Che ci faccio qui? - What I am doing here?

"What I am doing here?" "Che ci faccio qui?" (Bruce Chatwin, 1998)
 (english txt below the italian one)

La situazione economica per gli italiani della mia generazione non è rosea.

Siamo cresciuti con l'idea che studiando tanto e disponendoci a lavorare sodo, avremmo meritatamente guadagnato di che vivere. Non solo: convinti che mettendo a frutto i nostri talenti e le nostre capacità avremmo provato soddisfazione personale ed avremmo anche contribuito a migliorare, in piccolo o in grande, la società che ci circonda, il nostro Belpaese. E invece qualcosa di davvero grande dev'essere andato storto: oggi la maggioranza di noi si ritrova a dover scegliere tra il vivere in Italia (con uno stipendio ridicolo a fronte del carico di lavoro, spesso rimandando l'indipendenza economica dai genitori o la costruzione di una famiglia propria) e l'andare all'estero in cerca di fortuna, diventando un expat , un nuovo emigrato, con la laurea e il trolley e sempre connessi su skype, insostituibile mezzo moderno per mantenere virtualmente il contatto con le proprie radici.

Tra gli expat però ci sono anche quelli come me, che partono per permettere alla persona con cui condividono la vita di realizzare la propria carriera, perchè se in Italia lavorerebbero entrambi malpagati in mansioni spesso poco esaltanti, andando all'estero uno dei due ha sicuramente la grande chance di fare un bel lavoro e di guadagnare ben di più di due stipendi italiani per trentenni messi insieme. In questi casi, la matematica rende ovvio il vantaggio di espatriare, l'amore da il coraggio di farlo. Certo, anche quelli come me vogliono realizzarsi lavorativamente in terra straniera, ma il primo motivo per cui  siamo all'estero è, senza falsa modestia, la generosità verso il proprio amore: cosa ci faccio qui non è sempre chiaro, ma perché sono qui, si.



9 comments:

  1. bravissima! hai spiegato benissimo il punto di vista di tante di noi!
    ti seguirò...anch'io mamma expat per amore...

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    1. grazie!! ho provato ad aprire il tuo blog ma non funziona il link..sarei curiosa di leggere anche di te, dove sei...

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    2. Kuwait city! ce l'hai fatta?

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  2. Dio come ti capisco... come ti capisco... expat per amore in cerca di fortuna lavorativa!

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  3. ciao carissima, mi fai tornare a bruxelles ogni volta che ti leggo!

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  4. Esattamente nella stessa situazione^^ Quando qui mi chiedono - toskana, bello, che fare qui? ...alzo le braccia, sorrido e rispondo, semplicemente: - liebe!

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  5. Eccomi...sono stata expat in Spagna a cavallo del matrimonio, poi ome mi definisco io expat in patria (ossia lontano da casa mia, lontano da casa sua, cambiando città quasi annualmente) per 4 anni e infine di nuovo expat in Francia con prole...io non so neanche più qual è il qui, figurarsi se so che ci faccio!! :))

    Mi piace quello che scrivi, riesci sempre a rendere l'idea di cosa significhi questa vita. Chi non lo vive proprio non riesce a immaginarselo.

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  6. Mi unisco al coro e condivido quello che scrivi. Anche io adesso sono moglie espatriata che segue marito all'estero per permettergli di dare una svolta alla sua carriera.
    E' difficile lasciarsi tutto alle spalle, ma davvero in questo momento cosa avrebbe da offrirci il nostro Bel Paese? A noi poco o niente e se continua ad andare avanti così, ai nostri figli non offrirà altro che pizza e tagliolini.
    Nel mio caso specifico, Houston non è un paradiso ma almeno si respira aria di "You can achieve whatever you want"...

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  7. Paradossale, io sto vivendo questo sentimento... in Italia. Sono stata expat per mia scelta per otto anni, scelta di cui non mi sono mai pentita, anzi mi ha resa felice. All'estero ho conosciuto il mio ragazzo e per seguire il mio amore sono tornata in Italia, ma non nella mia città, in un'altra regione. E' bellissima ma io non mi ci trovo bene, è tanto diversa dal contesto a cui ero abituata, e poi qui non conosco nessuno... insomma mi sento straniera in patria! :(

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Si elemosinano commenti da chi ha un briciolo di tempo in piu'

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