30.1.15

Il Fango di Houston

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Tutti giorni  guido almeno tre ore, se non quattro o anche cinque, solo per fare il giro asilo e spesa e al massimo un caffe' al bar con due parole. Guido su strade di buche, sbalzi, acqua e fango. L'unica bellezza che si stende su di me e' il cielo. E mentre guidavo e ho sentito dopo tanti anni questa canzone, ha preso tutto un altro senso, perche' avrei potuto scriverla io.
La scusa e' che tra 17 giorni porto le mie figlie dai nonni, in realta' anche io non ne  posso piu' e ho bisogno di essere abbracciata come una bambina dai miei genitori.
Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo

sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall'alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
ora la città è un film straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori l'odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo

io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

la città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c'è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l'appetito la sete l'evoluzione in atto
l'energia che si scatena in un contatto

io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

e mi fondo con il cielo e con il fango

e mi fondo con il cielo e con il fango 


27.1.15

Perche' e come fare i Pierogi alle fragole di Capodanno (ricetta)

9 comments:
Sedie arrivate.
Persino due poltrone.
Dove portarli, per fargli vedere qualcosa ma senza prender troppo freddo che in questi giorni di fine ed inizio anno anche qui ci sono zero gradi e pioggia?
Ricordati di comprare della birra che lui la preferisce al vino.
Senti, visto che arrivano alle dieci di sera faccio la pizza che avranno fame?
Bea, quando arrivano gli zii tu dormirai insieme ad Ali per lasciare a loro la tua stanza.
Va bene mamma, ma quando arrivano? Arrivano, arrivano!
per ogni aereo in cielo.
No amore, tra tre giorni, tra due giorni, domani...oggi ma stasera.
Dov'e' zia? Quando viene zia?

Insomma tutti e quattro non stavamo piu' nella pelle, finalmente avremmo avuto la compagnia di amici di lunga data qui, dopo trenta lunghissimi giorni in cui e' sembrato cosi' irreale non avere da imbandire la tavola (che effettivamente per i primi venti non esisteva nemmeno) per far festa con qualcuno .
I nostri primi ospiti a Houston sono una coppia polacca,  entrambi compagni di universita' del Senator, nonche' suoi coinquilini durante il suo anno da studente a Chicago. Loro sono rimasti li' e recentemente hanno preso la cittadinanza. Quando abbiamo avuto la certezza di spostarci a Houston, il Senator li ha chiamati per invitarli per Capodanno da noi e loro han comprato praticamente i biglietti in diretta telefonica.
Avere per cinque giorni e cinque notti, in questa casa senza ricordi e senza storia, la presenza di due persone che sanno benissimo chi siamo e come siamo, e basta uno sguardo per capirsi al volo e scoppiare a ridere, che conoscono la nostra casa e vite di prima, a Varsavia e al Paesello francosvizzero, da quando siamo genitori e come eravamo prima, che possono capire l'entusiasmo del Senator e il mio scoramento senza troppe spiegazioni: e' stata una spa collettiva per il cuore e per la mente.
E' stato il pezzo di Natale caciarone che ci mancava.
E' stato il primo momento in cui abbiamo preso fiato, il frigo pieno, la casa arredata, nessuna incombenza, e finalmente il tempo e la motivazione per uscire fuori e trovare qualcosa di piacevole  in questa citta'.
E' stato il modo di cominciare a costruire qualche memoria positiva per decorare la vita quotidiana che sarebbe ricominciata alla loro partenza.
Condividere l'entusiasmo e la curiosita' che ci ha travolti tutti nel visitare la Nasa, l'emozione per i quadri di Monet che visti qui non sanno solo di Francia ma di Europa, di paesaggi del cuore. I nostri primi passi nel conoscere la cucina messicana. Visitare finalmente con entusiasmo le installazioni di luci Natalizie che fino a poco prima trovavo insopportabili, perche' mi facevano solo pensare alle luci ben piu' emozionanti nel mio cuore, che decorano Varsavia e Torino in questo periodo.
Nei giorni prima che arrivassero avevo pensato al menu di capodanno varie volte e avrei tanto voluto fare i pierogi ripieni di fragole, il sapore della cucina polacca che piu' mi manca. Ho chiesto nel mio giro per la ricetta dell'impasto senza risolvere nulla, perche' giustamente tutte le mie amiche polacche sono provviste di una mamma o di un papa' o di una nonna che produce i pierogi e si tiene il segreto per se', anche perche' fare i pierogi richiede molto tempo e quindi raramente la gioventu' ci si mette.
Ania, ti va di aiutarmi a provare a fare i pierogi alle fragole, che mi mancano un sacco?
Proviamo, io aiuto sempre mia mamma  a stendere, tagliare e chiudere!
Ho trovato su internet una ricetta di impasto con bimby messa su un portale di cucina australiana  e dopo aver passato  mezz'ora a cercare le conversioni delle unita' di misura del sistema consuetudinario  australiano (che e' leggermente diverso da quello usa e uk) , abbiamo proceduto, mentre i nostri mariti montavano l'ultima sedia che mancava al nostro desco e Bea partecipava rubacchiando spicchi di fragole.
Quando mancavano quindici  minuti alla mezzanotte,  il nostro amico ha messo su l'acqua a bollire.
Il Senator, che per chi non lo sapesse e' Master in P&P (Precisione et Pignoleria) , ha fatto notare che cio' avrebbe significato che a mezzanotte saremmo stati a scolare i pierogi anziche' a brindare...ed e' proprio andata cosi'!
Meno 3, meno 2, meno 1...Pierogi New Year!
Un inizio dolce per un anno che spero sara' meno difficile di quanto sembri al momento.


