in grande.
Anche i miei genitori lo sono. E infatti hanno costruito per me un mondo di opportunita' ben oltre il loro.
Il loro sognare in grande ha portato spesso contro di loro l'invidia o il sospetto, come se sognare in grande non fosse una scelta di libero arbitrio attuabile da chiunque ne abbia la volonta' o come se sognare in grande nascondesse doppi fini contro gli altri, anziche' un solo scopo: il miglioramento della propria vita e quella dei propri cari.

Vivere in un posto dove e' forte e chiaro che la maggioranza delle persone che incontro, ciascuna a modo suo,  sogna in grande, mentre l'invidia e il sospetto sono roba per  pochi sfigati, e' per me una dose giornaliera di endorfina mentale, un memento costante a fare altrettanto, a non scoraggiarmi mai perche' finche' c'e' liberta', davvero i sogni non hanno limiti, se non quelli autoimposti.
Varsavia e' ripartita da zero nel 1945. Settecento anni cancellati*. E' stata una partenza a scartamento ridotto, perche' mentre le foto del primo dopoguerra documentano un paese distrutto, che riceve gli aiuti dell'UNNRA e intraprende la sua ricostruzione, nel 1948 con un referendum truccato, l'orologio si ferma nuovamente. Dal 1989 si  e' ricominciato davvero, veloce, veloce, piu'veloce possibile, per recuperare 40 anni di sogni troppo grandi che non sono mai stati sopiti, ma tenuti forzatamente chiusi in cassetti troppo piccoli.

Quando mi chiederanno di nuovo perche' mi piace tanto Varsavia, ho finalmente individuato  l'essenza di questo luogo, la chiave della mia appartenenza alla citta': se vuoi sognare, se vuoi lavorare, ce la farai, perche' nessun sogno e' troppo grande per diventare realta', questa citta' ne e' la prova ogni giorno.

Auguri Meme e Darrin, tough people don't play it small
Cari Babbo e Mamma, mancano solo due giorni, a prestissimo



*(84% totale della citta', 94% degli edifici e monumenti di valore storico, 80% di tutte biblioteche pubbliche e private, il 90% degli abitanti perse tutte le proprieta' mobili ed immobili, il danno totale e'stimato 30 bilioni di dollari ma in realta' non si sa con precisione quanti beni artistici di proprieta' privata siano andati effettivamente distrutti)




3.9.14

Passeggiatina di stamani con passeggino e spremuta da Caffe' Nero

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ricostruzione digitale dell'antico Palazzo  nell'attuale Piazza Pilsudski di Varsavia
Quello che resta  dell'antico palazzo dopo la distruzione di Varsavia nel 1945 (e' diventato il monumento al Milite Ignoto)

Particolare del Monumento al Milite Ignoto
la Fontana dei Giardini Sassoni, dietro piazza Piksudski
Questo post e' dedicato a Elisabetta

2.9.14

Sisterhood

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Non so com'e' perche' non l'ho mai provato personalmente, ma spero vi stiate divertendo a crescere insieme.

1.9.14

Fine estate

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Ovvero, quel che non pote' nemmeno David Guetta, pote' la Nazionale Polacca di Volley Maschile.
Sabato sera scorso, l'intero Stadio Nazionale era pieno, caldo, vibrante di applausi e cori durati per tutti e tre i set che sono stati necessari agli eroi di casa nonche' campioni in carica per sigillare una vittoria senza se e senza ma, nella prima partita di apertura del nuovo torneo mondiale.