Per fare i Pierogi alle fragole di Capodanno servono
- due amiche o 4 mani
- delle fragole tagliate a spicchi (se non le avete potete anche usare spicchi di mela, mirtilli, uvaspina o meglio ancora fragoline di bosco).
- mezzo litro di acqua tiepida
- 600 grammi di farina (in realta' poi dipende anche dal tipo di farina che avete, qua ho usato la all purpose unbleached di Trader's Joe, non dubito che con la Doppiozero i risultati sarebbero stati ancora migliori)
- 1 uovo (l'uovo non e' essenziale percio' chi e' vegano puo' saltarlo e al limite correggere l'impasto aumentando un po' l'olio o la farina)
- 10 ml di olio
- Procedete all'impasto a mano come d'abitudine oppure se usate il Bimby mescolate tutti gli ingredienti insieme per 20 secondi a velocita' 9 e poi 2 minuti in modalita' impasto.
- Toccate l'impasto, se e' troppo appiccicoso per esser lavorato, aggiungete un po' di farina.
- Mettete in una scodella, fate una palla e aspettate che raffreddi un momento prima di stendere la pasta col mattarello (io metto l'impasto sopra un foglio di carta forno e poi ci appoggio sopra un altro foglio di carta forno, cosi' il mattarello scivola bene su e giu', non sono un granche' con impasti e dolci, questo e' un gran trucco copiato dalla mia amica Pediatra siciliana che sfornello' una torta di fragole alla festa a casa mia di pre Battesimo a Varsavia, quindi tecnica di valenza sia scientifica che italica doc)
- Prendete un bicchiere rotondo da usare come stampo, se non avete uno stampo rotondo per ravioli (almeno 8 cm di diametro per non fare i pierogi troppo piccoli)
- Dividetevi i compiti; una stende e fa i rotondi con lo stampo, l'altra prende i rotondi, appoggia lo spicchio di fragola su meta' della pasta tagliata, chiude e schiaccia i bordi. La pasta tende a seccare quindi bisogna fare veloce. Mettete i pierogi fatti a risposare coperti da uno strofinaccio finche' non li cuocete in acqua bollente non salata, altrimenti li potete conservare in frigo un paio di giorni o direttamente surgelare. I pierogi, come tutta la pasta ripiena, sono pronti quando vengono tutti a galla.
I pierogi dolci sono tradizionalmente conditi con panna acida e zucchero, ma io uso di solito lo yogurt bianco tipo 'greco' e zucchero.





23.1.15

In via dei matti, numero zero. Ovvero, Natale a Houston.

37 comments:
 

Siccome siamo matti, ma fino ad un certo punto, abbiamo deciso di saltare l'offerta aziendale di rimanere per un mese in residence e cercar casa sul luogo insieme alla  relocator  cortesemente assegnataci, ma di darle qualche indicazione in modo da arrivare dall'aeroporto direttamente a quella che sarebbe diventata casa nostra, almeno per il primo anno di assignment: il mese prima di partire ci ha mandato quattro proposte e abbiamo scelto quella vicina ad un luogo dal nome promettente, che si sarebbe rivelato la mia salvezza trisettimanale: il Children Museum.
In teoria avevamo diritto all'appartamento ammobilitato, ma i nostri gusti sono evidentemente molto molto ma molto distanti dallo stile houstoniano corporate tipico, che si puo' riassumere in tre principi base:
1) Tinte unite, queste sconosciute. Ovvero perche' un solo colore se per lo stesso prezzo ne puoi avere 5 insieme, di cui uno deve essere sempre il marrone.
2) Il legno pesante intagliato e scuro e'  sinonimo di solidita', patria e prestigio. Non fatemi dire di cosa e' sinonimo il ferro lineare bianco.
3) La (eco)pelle nera va con tutto: il corpocowboy non potendo sedersi su una sella di (eco)pelle quando lavora, giustamente si riposa su divani, poltrone, sgabelli e sedie di (eco)pelle quando riposa.
Dopo aver visto le gallery del mobilio proposto ed immaginato le bimbe spalmare di yogurt il divano di (eco)pelle nera, noi andare a dormire nel catafalco di legno ogni sera e soprattutto far la doccia dietro tende marroneorebordo', abbiamo educatamente chiesto se si potevano avere mobili ikea chiari, semplici, adatti alle bambine.
La risposta e' stata sorry, i mobili ikea sono cheap e noi lavoriamo solo con magazzini di fornitura di veri mobili pesanti finto rococo'.
Percio' abbiamo chiesto che ci dessero l'appartamento vuoto, con dentro tre materassi, lenzuola e asciugamani, una tv sola anziche' due e l' attrezzatura della cucina.
They don't know how good they have it, me l'immagino.
Fu cosi' che arrivammo quindi dall'aeroporto alla nostra casa molto carina, senza quasi nulla dentro, e iniziammo ad industriarci nei weekends per creare il nostro nido: un rapido giro dei negozi di mobilio di prima e seconda mano ci ha dimostrato che l'ecopelle ci attendeva sempre  al varco, percio' dritti all'ikea,  ore e ore di pagine on line per recuperare delle sedie un po' meno pesanti di un trono intagliato e soprattutto la decisione di tenerci spartanamente semplici, perche' tanto di queste cose ci seguira' solo quello che abbiamo fatto venire con il container, finalmente giunto dopo estenuanti giorni di mammadovebarbapapa' : tutti i nostri quadri e una selezione di libri, musica e giocattoli.
Ci sono voluti quattro finesettimana per mettere insieme il necessario a vivere normalmente, ma nel frattempo abbiamo sperimentato ogni forma di utilizzo dei cartoni di amazon e dei sacchetti di carta del trader's joe.
Per Natale l'impresa imprevista e' stata decorare l'albero. Presi com'eravamo dal problema di trovare un tavolo che non sembrasse un plastico in legno di un Mausoleo, ci siamo ritrovati al diciannove dicembre a girare alla ricerca di palline di Natale, per scoprire che sorry, maam, sono rimaste solo palline da 15 dollari l'una, perche' le altre sono andate via tutte subito dopo Halloween
E cosi' siamo andati all'home depot, abbiamo preso le assi per fare un tavolo di sabato sera e il giorno dopo lo abbiamo battezzato non con la nostra prima cena seduti in venti giorni (le sedie sono arrivate dopo Natale, abbiamo usato per la Cena di Vigilia i tavolini lack presi per le stanze delle bimbe), bensi' come tavolo di lavoro: io a tagliare cartoncini e a far colorare alle bimbe Barbapapa', Peppa e George, la Pimpa e Rudolf la Renna, il Senator a produrre catene di striscette di carta da regalo da girare intorno all'albero, come faceva quando da piccolo c'era il comunismo e decorazioni non se ne trovavano troppe.
Babbo Natale e' riuscito ad organizzarsi per portare un solo regalo a testa alle bambine, che non sono sembrate assolutamente turbate dalla cosa,  mentre la mamma si sentiva un pochino in colpa per la parca regalia, considerato che l'anno scorso sotto l'albero c'erano cosi' tante cose da parte di nonni, zii e zie presenti che le bimbe a un certo punto smisero di aprirli. Noi non ci siamo scambiati nulla, avevamo deciso che per questo periodo la priorita' sono le spese per arredare e sistemare casa. Io pero' ho ricevuto in regalo delle cartoline, scritte con il cuore da persone che hanno capito quanto per me questa nuova avventura sia come mangiare un minestrone di sassi e dire che buono. 
Grazie amiche, grazie lettrici, grazie colleghe d'espatrio e di navigazione.
La cena non e' stata di 13 portate come si usa in Polonia, ma di due (pierogi, branzino alla siciliana) ed eravamo gia' pieni cosi'.
Solo noi due con le bambine, in un luogo che non e'  pieno di ricordi ne' di mobili come casa nostra, ci e' sembrato di essere di nuovo in quell'appartamento vuoto dove arrivammo a Bruxelles tre giorni prima di Capodanno, con solo un materasso, una padella, qualche piatto e stoviglia e andammo a comprare un tavolino basso e largo da caffe', al quale cenammo seduti in ginocchio la sera di San Silvestro  (e molte sere dopo ancora), prima che lui, sotto il vischio e nel mezzo della nostra prima casa insieme vuota, mi chiedesse di sposarlo. 
Nell'enorme fatica che e' per me vivere qui a Houston, ho ritrovato come un diamante finito in fondo al cassetto dei calzini per nasconderlo dai ladri, la prova provata che noi siamo sempre noi, che il nostro amore e' ancora lo stesso, che siamo fatti per stare insieme nella gioia e nel dolore, in ricchezza e in studentezza.
Verso le undici ci siamo messi in auto con le bimbe e siamo andati a cercare la Chiesa Polacca per partecipare alla Pasterka, la Messa di Mezzanotte. Tutta bianca e addobbata di centinaia di stelle di Natale Rosse, risonante dei Canti Natalizi tipici (i carols in Polonia sono una faccenda serissima) e di parole che non riesco a pronunciare ma il cui suono ormai mi e' familiare,  mi sono sentita accolta e protetta come in casa di amici, che poi e' quello a cui andare in Chiesa dovrebbe servire.
Tutti erano vestiti eleganti, solo noi sportivi e con le bambine addormentate nei passeggini.
Quando pochi giorni dopo il prete e' venuto a conoscerci e benedirci casa ci ha detto che quando ci aveva visto quella sera aveva pensato fossimo viaggiatori, che si erano fermati al volo per la Messa mentre stavo attraversando gli Usa.  Che in un certo senso e' proprio quello che siamo.