Entusiasmo alle stelle, come da noi solo per le finali dei mondiali di calcio.Nella storia della World Volley Cup, e' stata la prima volta che una partita si e' tenuta in uno stadio da calcio e di fronte a un pubblico cosi' grande, 62mila persone, di ogni eta' e omogeneamente ripartite tra uomini e donne. Io e il Senator eravamo seduti in mezzo alla giovanile under 14 maschile di Pallavolo della nazionale, i cui componenti mi hanno trattato con estremo riguardo, considerandomi un'arzilla vecchietta
Sicuramente ha aiutato a creare e mantenere una cosi' forte atmosfera la presenza di un dj, di un commentatore e di un animatore travestito da mascotte pollo Aquila bianca ( il simbolo della Polonia, tra l'altro anche il simbolo della Serbia e' un'Aquila, ma marrone, per cui ho trovato un peccato che gli ospiti non si fossero portati dietro il loro pollo acquilottone in formato umano), che hanno condotto il pubblico durante tutto il match, dando il via alle Hole, ai cori, mani in alto,  suonando spezzoni musicali di sicuro richiamo come i ritmi di We will rock you, Go West (che diventa Biale Czerwoneee), Popopopopopo eccetera.
Mi hanno stupito  l'utilizzo a scopo tifoseria del ritornello del Valzer Viennese e della la prima strofa di If you are happy and you know it clap your hands ma il mio preferito e' stato sicuramente l'uso dell'intro della famiglia Addams o della Pantera rosa per sottolineare quando il gioco viene fermato per contestazione e dare tempo ai  giudici di verificare sugli schermi dove effettivamente sia caduta la palla o se sia stata toccata la rete.
Tutti, me compresa,  a parte il Senator che gia' e' andata bene non si e' messo la sua solita maglietta bluette (colore della squadra sfidante, la Serbia), erano in magliette bianche o rosse, con vari orpelli: la sciarpa POLSKA (io ne ho una cimelio di euro2012), copricapi rossi con o senza piume bianche (sempre da pollo aquila), guance e intere facce dipinte dalle solerti volontarie armate di pennelli e vernici agli ingressi dello stadio. Di contorno anche le cheerleaders, che pero' sono vestite in maglietta e calzoncini girogamba, nulla di comparabile ai costumi da vallette di tv italiana a cui la mia mente, cresciuta tra li anni del Drive In e quelli  di Passaparola, e' abituata.
La mia reminiscenza delle regole di pallavolo e' degli anni novanta al liceo, percio' ci ho messo tutto il primo Set a capire le nuove regole. Non avendo mai guardato prima una partita di questo sport, sono rimasta davvero affascinata da come la tensione tra i giocatori e tra le squadre fosse palpabile, e contemporaneamente scissa da qualunque contatto fisico: in una partita di calcio, negli ultimi minuti si verificano spesso un sacco di falli brutti. Quando la squadra di casa ha vinto, lo stadio e' letteralmente esploso, ma c'e' stato anche l'applauso finale per la squadra avversaria.

Dopodiche' la massa biancorossa ha iniziato a defluire dallo stadio biancorosso, lungo il ponte che di giorno collega il centro di Varsavia e Praga (la parte di Varsavia oltre Vistola si chiama cosi'):  il Palazzo della Cultura era illuminato d'Arcobaleno in mezzo alle luminarie degli altri grattacieli e degli altri ponti.
Il fiume dal lato di Praga era fiancheggiato dai fuochi accesi da chi passava la serata a chiaccherare a gruppetti lungo l'argine, composto da dune di sabbia ricoperte da prati. Affacciandomi dal ponte potevo scorgere i gruppetti di ragazze  e ragazzi passeggiare o scendere in bici attraverso le stradine tra gli alberi che bordano l'argine dalla strada asfalta.
I fuochi sono fatti in bidoni lasciati appositamente li', il legno si acquista a delle bancarelle. Alcuni grossi tronchi sono coricati  in modo da fungere da panchine. Dall'altro lato del'argine, le gradinate, un po' di musica che arriva dai chioschi sulle chiatte, la novita' di queste due ultime estati, che pero' chiudono tutte prima di mezzanotte, sia per non disturbare gli abitanti, si perche' tanto nessuno sta fuori troppo tardi, il giorno dopo tanti lavorano o studiano anche se e' domenica, e per ottomila persone ci sara' la mezza maratona.

Prima di rientrare ci siamo fermati ad un bar allo stagno del parco vicino casa. Mi sono lasciata andare nella sdraio, ho guardato in su. Con tutte le luci della citta' si vedeva una stella sola, in questo pezzo di cielo incorniciato da alberi.
Improvvisamente ho pensato alle persone che un sabato di settantacinque anni fa potevano essere esattamente seduti dov'eravamo noi. Non esattamente, perche' qui non c'era lo stagno, c'era un palazzo. Magari erano seduti sul davanzale dell'abbaino, anche loro con un bicchiere, a godersi una mite sera di fine estate e guardare quella stella, senza sapere cosa li attendeva lunedi' e per cinquant'anni a venire. E intanto sicuramente qualcuno in quello stesso momento, mentre io stavo li', stava seduto da qualche parte a Kiev, a bere un bicchiere e guardare quella stella e a domandarsi cosa succedera'.

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