21.1.15

A-polla

67 comments:
ovvero come da multiexpat europea che pensava ormai di potersela cavare sempre e comunque mi ritrovai una Polla di serie A in quel di Houston

Piu' o meno ero partita cosi': disperata di lasciare la mia amata citta' adottiva, tutte le mie amiche e amici in loco, tutta la mia rete di aiuto, e in aggiunta frapporre un oceano tra me e i miei genitori, tra le mie bimbe e i loro nonni. Ma anche risoluta in qualche modo che non riuscivo ad immaginare, a essere resiliente: ero cosciente di tutto quello che perdevo, non avevo aspettative positive percio' il poco di buono che avrei trovato sarebbe gia' stato ossigeno. Pragmatica, un passo alla volta si scalano le montagne. Un respiro grande e un passo avanti, un respiro e un passo avanti, un respiro e...

La sensazione di svegliarsi in apnea.
Ogni mattina di piu', meno ossigeno nel primo respiro della giornata, e in quello dopo e in quello dopo ancora.
Tutte le dimensioni fisiche, urbane, mentali, architettoniche, umane, sociali del nuovo mondo che mi circonda sono inesorabilmente brutte, squallide, sporche, ingiuste, disumane, aggressive, violente, assurde o nel migliore dei casi, sfigate. Come le immaginavo prima di venire a stare qui. Anche peggio.
Houston non e' New York, e non e' nemmeno Cleveland o Boston. Non e' nemmeno un posto che abbia la fortuna di sorgere accanto a qualche bellezza naturale, siano spiagge stupende o foreste millenarie o montagne o canyon.  Insomma, di fronte alle inequalita' economiche generate dal sistema santirario, dal debito studentesco, di chi ha perso la casa con il crollo delle banche e delle assicurazioni nel 2008, alle difficolta' tangibilissime di integrazione tra razze, non c'e' modo di distogliere gli occhi e dire andiamo a farci un giro sul Magnificent Mile o sulle spiagge bianche che bordano il mare cristallino.
No, qui gli Stati Uniti te li becchi senza filtro, con tutte le contraddizioni che diventano inaccettabili in un paese che si autoproclama portabandiera della Liberta' e del mondo occidentale ed evoluto, e nessuna consolazione grande abbastanza da compensare, almeno per una giornata intera, il malessere di vivere qui.
Nessuna consolazione tranne una, anzi.
Che qui c'e' lavoro, tanto lavoro. Houston sta crescendo in posti di lavoro ed abitanti in modo esponenziale, di mese in mese.
Noi siamo qui perche' il Senator ha accettato il lavoro piu' interessante mai fatto finora. E quanto spesso capita nella vita di poter scegliere un lavoro, aldila' della remunerazione, perche' e' un lavoro davvero interessante? E contemporaneamente grazie a questo lavoro davvero interessante, che mi ha riconsegnato un uomo felice,che torna a casa stremato ma contento di raccontare e di condividere pensieri, scoperte, opinioni, non ci manca nulla.
Percio', non mancandomi nulla, trovo ancora piu' difficile sopportarmi: non dovrei essere cosi' dannatamente  triste di essere qui, perche'  sono una privilegiata  rispetto a milioni di donne nel mondo, nel mio paese d'origine, in questo paese dove mi trovo ora. E ok, prima ero privilegiatissima, ora lo sono meno, ma i miei sono problemi di primo mondo, e il terzo mondo non e' duemila km da me, come quando vivevo in Europa, il terzo mondo qui mi attraversa la strada o mi fa le borse al supermercato tutti i giorni.
Insomma, sto male qui e sto male di stare male perche' so che non dovrei, c'e' davvero chi sta peggio, tanto, qui, accanto a me.
Nonostante, c'e' da sottolinearlo, ho incontrato piu' expat volenterose d'aiutarmi e di sostenermi, nei primi quattro  giorni e mezzo qui che nei primi quattro anni e mezzo al paesello francese alle porte di Ginevra.
Riassumendo,  mi sono esplose le bombole dell'ossigeno in volo, per usare una metafora che tutti conosciamo:




In una situazione del genere, che altro poteva succedere?

Che fosse dicembre e questo significasse essere lontano dalle nostre famiglie per Natale e le mie figlie chiedessero ogni tre ore quando andiamo all'Aerotopolo da nonno e nonna?
Si
Che fosse dicembre e ci fossero venti gradi e le mie figlie si preoccupassero che Babbo Natale non verra' perche' dov'e' la Neve e dov'e' la mia maestra,e Marysia, e Yulia, e la zia Kristina e Robek e Isolabella?
Si
Che vivessimo di cartone e fantasia, in attesa del container con quel piccolo pezzo di casa che ci volevamo portare dietro, non per una settimana come promesso dal trasportatore, ma per tre settimane e arrabbiandoci un giorno si e l'altro pure,  che tre settimane sono eterne se ogni minuto ti viene chiesto mamma dov'e' il mio orsetto con l'orecchio piegato e il libro di Barbapapa'?
Si
Che trovassimo le cimici rosse nell'appartamento nuovissimo perche' sa, ha piovuto, normale, vi chiamo la disinfestazione?
Si.
Che dovessi fare il test dell'assicurazione per guidare con il permesso internazionale di guida e non sedevo dietro un volante da tredici anni perche' odio guidare ma qui senza l'auto non puoi nemmeno uscire a prendere un caffe' o comprare il latte, la signora del test di guida fosse un'afroamericana originaria del Texas nordoccidentale che parla un dialetto tutto suo e fosse impossibile capire le sue indicazioni, quel giorno pioveva a dirotto e Houston non ci sono tombini percio' due gocce ed e' l'alluvione tutti in casa col kit di sopravvivenza?
Si
Che mi ritrovassi pronta ad esprimere al prete polacco venuto a benedir casa dopo Natale, del mio malessere interiore, per cercare spunti di riflessione e una via per uscirne e invece il prete mi dicesse che non vede l'ora di essere mandato via da qua, che era tanto meglio il Minnesota e il Michigan dov'era prima e cosi' quando vado a Messa e prego il Padreterno di mandarci via da qua prima possibile compatibilmente col lavoro interessantissimo del Senator, mi tocca far la fila dietro al prete?
Si.
Che dopo aver fatto il test nell'auto di scuola guida qualche giorno prima, iniziasse a prudermi la testa sempre di piu' e mi ritrovassi il 30 gennaio a mandare in lavatrice qualunque oggetto di stoffa presente in casa, mentre mi sottoponevo al primo shampoo antipidocchi in trentacinque anni di vita, e avessi contagiato pure le figlie da shampizzare pure loro e pettinargli mondieu i nodi? (NB mi sono presentata alla guida successiva con un foulard in testa a mo' di turbante che faceva molto first lady del Qatar)
Si.
Insomma, vi scrivo ora che pianin pianino sto imparando a farmi bastare la consolazione nell'unico mondo bello che ho al momento a disposizione: il mio.
Ora che finalmente mi e' giunta in soccorso la fata turchina sotto le sembianze di Turkish Airlines, che mi riportera' presto per diciotto magici giorni la' dove appartengo, sono finalmente pronta a raccontarvi del piccolo mondo mio che sto costruendo da quando sono arrivata qui a Houston, dove perfino il prete ha un problema.




17.1.15

Presto

10 comments:
Lo prometto, a me stessa prima ancora che ai miei quattro lettori.

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